30 gennaio 2009

UNA BELLA INAUGURAZIONE E DUE NUOVI AMICI

Ieri sera inaugurazione di ben tre personali alla galleria Giò Marconi in via Tadino (http://www.giomarconi.com/), con i soliti noti frequentatori di vernissages: giovanotti languidi, generalmente accoppiati, belle fanciulle con le labbra tumide a forma di cuore, vestitini alla Betty Boop e zatteroni ai piedi, radical-chic finto-trasandati, signore datate non ancora guarite dall'ansia di presenzialismo ed esibizionismo, qualche autentico intellettuale veramente sgarrupato e come degno contorno, la solita coppia Cicì e Bubù: artista noto, anche lui datato e con parrucchino o capelli vistosamente tinti, + artista datato non noto, e non ancora rassegnatosi alla mancata notorietà e al mancato successo, che si fa vedere vicino al grosso nome spacciandosi per suo fraterno amico mentre in cuor suo lo brucerebbe per l'invidia. Il ben noto circo degli aficionados ieri sera è convenuto da Giò Marconi per vedere i nuovi lavori di Wade Guyton, artista digitale astratto classe 1972, Catherine Sullivan, videoartista, e Vibeke Tandberg, anche lei in mostra con una video-fotoinstallazione.
Qui sopra potete vedere alcune immagini del loro lavoro.
Le tele digitali di Guyton non mi sono piaciute, le ho trovate rigide e per niente comunicative, nonostante la presenza di elementi volutamente "sporchi" nella perfezione della forma geometrica e della riproduzione digitale.
Invece è senz'altro interessante, ma molto molto difficile per me, soprattutto ad un primo impatto senza previa preparazione, il lavoro a sfondo sociologico della Sullivan: un'installazione distribuita su due stanze e articolata in due proiezioni, un video a colori che consiste nella riproduzione di quello che pare un vecchio filmino di vita familiare, forse una festa di matrimonio in un giardino negli anni '60/'70, e tre schermi sui quali invece vengono trasmessi degli sketches in bianco e nero recitati da attori professionisti, in un clima fra il surreale-grottesco, l'espressionista e anche, direi, non privo di qualche lontana reminiscenza di teatro grotowskiano e kantoriano. Nel comunicato stampa si legge che la ricerca della Sullivan si concentra molto sull'analisi del sociale e dei suoi cambiamenti, ma è chiaro che per capirci qualcosa di più dovrò documentarmi per bene.
Infine abbiamo visto un lavoro anch'esso molto articolato e sperimentale della Tandberg, che era presente, organizzato in esposizione di fotografie di medio-grande formato + proiezione a parete di un filmato in cui l'artista stessa scrive ripetutamente su un foglio delle frasi che progressivamente modifica alterando lettere e sillabe nelle parole che le compongono. La proiezione era ovviamente collegata, nei suoi contenuti e nel suo messaggio, alle fotografie, che però mi hanno colpito di più e indipendentemente dal significato complessivo dell'opera. Ritraggono persone il cui volto viene trasformato in teschio o deformato orribilmente attraverso fotomontaggi ed elaborazioni digitali, facendone così delle creature deformi e spaventose che sembrano discendere dritte dritte dalla maschera sconvolta dell'Urlo di Munch.
Anche questo, quindi, un lavoro molto teso e drammatico, apparentato per sensibilità e tematiche a quello della Sullivan.
Usciti dalla galleria, ci siamo avviati per tornare a casa, e siamo passati davanti alla piccola libreria L'Atalante di via Tadino (http://www.atalante.it/), risolvendoci finalmente ad entrare.
E così abbiamo scoperto i suoi proprietari, Paolo e Vilma, che subito ci sono parsi due tipi interessanti e senz'altro fuori dal coro! Lui appassionato di jazz (ha scritto anche una breve storia del jazz edita anni fa da Bruno Mondadori) e cinema, lei sorridente e affabile, entusiasta e desiderosa di vivere fuori dall'ordinarietà e dall'ovvietà.
Senza indugi gli abbiamo proposto una cenetta etnica, e siamo convinti che ci siano delle buone premesse per una nuova e stimolante amicizia...
Laura

25 gennaio 2009

UN MONDO INQUIETANTE DI FANTASIA SFRENATA

Cristiano mi ha pescato fra i libri del mercatino dell'usato di Sesto un vero gioiello, Hallelujah Anyway dell'illustratore matto Patrick Woodroffe, che mi ha folgorato.
Ho scoperto che ha un sito ufficiale, http://www.patrickwoodroffe-world.com/index.htm, e ho trovato un sacco di immagini dei suoi lavori in Google. Fra l'altro ha un grandissimo successo ed espone frequentemente in vari Paesi, spesso in luoghi di particolare suggestione, e conta diversi appassionati ed estimatori nel mondo del web e dei blog.
La sua è un'arte da grandissimo, direi geniale illustratore, che ci introduce in mondi paralleli ed invisibili ad occhi umani non dotati della luce della fantasia più sbrigliata e della più grande sensibilità per il mondo della natura.
Da sfondi spesso creati utilizzando la fotografia di dettagli naturali, fiori, piante, sabbia, terra, acqua, e poi elaborati con diverse tecniche dell'illustrazione, del disegno e della pittura, emergono figurine delicate, e nello stesso tempo mostruose e inquietanti: sirenette, ninfe, strane creature metà fauno metà pesce o ramarro, serpenti marini, mucche volanti, minuscoli folletti e gnomi che vanno alla ventura, alla scoperta di mondi remoti e universi impossibili su imbarcazioni fatte di gusci di noce, con vele di piume, motori pieni di misteriosi e complicati ingranaggi, stendardi al vento come è d'obbligo per le imbarcazioni di ogni esploratore che si rispetti.
E' un mondo di squame, gocce d'acqua, bolle di sapone, specchi iridescenti, un mondo tutto alla rovescia, a metà strada fra realtà e sogno.
Ci sono una quantità di riferimenti anche molto colti alla poesia medievale, a tutta una letteratura esoterica, fatta di formule magiche, indovinelli, criptici aforismi e segreti per iniziati ai mondi paralleli, che è realmente esistita specialmente in alcune epoche storiche e ha spesso affascinato e attratto gli artisti, fino ai nostri giorni.
Non si può non sognare di chiudere gli occhi e, il libro sulle ginocchia, saltare dentro una delle sue illustrazioni e partire per un viaggio fantastico dentro questo mondo di mostruose e delicate miniature.
Guardate che meraviglia!!!
Laura

23 gennaio 2009

HO SCOPERTO UN PICCOLO-GRANDE EROE

Mi sono imbattuta in un nuovo, piccolo libro assolutamente DELIZIOSO!
E' Firmino, di Sam Savage, un tipo bizzarro che per tutta la vita ha avuto il pallino dei libri, della lettura e della scrittura, e ha sognato di scrivere il suo capolavoro facendo nel frattempo mille mestieri.
E' arrivato alla fine a scrivere questo libretto, pubblicato inizialmente in America da una piccola casa editrice e stampato in non più di mille copie, poi diventato un grandissimo successo editoriale.
Il suo eroe è un tenerissimo personaggio, un perdente di cui ci si innamora, sicuramente fortemente autobiografico: Firmino, appunto, un topo bibliofilo che scopre un folle amore per i libri, ma anche per il vasto mondo, gli uomini - di cui saggia e conosce la pietà e la crudeltà, la bellezza e lo squallore - le donne, di cui diventa grandissimo ed estasiato estimatore, venendo alla luce nella soffitta di un negozio di libri che si trova in un vecchio quartiere di Boston destinato ad essere ben presto travolto dal "nuovo che avanza".
Firmino nasce in una nidiata numerosa, da una mamma sballata e sempre un po' sbronza che un giorno non tornerà più a casa dalle sue scorribande, e deve subito lottare con i suoi nerboruti fratelli per avere accesso alle tette materne e potersi nutrire. Lui infatti è decisamente diverso dagli altri: piccoletto, fragile, ma con la testa grossa e piena di bitorzoli che secondo lui stanno a dimostrare patentemente quali sono i tratti fondamentali del suo carattere e della sua personalità, come spiega un testo di anatomia e psicologia che più volte egli cita sia parlando di se stesso, sia descrivendo lo zuccone di Norman.
Norman è il proprietario della libreria stracolma di libri, "il primo essere umano che io abbia amato", dice Firmino, che lo spia dalle postazioni strategiche che ha individuato all'interno del negozio imparando a conoscerne ogni angolo e recesso e soprattutto ogni libro, prima avidamente divorato, poi altrettanto avidamente letto.
Non mi addentro nella trama del libro per non raccontarne troppi dettagli, ma mi soffermo sul suo protagonista perchè veramente sarebbe, se esistesse, da travolgere di baci.
A parte il fatto che mi ricorda moltissimo Ronnie, il mio amato criceto, c'è tutto in Firmino perchè non si possa far altro che amarlo a dismisura: è un sensibilone, imbranato, romantico e sognatore, ben consapevole della propria assoluta "diversità", che talvolta lo rende fiero sostenitore di se stesso, talvolta lo fa sentire disperatamente solo, brutto e triste.
Ma anche quando ci parla della sua disperazione, non lo fa mai con accenti patetici, ma piuttosto malinconici, e col distacco di una grande intelligenza che gli dà una grande lucidità di fronte a se stesso, alle cose degli uomini, della vita e del mondo.
E' un topo molto saggio ed equilibrato, nonostante i suoi slanci passionali, la forte e sensibile partecipazione ai momenti belli e brutti della vita altrui, o i momenti di apatia per la bruttezza e cattiveria del mondo che si accanisce contro di lui ed è pieno di trappole mortali; come quando viene assalito dalla tristezza e si sdraia nella sua soffitta, polverosa ma tiepida e accogliente, dove è rimasto solo dopo che i fratelli se ne sono andati per il mondo incontro alle loro sorti, e sprofonda meditabondo nella composizione della sua Ode alla Notte "guardandosi le dita dei piedi".
Chi di noi non ha avuto voglia, ogni tanto, di starsene lungo e tirato nel letto a rimuginare sui mali del mondo e sui propri dispiaceri, "guardandosi le dita dei piedi"?
Lo trovo fantastico!
A parte poi gli aspetti più legati al personaggio, la bellezza del libro sta anche nella sua capacità di affrontare molti temi importanti, ma sempre all'insegna di una malinconica leggerezza che non potrebbe essere più distante dalla prosopopea e dalla pedanteria.
Sono a poco più di metà del libro e anche io lo sto divorando, come Firmino divora le sue letture, augurandomi che non si vada incontro a un finale triste... perchè mi sono innamorata di questo dolcissimo topo e non sopporterei di vederlo finire male...
Firmino, sei tutti noi! (O quantomeno sei sicuramente me!)
Laura

20 gennaio 2009

WELCOME MR. PRESIDENT!!!


Ed ecco oggi Barack Obama entrare definitivamente nella Storia con il suo insediamento alla Casa Bianca. Al di là di quanto nel concreto quest'uomo vorrà, o potrà, o saprà davvero fare, resta e sempre resterà nell'immaginario collettivo degli uomini di tutte le razze e le etnie il primo uomo di colore ad arrivare alla presidenza degli Stati Uniti; il simbolo di una minoranza che finalmente ha voce in capitolo.
Questo mi fa un immenso piacere per la comunità afroamericana e per tutti i neri del mondo.
In generale, poi, devo dire che mi ispira maggiore fiducia di altri; mi pare, a guardarlo, più pulito, più sincero, più aperto nel sorriso e nello sguardo, più diretto.
Mi sembra veramente incarnare qualcosa di nuovo, giovane, diverso, il che sembra indispensabile per affrontare quello che attende quel Paese e, di riflesso, anche la nostra realtà. Certo il neoeletto non ha di fronte a sè un compito semplice. La responsabilità, per quanto ovviamente condivisa, è enorme.
Ci aspettano un po' dovunque anni presumibilmente difficili, che senz'altro in questo nostro povero, disastrato Paesucolo, contro cui giustamente tuonava Pier Paolo Pasolini nelle sue sacrosante invettive, non abbiamo le forze e gli strumenti politici e sociali per affrontare con coscienza, vigore, intelligenza.
Per cui mi aggrappo alla speranza in un vento di novità che potrebbe arrivare da oltreoceano e, per quanto non subito, cominciare a farsi sentire anche nel vecchio continente e persino in questa sua sperduta, e perduta, provincia.
Welcome, Mr. President!!!
Laura

19 gennaio 2009

RITORNO ALLA MUSICA - SECONDA PUNTATA

E rieccoci al lunedì...
Ma sono più che soddisfatta di come mi sono fatta fruttare questo fine settimana.
Sabato pomeriggio tre belle ore di studio ben condotto, prima riprendendo Haendel dalla scorsa settimana, ma con calma, metodo e scioltezza, poi dandomi alla lettura di altri brani (MERAVIGLIOSI!!!!!!!) sempre dalle Suites di Haendel, quindi passando a Mendelssohn e infine chiudendo in bellezza con Brahms, che però ho solo fatto in tempo a leggiucchiare velocemente, ma va ripreso per benino.
Ieri invece giro per librerie musicali: le Messaggerie, dove non mettevo piede da SECOLI, e Ricordi in Galleria, che resta ancora la risorsa migliore per chi abbia bisogno di spartiti o voglia curiosare nei CD (naturalmente senza contare la miniera per cultori della Bottega Discantica, che resta il top del top).
Mi sono dimenticata dell'orologio frugando nella musica, ho scovato una bella raccolta di celebri motivi jazz o leggeri degli anni Cinquanta, e mi sono fatta venire delle idee per scaricare un po' di spartiti con e-mule, che poi alla sera ho in buona parte trovato e in quattro e quattr'otto sono nelle mie mani, senza spesa!!! Grande e-mule!!!
Non voglio parlare troppo forte, incrocio le dita e faccio mille altri scongiuri, ma questa volta forse sono davvero sulla buona strada per fare pace con il pianoforte...
SPERIAMO, SPERIAMO!!!
Laura

16 gennaio 2009

E' VENERDI'!!!

Ancora solo un paio d'ore, e poi scatta il week end!
Non è un periodo di particolare sovraccarico lavorativo, però tra una cosuccia e l'altra c'è sempre da fare... tutto quel che nei periodi tragici si lascia da parte per riprenderlo in momenti migliori: archiviazione, riordino di carte e cartacce, pulizia della posta elettronica, corrispondenza spicciola ecc. ecc.
E quindi c'è il desiderio di ritagliarsi del tempo per sè. Penso che domani suonerò ancora, riprendendo il pezzo nuovo di Haendel che ho cominciato a studiare. E ancora non ho visto con calma le foto fatte da Cristiano a Parigi, che attendono la mia solita sistemata.
Ho anche voglia di vedere un qualche bel film... mi piacerebbe Australia, con il nuovo divo superfico Hugh Jackman, ma figurati se Cristiano si spara il polpettone... ci andrò con la mamma, la compagna ideale per il genere.
Senz'altro non mi voglio perdere Milk, con Sean Penn, che però credo debba ancora uscire. Stamattina ho comprato Vanity Fair, un numero insolitamente interessante, e fra le altre cose c'è anche un'intervista a Penn che parla principalmente del film. Deve essere una bella storia, non sapevo niente di questo personaggio e mi è spiaciuto leggere che è finito ammazzato dal rivale politico omofobo contro il quale si batteva, difendendo la causa degli omosessuali negli anni Settanta come consigliere comunale a San Francisco.
Bellissimo anche l'ultimo che abbiamo visto, L'ospite inatteso. La storia realistica, ben recitata e triste ma anche piena di delicatezza e speranza, di un professore universitario, vedovo di una musicista, che fa un incontro del tutto inaspettato con una giovane coppia di immigrati clandestini a New York, lui siriano, lei senegalese, che rivoluzioneranno la sua vita in stato di impasse interiore.
Insomma, c'è in giro del buon cinema per immergersi in storie e vite parallele a quella reale.
Buon fine settimana!
Laura

13 gennaio 2009

LA FRASE DEL GIORNO (TROVATA SUL BLOG http://sherriescreativecorner.blogspot.com/)


"The desire to create is one of the deepest yearnings of the human soul.
No matter our talents, education, backgrounds, or abilities, we each have an inherent wish to create something that did not exist before"

Dieter F. Uchtdorf

11 gennaio 2009

RITORNO ALLA MUSICA

Oggi ho suonato, dopo un sacco di tempo.
Ho finito solo mezz'ora fa, e sono stata al pianoforte quasi cinque ore! Sono stanchissima, dopo tanto tempo senza suonare la concentrazione è difficile da mantenere, ma le dita ci sono ancora.
E devo dire che per essere stata ferma così a lungo, non potevo pretendere di più e di meglio di quel che è venuto fuori.
Ho cominciato con Haendel; prima ho ripreso un paio di brani dalle Suites per tastiera già letti tempo fa, e poi ne ho cominciato uno nuovo, su cui all'inizio viaggiavo bene, poi mi sono intestardita e stavo per entrare nei miei soliti malefici trip, allora ho interrotto e mi sono spostata su Mendelssohn per distrarmi. Ho ripreso quel terribile Preludio che si porta spesso all'ottavo, ma solo una lettura molto molto lenta, prima a mani separate più volte e poi unite.
Poi ho ripreso Haendel, che ha funzionato meglio, anzi, direi che sono già arrivata a un primo livello di buona esecuzione, a un tempo sostenuto che è praticamente quello definitivo. Ho concluso con il mio amato Bach, uno dei soliti corali trascritti da Busoni, che per me hanno il valore e il significato di una vera e propria preghiera, un momento di riflessione sempre commovente, che spesso accompagno con il canto.
E così ho concluso.
Ho rinunciato a uscire, ma tutto sommato sono contenta così, anche per la spontaneità con cui mi sono avvicinata al pianoforte.
E mi sono ben disposta alla nuova settimana.
Laura

8 gennaio 2009

Oggi non sono di buon umore. Non è che sia nemmeno di umore cattivo, ma forse questo non essere niente di preciso è anche peggio.
E' come trovarsi in un limbo, in una dimensione di perenne e perennemente insoddisfatta attesa di qualcosa, di qualche accadimento speciale, di qualche svolta, di qualche... smagliatura nella rete, come diceva Montale: il varco, la via d'uscita che ci permette di sfuggire all'uggiosità del quotidiano, ai gesti ogni giorno uguali, alle stesse azioni compiute alla stessa ora, alle giornate scandite dalla stessa, precisa, identica e stanca ritualità.
Mi dico e mi ripeto che probabilmente la vita è questa, e ho sbagliato io a farmene un'idea di eccezionalità che non aveva concrete ragion d'essere. La vita è questo incedere lento, eppure travolgente dei giorni, nella loro ripetitività, e quindi la grande sfida è quella di saperla rendere COMUNQUE interessante, COMUNQUE degna, COMUNQUE stimolante, perchè non ti si dà così, ma LA DEVI RENDERE così, NONOSTANTE.
NONOSTANTE il lavoro sempre uguale.
NONOSTANTE la mancanza di amicizie.
NONOSTANTE il silenzio, la chiusura, l'assenza, l'egoismo altrui.
NONOSTANTE la piattezza dei paesaggi e i panorami sempre uguali (e brutti) che ci circondano.
NONOSTANTE la previdibilità delle situazioni, la scontatezza, la banalità.
NONOSTANTE.
Ecco, io non so se sono così capace di vivere NONOSTANTE.
Non pensavo che sarebbe stato necessario, e mi sento francamente un po' sguarnita, un po' priva di strumenti e di armi per affrontare questo modo di vivere. E da molto tempo la fantasia e la creatività, che sicuramente sono la risposta, il varco, la via d'uscita, non mi vengono più in soccorso come quando ero piccola, o più giovane.
Comincio a capire intimamente come tanti artisti del nostro tempo, dei "tempi moderni" a partire dal '900, si siano sentiti colpiti, disturbati da questa forma di disagio di fronte alla vita.
Ma sicuramente la risposta non è cercare l'eccezionalità nel vivere di tutti i giorni, perchè è una ricerca destinata al fallimento.
Il mio piccolo avvenimento di oggi è la ripresa delle mie lezioni di yoga.
Mi impigrisce l'idea di prendere la macchina con le strade piene di paciugo lasciate dalla neve di ieri, ma sono sicura che poi, come sempre, sarà contenta di essere andata.
E ne ho anche molto bisogno, dopo quasi un mese di pausa.
Laura

5 gennaio 2009

FOTO DELLA FESTA DI NATALE GARRETTI ASSOCIATI




Oggi sono tornata al lavoro, e ho visto le fotografie scattate la sera della festa di Natale Garretti Associati all'Harbour Club.
Eccoci qua, le gallinelle Garretti!
Io (la bionda), Teresa (la mora), Valeria (la rossa, new entry dello Studio).
Naturalmente sono solo tre delle tante, ma ho fatto una selezione di quelle in cui avevo un faccino presentabile!

31 dicembre 2008

ED ECCOCI ALLE PORTE DEL 2009


Et voilà!
Andati a Parigi, tornati da Parigi... le cose veramente durano il tempo di un respiro...
La Ville Lumière è sempre bella, sempre scintillante, sempre charmant. Certo sarebbe stato meglio godersela non avvolta dai fumi della febbre da Australiana, ma vabbè...
Ed ora,
PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO
(pochi, ma sostanziosi)
- prendere la vita così com'è, per quel che di buono mi dà (tanto, a ben vedere...)
- cercare di accettare tutte le possibili e immaginabili diversità che mi vengono incontro (o mi si mettono di traverso) e che di solito mi risultano così... indigeste; riconoscere i segni di apertura e ricerca di dialogo nell'altro, acuire i sensi per cogliere i segnali dell'altro
- essere tendenzialmente più generosa e riconoscente con me stessa per quel che sono e faccio
- darmi continuamente stimoli e slancio verso il futuro, il nuovo, i cambiamenti; non pensare MAI che tutto sia finito, non sentirmi MAI arrivata a un capolinea irreversibile
E naturalmente anche
DESIDERI PER L'ANNO NUOVO
(ancor meno, ma ancor più sostanziosi)
- serenità ed equilibrio interiori
- salute (per me, si intende, ma anche per i miei cari)
BUON SAN SILVESTRO E BUON 2009 A TUTTI!
Laura

25 dicembre 2008

MERRY CHRISTMAS!!!


Buon Natale a me,
che me lo sono davvero guadagnato...

Buon Natale ai miei cari,
che non mi abbandonano un solo attimo...

Buon Natale a Cristiano,
la mia felicità...

Buon Natale a quelli simpatici,
ma anche a quelli che proprio non li sopporto...

Buon Natale a chi non conosco,
soprattutto se, purtroppo, non ha motivi per festeggiare...

Buon Natale a vicini e lontani...

E che la Speranza sia con noi, e dentro di noi, sempre.

7 dicembre 2008

BUON SANT'AMBROGIO A TUTTI!


E anche quest'anno siamo al ponte dell'Immacolata, e Natale si avvicina a grandi passi...
Tre bei giorni di riposo, cazzeggio e qualche regalino.
Di solito in questi giorni preparo anche albero e presepe, quest'anno invece mi sono portata avanti prima. Con l'albero ho voluto fare qualcosa di nuovo, per cui ho puntato tutto su blu e argento, poi mi sono resa conto che era bello ma un po' freddino, più da vetrina di negozio che da casa, e ho aggiunto qualche pallina dorata, di quelle piccole. Ho ottenuto un effetto più caldo, senza tradire lo stile sobrio che volevo ottenere.
Sotto la base ho messo la carta a cielo stellato da presepe, e ho fatto un po' di spazio per le statuine, che quindi vengono a poggiare sul cielo anzichè sulla terra. Mi pare una cosa carina, un po' originale e sognante. Le statuine sono le solite di terracotta messicana, artigianali e davvero graziose, con dei bei visini dagli occhi grandi e dolci. Naturalmente il Bambinello manca, deve ancora arrivare.
Ieri bella giornata, siamo stati in centro e abbiamo visto che per fortuna quest'anno il Comune di Milano ci risparmia gli orridi addobbi da luna park schizofrenico dell'anno passato. Si è puntato su qualcosa di classico e semplice, solo qualche cascata di lampadine oro sulle finestre dei palazzi che si affacciano sulla piazza Duomo, della Galleria e degli edifici di piazza Scala, Palazzo Marino compreso. Le stesse lampadine oro anche sugli alberi intorno al monumento a Leonardo di fronte al teatro e sul grande abete in piazza Duomo. Non sarà il massimo dell'originalità, niente per esempio a che vedere con le belle luci d'artista di Torino, ma meglio così per carità...
L'unica cosa veramente inguardabile resta il megaschermo pubblicitario che ormai troneggia permanentemente fra il Duomo e l'Arengario. Una cosa terrificante...
Ma insomma, in compenso in via Mercanti c'erano le bancarelle, e poi siamo andati alla libreria Remainders di via Dante, dove abbiamo comprato un librone illustrato di ricette francesi per il nonno e un manuale del fai da te con la carta per la figlia del fratello di Cristiano. Cristiano ha visto anche un bel cofanetto su Andrea Zanzotto, che però gli ho sconsigliato di comprare, onde evitare di ritrovarsi con un doppione se per caso Gesù Bambino dovesse avere la stessa idea...
Certo che di libri meravigliosi ce ne sono sempre in quantità... veramente l'imbarazzo della scelta, e Dio sa se non mi sarei fatta qualche regalo, ma l'austerity quest'anno è veramente più che mai d'obbligo.
Oggi invece giornata casalinga, e da fare non me ne mancava certo... ho anche fatto i pacchettini delle cose comprate ieri.
Domani è già in programma la fiera degli Oh bej Oh bej, con il papà e la mamma. Un appuntamento fisso di tutti gli anni, che mi fa sempre contenta.
E per fortuna il lavoro in queste giornate in famiglia non diventa che un puntino invisibile, lontano lontano nei pensieri.
Laura

1 dicembre 2008

UN SABATO A FIRENZE TRA JORGE EIELSON E RINASCIMENTO

Sabato siamo scappati da una Milano più piovosa, umida e triste che mai per passarci una bella giornata a Firenze, dove abbiamo simbolicamente ritrovato Jorge Eielson, grande artista peruviano che Cristiano ha avuto la fortuna di frequentare amichevolmente nei suoi ultimi anni di vita milanese. L'occasione è stata una bella mostra inaugurata a Palazzo Vecchio grazie al neonato Centro Studi Eielson, creato dalla studiosa di letteratura ispano-americana Martha Canfield.
La Canfield è stata a sua volta grande amica di Eielson, è ora l'erede dei suoi lasciti artistici e vuole fare della fondazione fiorentina un centro studi dedicato alla cultura sudamericana in generale.
Padrino della settimana di manifestazioni e convegni che hanno preceduto l'inaugurazione di sabato mattina è stato, non a caso, Mario Vargas Llosa.
E' stato anche realizzato un bel catalogo, occasione e pretesto per un lavoro di ricatalogazione delle opere di Eielson, e anche per creare una raccolta di testimonianze e omaggi artistici di amici e conoscenti che hanno gravitato intorno a lui.
Fra questi anche Cristiano, che ha avuto la soddisfazione di vedere pubblicato il suo ritratto Jorge in Sardegna, terminato poco tempo dopo la sua scomparsa. Una bella riproduzione, fra l'altro molto fedele nei colori all'originale. Il quadro ve lo mostro qui sopra, vedete come la pittura di Cristiano oscilli fra dimensione figurativa e astratta, realistica e surreale, per cui il ritratto di Jorge da un lato ne ricorda davvero la fisionomia, dall'altro lo proietta in un mondo di fantasia e bizzarri frammenti colorati, fluttuanti in uno sfondo nero senza profondità.
Di Firenze avevo un vago ricordo dai tempi della gita scolastica (!!!), e quindi l'ho rivista (anzi, si può dire, l'ho vista per la prima volta) molto volentieri, benchè anche lì la giornata fosse burrascosa. C'era però un MAGNIFICO cielo plumbeo, con schiarite a tratti, che ha splendidamente reso nelle fotografie, di cui vi do un saggio (è uno scatto di Cristiano che secondo me è la foto in assoluto più bella e suggestiva della giornata).
Dopo la recente visita di lavoro alla Biennale di Venezia, a breve distanza di tempo mi sono trovata in un'altra delle nostre città d'arte, e devo dire che veramente la loro bellezza e suggestione sono ancora forti, e uniche. E lo dico dopo le sorprese e le emozioni che, pure, gli Stati Uniti ci hanno riservato quest'estate. Ma è l'aria che si respira in queste nostre città, sono le voci, le evocazioni, i colori e la luce del cielo del tutto particolare ciò che ancora può giustificare, e anzi rendere unico, credo, il "voyage en Italie". Questo davvero potrebbe essere un Paese unico al mondo, se non fosse così abbruttito dal baratro di sottocultura in cui è precipitata la sua gente.
E pensare che basta guardare allo scatto dei muscoli del Perseo di Cellini, ai suoi piedi la raccapricciante testa mozza della Medusa, o le incredibile torsioni del gruppo del Ratto delle Sabine del Giambologna sotto la loggia dei Lanzi, accostati alle testimonianze scultoree della romanità allineate in una enigmatica teoria contro la parete di fondo della loggia, per sentirsi di nuovo, in un attimo, trasportati indietro di secoli, e capire cosa potè significare vivere in questo Paese per chi aveva allora il privilegio di circondarsi di arte, bellezza e cultura.
Laura

26 novembre 2008

DOPO UN SECOLO, REDIVIVA...

Avrei voluto portare avanti questo reportage sul viaggio in America, ma sono stata del tutto travolta dagli eventi, anche interiori...
E quindi il progettino post-vacanze è andato un po' a farsi benedire, ma vorrei riprenderlo caricando ancora qualche foto fra le più significative e raccontando delle mille cose fatte e viste.
Certo qui è tutt'un'altra musica, e davvero bisogna sforzarsi molto per tenere vivo il ricordo delle belle esperienze che si ha la fortuna di fare... Chicago mi sembra già lontana anni luce, e in compenso Natale, Dio Santo, è già di nuovo alle porte.
Devo dire, non mi sento molto in vena di luminarie. L'atmosfera personale e generale è piuttosto plumbea, e molto probabilmente (ma non mi sento di esserne sicura al cento per cento, perchè i miei connazionali quando si tratta di sperperare soldi in stronzate consumistiche sono davvero in prima linea) sarà un Natale in austerity. Non che mi pesi o mi dispiaccia, siamo talmente pieni di cose, di oggetti... è senza dubbio altro ciò di cui avremmo un gran bisogno, a queste latitudini...
Per cui insomma sarò solo contenta di trascorrere il 25 in famiglia, come da tradizione, e poi volare via per quattro minuscoli giorni di respiro e svago, che SPERO di essere in grado psicologicamente di godermi, e di non buttare al vento... SAREBBE UN VERO DELITTO!
PARIGI CI ASPETTA, PER I NOSTRI DIECI ANNI INSIEME!!! Quest'avventura umana e d'amore con Cristiano è per me pienezza, sollievo, senso del vivere. E' un grande regalo che la vita mi ha fatto, nonostante i nostri momenti difficili.
Che voglia di stare finalmente un po' bene... ci riuscirò?
Laura

3 settembre 2008

DIARIO AMERICANO - SECONDA PUNTATA




Travolta dagli eventi della ripresa autunnale, non riesco a mettermi molto spesso sul blog.
Ma urge proseguire con il mio diario di bordo, cosa utile anche per ricostruire e rivisitare piano piano le tappe del nostro viaggio.
Che come tutti viaggi, è stato anche un cammino dentro noi stessi, una possibilità nuova e diversa di contatto con tante dimensioni interiori ed esterne.
Devo dire che dopo la prima sera a Chicago, emozionante, e il primo giorno in città subito molto intenso, che già vi ho descritto, i tre giorni trascorsi sul lago Michigan ospiti di Annamaria sono stati un vero toccasana psicofisico; davvero il meglio a cui potessimo aspirare per guarire dallo stress di un anno lavorativo milanese e da un continuo feedback negativo mente-corpo.
I grandi spazi verdi, la luce, le acque del lago - immenso, quasi un mare - i rumori e i suoni di una natura ancora pressochè incontaminata e molto vicina all'Uomo, che emergono soprattutto dal buio della sera e della notte schiarito solo dalla luce delle stelle; ma anche i bei "paesaggi" umani e sociali, le cose buone da mangiare e la caldissima ospitalità di cui abbiamo goduto, ci hanno avvolti con un incredibile fascino e la forza del loro essere per noi un'assoluta novità.
C'è stato il tempo per scoprire persone carine fino a pochi giorni prima sconosciute: è avvenuto uno scambio di idee, di storie vecchie e nuove, di ieri e di oggi, di curiosità, di conoscenze culinarie, e anche di piccoli, affettuosi regalini.
Dalla mamma di Annamaria abbiamo ricevuto: io un orologio simile a quello che avevo apprezzato al suo polso, Cristiano una T-shirt, particolarmente gradita anche per il fatto di poter sfoggiare qualcosa di più carino delle tristi magliette portate dall'Italia, effettivamente non il meglio del suo guardaroba!
La casa di Annamaria è un ottimo, riuscitissimo esempio di cottage arredato secondo un gusto semplice e fine: tinte chiare, fra il bianco e varie sfumature del verde salvia, poco mobilio, spesso proveniente dai mercatini locali dell'usato, fra stile contadino e modernariato alla Eames, oggetti e quadri che parlano dell'attenzione della padrona di casa al bello delle piccole cose. La dimostrazione che è possibile conciliare armoniosamente il meglio dell'interior design "american country" e lo stile della casa di campagna all'europea, qui fusi in pochi metri quadri distribuiti su un unico piano, sfruttati in maniera intelligente e funzionale.
Più tradizionali in senso americano, sono tuttavia nel loro genere assolutamente deliziose, e per nulla kitsch, anche le case della mamma e della sorella di Annamaria; nel giardino di sua sorella abbiamo fatto una buona colazione il lunedì mattina 18 agosto, con uno splendido sole e dolci americani, seguendo le avventure di due grossi ragni in mezzo a delle aiuole spettacolari, di cui nelle foto qui sopra vi mostro qualche angolo.
Insomma, un angolo di pace e serenità campestre che per noi e per il tipo di vita che si conduce abitualmente sono diventati quasi miraggi lontani.
Ci siamo letteralmente scatenati nei locali, paradisiaci mercatini dell'usato, veramente eccezionali per quantità e varietà degli articoli, molto diversi dai nostri e quindi per noi molto curiosi. In alcuni casi ci siamo veramente mangiati le mani di non poter comprare oggetti favolosi che sarebbe stato un problema portare a casa. Vere rarità a prezzi stracciatissimi!!!
Il martedì 19 sera siamo tornati a Chicago, e abbiamo cenato a casa di Annamaria e di suo marito Luigi: una gigantesca pizza da asporto con cipolle e salsiccia (niente affatto male!!!) in compagnia della cagnetta Sofia, molto dolce e tranquilla. Dopo cena siamo andati a vedere il laboratorio di oreficeria di Annamaria, una cosa interessante perchè non avevamo mai visto nemmeno in Italia un studio di questo tipo.
Dal mercoledì 20 eravamo di nuovo in pista per nuove avventure cittadine.
Laura

25 agosto 2008

DIARIO AMERICANO - PRIMA PUNTATA

And so... here we are... quasi non abbiamo fatto in tempo a renderci conto di essere nel Nuovo Mondo, e già è ora di tornare... Però mi sembra di essere stata qui un mese, anzichè pochi giorni, tante sono le cose che abbiamo visto e fatto, e tante sono state le scoperte, e tanti gli incontri.Abbiamo avuto la possibilità di conoscere quest'angolo d'America "dall'interno", sbirciando nelle case e nella vita di diverse persone che abitano qui, e che hanno storie e modi di vivere fra loro molto diversi: Luigi, italo-americano che si è "fatto da sè" vent'anni fa, sposato ad Annamaria, italiana d'origine ma nata in America; persone ormai anziane che hanno però vissuto esperienze giovanili in Italia e le hanno ricordate con emozione; giovani di diverse origini, fra cui una coppia di messicani nostri coetanei - Salvador, avvocato, spesso coinvolto in cause civili a difesa di persone in difficoltà, e Mayra, insegnante - e poi Nick e Ted, il primo pure messicano, il secondo di origine russa, che lavorano come camerieri in uno dei più lussuosi alberghi - ristorante di Chicago.
Un po' di tutto, insomma, perchè l'America è davvero un Paese dove di tutto si può vedere, conoscere, incontrare... teste diverse, culture diverse, e appunto diversi stili di vita.
C'è spazio per tutti, e un buon livello-base di qualità della vita è garantito a buona parte della popolazione, almeno nelle grandi e ricche città come questa. Law & Order, e puoi vivere piuttosto bene; soprattutto puoi vivere secondo il tuo stile di vita, le tue convinzioni, le tue idee, i tuoi credo, e nessuno sindaca, nessuno ti rompe le palle, non c'è un gregge a cui per forza aggregarsi, non c'è una massa che vive in un modo solo sperando sempre di poter diventare come si vede in televisione. Che, pure, da queste parti non si può non dire presente.L'impressione che qui, e DA qui, si ha dell'Italia, è quella di un Paese piccolo piccolo; un Paese arretrato e lontanissimo, certo bello da vedere, da visitare e scoprire, unico per le sue bellezze artistiche e naturali e la buona cucina, ma per tutto il resto ben poco interessante.In generale, comunque, le immense ricchezze di cui ancora può largamente godere hanno abituato questa gente a sentirsi forte, e decisamente autosufficiente.
Del resto, quando si vive in una città come Chicago si ha davvero molto a disposizione. La tranquillità economica, e poi tante cose che elevano la qualità della vita, al di là del lavoro che si svolge: spazi verdi e un lago meraviglioso, vastissimo, quasi un mare; cultura, musica, arte, eventi alla portata di tutte le tasche, anzi spesso gratuiti e di livello buono, quando non eccellente; grandi spazi per vivere bene senza arrecare disturbo agli altri, strade ampie dove può diventare un piacere anche andare in macchina, e una squisita gentilezza che va di pari passo con un'attenzione per noi - purtroppo - sorprendente per ciò che è di pubblica proprietà e utilità.
Certo, il Paradiso non esiste nemmeno qui. Le contraddizioni ci sono, e a volte sono forti, il futuro politico del Paese in questo momento non è chiaro perchè Obama e McCain sono più o meno in pari e l'elettorato è incerto, il problema dell'immigrazione aumenta e preme sull'economia con effetti pesanti, le sacche di povertà continuano ad esistere. E i più consapevoli sono preoccupati, perchè sanno che le risorse non saranno infinite nemmeno qui, e a livello internazionale i colossi orientali daranno del filo da torcere, portando verso nuovi assetti ancora tutti da sperimentare e che per adesso risultano difficili da prevedere.

Ma dall'osservatorio di un turista tutto questo è solo un'eco lontana in mezzo a un coro festoso e solenne di luci, colori, cieli sempre diversi, tramonti che si riflettono sulle acque del lago popolato di barche e di vele, immensi palazzi di vetro e cristallo, grattacieli che paiono davvero bucare le nuvole e non finire mai, musica, vita, movimento, una mescolanza pulsante di etnie e, appunto, stili di vita, ideologie, culture, modi di vestire e di pettinarsi.

Siamo arrivati venerdì 15 agosto, e la sera stessa, ignorando il jet lag, siamo subito andati downtown a vedere lo spettacolo notturno della città. La prima scoperta è stata quella della metropolitana all'aperto, sospesa in mezzo ai grattacieli illuminati: l'elevator, come la chiamano qui, che ad un certo punto, giunta proprio in centro, abbandona il rettilineo e gira ad angolo quasi retto, seguendo l'itinerario del cosiddetto loop, l'anello che unisce le stazioni centrali, toccate da diverse linee. Abbiamo anche fatto in tempo a sentire una parte di concerto al Jay Pritzker Pavilion, il teatro di Frank Gehry al Millennium Park: un'orchestra e un coro giganteschi con un programma di cori celebri. Un po' americano nell'impostazione vagamente kitsch, però belle musiche, buona esecuzione, e soprattutto un luogo magico, spettacolare.
Il 16, primo giorno interamente trascorso in centro. Un assaggio della grande metropoli prima di partire per tre giorni di vita di campagna sul lago Michigan. Abbiamo cominciato con il Museum of Contemporary Art (MCA, http://www.mcachicago.org/), con una bella temporanea dedicata a Jeff Koons. Coniglietti di alluminio, specchi a forma di pecora, un vero e proprio monumento pop a Michael Jackson e le solite foto super porno dei bei tempi del matrimonio con Cicciolina; poi abbiamo visto anche alcune delle opere della collezione del museo, che a rotazione espone sempre una parte della collezione stessa.
Dopo, per renderci conto del volto della città, abbiamo fatto una boat trip che ci ha portati anche sul lago per godere dello spettacolo dello sky line; cielo un po' temporalesco, tante nuvole in movimento, luce quasi da tramonto, e questi incredibili edifici che sembrano fare a gara nel loro svettare verso l'alto. Fra i grattacieli visti dal fiume, quello di Mies van der Rohe e quello in costruzione voluto da Donald Trump. Fra l'altro, presto il panorama sulle rive del lago sarà arricchito da una nuova meravigliosa torre di Santiago Calatrava.Alla sera siamo stati nella zona del lungo-lago, il Navy Pier, pieno di ristoranti, attrazioni e luci, e abbiamo mangiato da Riva, un ristorante di origine italiana noto ai turisti; per essere americana, abbiamo mangiato un'ottima zuppa di pesce, ed è stato qui che abbiamo scoperto che da queste parti l'acqua con ghiaccio è gratis, e viene servita nuovamente non appena il tuo bicchiere è vuoto. Una piccola, ma interessante e significativa dimostrazione di civiltà.Dopo cena, fuochi d'artificio sulle acque del Michigan, i più belli che abbia mai visto.E così abbiamo chiuso gli occhi sulla nostra prima serata americana.Ma naturalmente il racconto è molto lungo, questo non è che il primo capitolo.Il resto, alla prossima puntata. Che vedrà la luce quando già saremo a casa.Passo e chiudo!
Laura

11 agosto 2008

CI SIAMO QUASI...

Mancano pochi giorni a Ferragosto, e alla nostra partenza per l'America.
Spero che questo viaggio porti una ventata di novità e di cose un po' diverse, anche se ovviamente molto dipenderà da come me lo vivrò.
Certo da qui non si desidera che scappare. Anno dopo anno, questa città nel tempo dell'estate diventa sempre più squallida e triste. La sua bruttezza, la sua mancanza di cultura, la sua sostanziale infelicità si manifestano con particolare crudezza, come se il vuoto delle strade arroventate permettesse loro di gonfiarsi a dismisura, di diventare delle specie di mostruosi blob che la invadono senza incontrare più l'ostacolo della folla, del traffico, del rumore.
Non sono un'amante della ressa in cui viviamo perennemente immersi e soffocati durante l'inverno; ma non riesco ad apprezzare, come altri, il vuoto delle strade e le serrande abbassate con il cartello del Chiuso per ferie.
E' pur vero che molte persone, a differenza degli anni scorsi, restano in città e in molti casi non smettono neanche di lavorare. Ma è la città che non sa adeguarsi a questi cambiamenti sociali importanti, che fra l'altro non sono nemmeno un segnale positivo perchè indicano che tanta gente non può più nemmeno permettersi un minimo di riposo. E se un tempo i negozi potevano anche rimanere chiusi quasi un mese intero, tanto ben pochi potevano averne bisogno, oggi come oggi queste serrande abbassate mi paiono anche un segno di egoismo e di indifferenza nei riguardi di chi rimane, di chi non può permettersi di spezzare la continuità della fatica lavorativa.
Il lavoro e il riposo sono entrambi diventati un lusso, laddove dovrebbero essere semplicemente dei diritti sociali acquisiti, distribuiti con equità e con la considerazione e il rispetto delle capacità di ognuno.
So perfettamente di non inventare nulla, anzi di scrivere delle grandi banalità. Ma constatare di vivere in un sistema ingiusto, squilibrato e incapace di rendere la gente non dico felice (dato che la ricerca e la conquista della felicità devono in parte rimanere un'utopia squisitamente individuale, da non demandare come uno scaricabarile alla società), ma almeno serena, in quanto garantita nei diritti fondamentali al lavoro, alla salute, e perchè no anche allo svago, non smette di indignarmi profondamente.
In questo posto non si può che lavorare.
Il lavoro diventa un formidabile anestetico rispetto alla solitudine, al vuoto, alla mancanza di dialogo con i propri simili, di un dialogo VERO, non di poche scemenze che ci si urla davanti a un beverone nel frastuono dell'happy hour, tanto per passare mezz'ora insieme dopo secoli che non ci si frequenta.
Forse sono io che sono incontentabile, che pretendo troppo, che avevo pensato che i rapporti umani fossero qualcosa di diverso.
Eppure mi sembra anche che le cose vadano di molto peggiorando, e che tanta gente viva lo stesso disagio.
Anche la fuga diventa difficile, perchè questo modello, fatto di rumore perenne, consumi voraci, corsa all'acquisto, pubblicità incessante, ossessiva, martellante, televisione monnezza, trionfo del trash, dell'orrore etico ed estetico, mostri edilizi e mancanza di spazio vitale, ormai viene esportato, deborda, esce dai confini delle città che non gli bastano più e invade e inquina e infetta anche i luoghi del silenzio, della natura, della pace e del riposo. E così le mete dei propri sogni diventano sempre più lontane, sempre più irraggiungibili, e si confondono con dei luoghi psichici, immaginari, diventano un luogo della salvezza morale e spirituale che non capisco più se stia fuori o dentro di noi.
Io veramente non avrei pensato di riuscire a vivere così male.
Ho pensato ingenuamente di poter vivere bene NONOSTANTE tutto questo, secondo I MIEI parametri, I MIEI principi, I MIEI valori; ma questa società ti emargina, ti isola, ti ignora se non riesce a cooptarti con la violenza, a comprarti, ad espugnarti. Ti corrompe oppure ti fa morire d'inedia.
L'unica salvezza resta una passione vera, profonda, indistruttibile, qualcosa che ti dà un senso al di là del lavoro, al di là dell'orrore del nulla. Chi ce l'ha, come Cristiano, è salvo.
Chi non ce l'ha, o l'ha persa per strada come si perde alle volte la fede, è perduto.
Io veramente mi sento spesso perduta.
Per questo mi auguravo, e torno ad augurarmi, di saper trarre qualcosa di psicologicamente buono dal viaggio che mi aspetta.
Laura

18 luglio 2008

PASSIONI AL LIMITE DELL'INCOMPRENSIBILE?

E' sconvolgente la notizia dell'altroieri dell'incidente mortale dell'alpinista Karl Unterkircher sui terribili ghiacciai del Nanga Parbat, in Pakistan. Leggo oggi che il Nanga è la settima montagna più alta del mondo e il suo nome significa "la montagna nuda", ma è nota anche come "la montagna mangiauomini", essendo già stata scenario di incidenti mortali per altri esploratori che avevano osato sfidarne le altitudini. Unterkircher era un alpinista di enorme esperienza e incredibile coraggio, che aveva già affrontato e vinto sfide incredibili con i due compagni superstiti di questa spedizione, i quali ora, dopo aver visto il loro capocordata morire precipitando in un crepaccio, attendono i soccorsi a quota 6950 metri.
Su Internet sono stati pubblicati gli ultimi post lasciati da Karl sul suo blog, alla vigilia di quest'impresa. Leggerli è veramente scioccante.
Sembra quasi che l'alpinista sentisse un presagio incombere sulla scalata di questi impervissimi 7000 metri; le sue parole sono quelle di un uomo non nuovo ad imprese eccezionali, certamente temerario eppure mai incosciente, e quindi, proprio per questo, questa volta titubante e preoccupato, soprattutto per un ghiacciaio che, scrive Karl, facilmente ostacolerà la salita. Il pensiero di questo ostacolo lo tormenta, gli impedisce di darsi alla lettura nel campo base, in una delle ultime sere che lo separano dall'inizio dell'impresa.
C'è un passaggio di questo diario in cui Karl dice che la cosa più ragionevole sarebbe rinunciare; ma poi, contradditoriamente, quasi in chiusura dell'ultimo messaggio torna sui propri passi, e scrive che dopo tutta la preparazione di questa impresa, tirarsi indietro alla vigilia della scalata sarebbe impensabile.
Pensa alla famiglia, alla moglie e ai figli che oggi lo piangono, dice di sentirsi responsabile per loro, ma al tempo stesso conclude il suo diario dicendo che chi non frequenta la montagna non può capire. La montagna chiama, e quindi "Inshallah": sarà come Dio vorrà.
A pochi giorni di distanza da queste parole la montagna, tante volte domata da Karl, questa volta lo ha divorato. Nemmeno i suoi compagni hanno potuto sottrarlo a una morte certa dopo la caduta nel crepaccio; hanno dovuto continuare per salvarsi, lasciandosi alle spalle il suo corpo già sepolto dalla neve.
Cosa si deve pensare di fronte a una testimonianza umana di questo tipo?
Per prima cosa io ho pensato alla moglie di Karl e ai suoi tre bambini piccoli, che non riavranno nemmeno un corpo su cui piangere. E ho pensato che non si può, non si deve mettere così a rischio la vita e sacrificare un patrimonio di affetti per arrivare alla vetta di una montagna.
Ma subito dopo ho pensato diversamente.
Ho riflettuto ancora su quelle parole scioccanti che chiudono il diario di Unterkircher. Chi non frequenta la montagna non può capire; la montagna chiama: Inshallah.
Queste parole esprimono una fede, una tensione insopprimibile verso, in qualche modo, una dimensione trascendente.
Cosa si può provare a 6000 metri di altezza, circondati solo da neve, ghiacci perenni e silenzio? Cosa si deve sentire perchè non basti averlo provato una, due, sette, otto volte e aver avuto salva la vita, e volerci tornare ancora sapendo bene, come Karl sapeva, di correre sul filo di un rasoio?
Evidentemente qualcosa che può spingere un uomo a mettere a repentaglio la propria vita, e in second'ordine anche una moglie e dei figli. Del resto, la moglie ha già dichiarato che Karl ha fatto sino in fondo quello che voleva fare, con quella stoica accettazione della tragedia che spesso contraddistingue le eroiche mogli di questi uomini fuori dal comune.
Devo dire che una parte di me ha profondamente capito la scelta di quest'uomo.
Posso rimanere scettica sulla motivazione agonistica, sul gusto della sfida senza limiti, sull'inseguimento del primato fine a se stesso.
Ma sono certa, sono sicura che il primo motore che spinge questi uomini alle loro imprese non è questo. Da solo, non porterebbe a sfidare la morte.
E' evidente che queste sfide portano fuori dalla dimensione "normale" del vivere, e mettono le ali allo spirito.
Per qualcosa di così grande, certo, il prezzo da pagare può essere altissimo, come dimostra quest'ultimo episodio.
Ma, mi domando saltando con l'occhio dalla cronaca di questa sventura alle miserevoli, squallide notizie della cronaca locale e estera, è meglio vivere una vita intera soffocati dalla noia della normalità, o piuttosto morire a 37 anni essendo più volte arrivati a sfiorare le ali degli angeli?
E' meglio arrivare alla fine di ogni giornata sapendo già che la successiva, più o meno, ne sarà la fotocopia, e così pure quella dopo, e quella dopo ancora, o vivere una vita più breve, ma INTENSAMENTE vissuta?
Certo, le esperienze estreme non sono per tutti.
Ma la tragica eccezionalità di una vita come questa mi dà ancor più da pensare sulla modestia della mia, mi fa pensare che è un delitto anche far scorrere un'esistenza senza il coraggio di qualche salto nel buio; senza per forza andare incontro a una morte prematura.
Ma avere la forza di dare A TUTTI I COSTI colore alla nostra esistenza, dato che una è, e di riserva non ne abbiamo per poter un giorno dire "Vivrò meglio la prossima volta"; per non doversi pentire, per non avere un debito con se stessi.
La tragedia del Nanga Parbat è qualcosa che ha tanto da insegnare. I giornali di questi giorni valgono la pena di essere letti solo per questo.
Laura