28 luglio 2009

MINI RASSEGNA STAMPA


Da Io Donna del 18.07.09

DI TUTTO UN PO'

Mi sono dileguata per qualche giorno, presa fra mille cose; ma i pensieri per la testa, e la voglia di buttarli fuori, non mancano.
La quotidianità procede ormai per forza d'inerzia, e con stanchi ritmi da riserva sparata.
E però tocca ancora lavorare, e tanto. Quello che tutti gli anni di questi tempi constato, è che nella nostra follia collettiva non si conosce ormai più un momento di VERA requia. Una volta l'attività lavorativa rallentava progressivamente (almeno così mi risulta, dato che non ho avuto modo di verificarlo personalmente), e si andavano a chiudere le varie incombenze senza vivere la dead-line dell'ultimo giorno di lavoro pre-vacanze come una scadenza terrorizzante: quel che si faceva si faceva, per il resto arrivederci a settembre. E si staccava la spina con la coscienza tranquilla.
Oggi non più; dalla metà di giugno scatta la corsa folle alla programmazione fino a settembre/ottobre, e l'ansia del "chiudere": chiudere pagamenti, chiudere files, chiudere scadenziari, chiudere, chiudere, chiudere... per poi in effetti non chiudere realmente niente, tanto due settimane volano e in un attimo si è di nuovo in pista, a "riaprire" tutta la baracca.
Madonna mia, imporre un proprio ritmo un minimo fisiologico a questo treno in corsa, incapace di fermarsi, è veramente un'ardua impresa. Eppure è da fare, anche per mantenere calma e lucidità e dare veramente un senso riassuntivo a quel che si sta facendo, rispetto alla stagione lavorativa che va a chiudersi. Un momento di riflessione e bilancio ci vuole, cavolo! Altrimenti non si può mai ragionare sul vissuto, trarne degli spunti e degli insegnamenti, dei suggerimenti anche per la programmazione dell'attività futura... non so, starò dicendo delle corbellerie? Mi pare che la giusta alternanza di attività e riposo mantenga ancora un suo senso, a livello individuale come collettivo...
Nel frattempo, fra gli immancabili reportages su italiche chiappe e tette al vento un po' per ogni dove, sia sulle spiagge nostrane sia su quelle esotiche, va a chiudersi anche una stagione politica che, direi, non ha veramente uguali per l'alto profilo dei contenuti e delle implicazioni morali, credo nemmeno nella più scalcagnata repubblica posticcia del Continente nero.
E se tanto mi dà tanto, niente di meglio si profila per l'autunno. Per quanto riguarda la terrorizzante scadenza del congresso PD di ottobre, francamente mi scappa davvero la poesia, e faccio una gran fatica ad interessarmene e a pensare ancora che riguardi da vicino la mia vita, i miei ideali, i miei obbiettivi, i miei interessi individuali e collettivi.
Cosa ci attenda in questo Paese, e anche in generale, è un punto di domanda grosso così.
Non posso dire di stare male, altri momenti sono stati ben più duri, però sullo sfondo la sento, questa vaga inquietudine tenuta a bada, questa sensazione di indeterminatezza del domani, dalla quale occorre sottrarsi con la saggezza del procedere passettin passettino, giorno dopo giorno, costruendosi l'esistenza mattone dopo mattone senza guardare troppo avanti.
E nel frattempo si vive, il tempo scorre, ma le eco di tante vicende passate non si spengono tanto facilmente.
E' già la seconda volta, in queste ultime settimane, che sogno di nuovo persone e vicende degli anni di Conservatorio: volti e luoghi noti, il sagrato davanti alla chiesa della Passione, il chiostro con la grande robinia, la sala Puccini... e su tutto un'atmosfera di pianto, di immenso dolore, di lutto inconsolabile, sempre qualcuno che muore, e al risveglio un'angustia che fa riemergere tristezze e inquitudini che evidentemente ancora richiedono di essere attraversate, e solo così rimarginate.
Possibile che questo per me sia così difficile, e richieda così tanto tempo?
Eppure sì, sono convinta che resta un nucleo dolente sul quale ancora devo lavorare.
Ma il mio presente non manca di cose belle e amatissime: Cristiano, la nostra casa che mi pare un castello, la tenera compagnia del piccolo Ronnie, questo spazio per le mie parole e i miei pensieri in libertà, il progetto del Cerchio Azzurro e il lavoro per Incontro Italiano, che ha avuto bisogno di un po' di rodaggio ma ha anche portato le prime soddisfazioni. Tante piccole-grandi conquiste, materiali ma soprattutto interiori.
Non le avrei pensate così difficili, avendo contato ingenuamente su forze intellettuali che invece da sole non bastano sempre a dare un senso, a darci risposte, a segnarci la via.
Ho pensato che tutto fosse già scritto quando ancora c'erano solo pagine bianche, e ad oggi mi accorgo che queste pagine esistenziali si sono riempite di vicende ed esperienze che era molto difficile preventivare quando mi sembrava di avere capito dove portare la mia vita.
Il senso ultimo, poi, chissà mai se possiamo davvero comprenderlo, anche alla fine del cammino...
Chissà se l'hanno compreso i miei amatissimi nonni, che tanto hanno vissuto, sofferto, attraversato... e dai quali vorrei non dovermi separare mai...
A volte mi pare di non poter nemmeno sopravvivere senza questi punti di riferimento affettivi. Ma poi mi dico che quando sarà, bisognerà trovare la forza di continuare il cammino portandosi nel futuro tutto questo immenso patrimonio di bene, di presenza, di amore che mi proviene dal passato e dal presente.

Laura

15 luglio 2009

SULLA MORTE DI MICHAEL JACKSON

Tanto si è scritto e detto sull'argomento, e inutili fiumi d'inchiostro ancora si sprecheranno.
Secondo me, tutto quel che valeva la pena di dire su questa persona, che in fin dei conti - anche ammesso che fosse responsabile di reati di pedofilia (per i quali, si intende, doveva in tal caso essere giudicato, perseguito, se possibile curato) - mi suscita una gran pena, è racchiuso in questa paginetta di Bernard-Henry Lévy, apparsa su Corriere.it il 30 giugno:

Innanzitutto, le cose. Il sacro orrore delle cose. Un’attrezzatura di maschere, corazze, parasole, oggetti instabili, una bolla soffocante e al tempo stesso sovra-ossigenata, chiusa e sovra-esposta, che funzionava come una serra e lo preservava dalla grande contaminazione delle cose. Non solo, come è stato detto, i virus, i germi, i batteri. Ma la vita stessa come un germe. Il vivo come un batterio.
La materia, gli oggetti, l’aria che respirava non appena si avventurava fuori del suo caro Neverland, divenuti fonte d’infezione, pestilenza, ossessione macabra, scuola del cadavere. I dandy erano così. Intendo dire i grandi dandy. I fondatori della tradizione. Barbey. Beau Brummel. Wilde e il suo Dorian Gray. Tacchi rossi per danzare al di sopra di un mondo di miasmi e di umori. Belletti e artifici per sfuggire al De Profundis di un baratro definitivamente parassitato. Senza parlare di Baudelaire che, del suo disgusto per la natura e le sue mostruose proliferazioni, aveva fatto il principio della propria estetica, della propria politica. Michael Jackson era il loro erede. Michael Jackson, con i suoi dischi in vinile, i latex, la casa mausoleo, i terrori profilattici e anche, beninteso, i saltelli da danzatore geniale assediato da ogni parte dalla luce, era l’ultimo di questi grandi dandy. Aggiungete la cura morbosa che, pare, dedicava al proprio corpo. La storia della cassa a ossigeno dove si preparava, instancabilmente, per chissà quale toilette funeraria. Non è morto per una overdose di farmaci, ma per aver voluto non solo inventare, ma inocularsi un vaccino contro la vita. Poi gli altri. Veramente gli altri. Non più le cose, ma gli umani. Il loro contatto. La loro prossimità maligna e ripugnante.
La presenza stessa dell’altro, il suo odore, il suo sguardo immediatamente scrutatore — da cui lo proteggevano solo le lenti scure degli occhiali — vissuti come un’offesa, una minaccia, la causa di tutte le violenze, la loro origine. L’inferno? Sì, l’inferno. Un Jackson sartriano, stavolta. Oppure, il che è lo stesso, un Jackson cataro. Un Jackson di cui il minimo paradosso non è quando scrive «We are the world», quando rende popolare quel che bisogna pur chiamare l’umanitario contemporaneo, di vedere l’umanità come fallimento, gli uomini come piaghe e la loro società come male necessario, compromesso obbligato, accomodamento degradante al quale un artista non può consentire che controvoglia.
Questa reincarnazione di Peter Pan pensava sinceramente, per esempio, che i bambini fossero concepiti senza contatto. Questo adulto incompiuto nutriva il folle sogno — e, in un certo senso, lo esaudì — di concepire i propri figli senza contatto, quasi senza madre. Questo misantropo, questo mutante, fu uno degli ultimi umani a credere agli antichi teoremi dell’inconveniente d’esser nato. E a viverli. Generazione, corruzione... Desiderio privo di concupiscenza... Il che, sia detto
en passant, rende perlomeno assurdi i processi di stregoneria istruiti contro di lui negli ultimi dieci anni della sua vita e che furono una persecuzione senza fine. Michael Jackson non voleva essere un bambino ma un santo. O un angelo. E gli angeli, come sappiamo, non hanno sesso. O l’hanno soltanto nell’immaginazione dei perversi che a essi attribuiscono i propri fantasmi.
Poi infine, se stesso. Il proprio corpo, il proprio volto, visti come minacce ancora più grandi, come luoghi di ogni pericolo. Il nemico intimo ma spietato, che la vita intera non sarà sufficiente per annientarlo o domarlo. Anche qui, si sfiora appena la singolare avventura di Michael Jackson, si sbaglia sulla folle metamorfosi che egli impresse al suo volto, non si capisce nulla delle operazioni di chirurgia a ripetizione che egli si inflisse di continuo, se riduciamo tutto a un fatto di pigmenti: razza, antirazza, odio di sé, malessere, sentirsi a disagio nella propria pelle, bla bla. Guardate le sue foto. Osservate l’epidermide, effettivamente sempre più bianca, ma come passata nella calce viva. Il naso ormai quasi inesistente, le labbra divorate dall’interno, i pomelli smagriti come quelli di una maschera jivaro o di una testa di Giacometti. Scrutate i suoi tratti assottigliati, la pelle ruvida, gli occhi che sembrano stare al loro posto come un anello al dito di uno scheletro. Considerate il restringimento — un filosofo direbbe questa
époché — di un viso ridotto alla sua più semplice inespressione e diventato il proprio sosia. Il viso non è forse la firma stessa dell’essere umano? La sua verità? La maniera in cui si espone e si esprime? Il segno della singolarità di ciascuno, della sua inestimabile unicità? Eh sì. È sempre questo, un volto. Ed è proprio per questo che la terza tappa, il modo di torturare, mortificare, profanare e, alla fin fine, cancellare il proprio volto deve leggersi come l’ultima stazione di un lungo, terribile calvario. Infatti, giunti a tale stadio, quando si è deciso di sfuggire al regno delle cose, poi di uscire dai ranghi degli umani, poi di divenire un umano senza volto, non rimane molta scelta. O si reinventa l’umano, si diviene realmente trans-umano, l’operazione Ogm (organismo geneticamente modificato) riesce. Oppure si muore.

LETTURE (DI ALTO PROFILO) DA METTERE IN VALIGIA

Il catalogo aggiornato e ragionato delle novità Collezione Harmony.
Va bene che leggere è sempre meglio che non leggere, però...

Laura

CIALTRONERIE ESTERE - NEL CASO NON CE NE FOSSIMO ACCORTI...

...Daniel Radcliffe, alias Harry Potter, si è traghettato oltre il muro di tempeste ormonali e angosce esistenziali della pubertà.
Non importa se vivevamo bene anche senza sapere a che punto fosse la sua metamorfosi adolescenziale. La stampa gossipara, e in questo caso anche la poderosa macchina pubblicitaria che si muove alle spalle di Radcliffe (gioverà ricordare che il nostro è stato lanciato nella precoce carriera cinematografica da una madre casualmente direttrice di casting), da mesi ci ricorda e sottolinea, in ogni modo e occasione, che per il tenero maghetto occhialuto è ormai avvenuta la classica "muta della voce" (a seguito della muta di qualcos'altro, come si evince dalla testimonianza fotografica qui sopra), e che il nostro è ormai un vero, rampante e aggressivo sex-symbol.
Ideale pretesto per ossessionarci sull'argomento: il ruolo di protagonista assunto da Radcliffe nella piece teatrale Equus, nella quale si è ben pensato di farlo recitare come mamma l'ha fatto, in modo tale da preparargli il salto di carriera da baby-divo a star dotata di appeal sessuale. Onde evitare che ancora a quarant'anni lo identificassimo tutti con Harry Potter.
Ora, a parte l'evidente gracilità del giovane, che decisamente non mi pare avere un adeguato fisico del ruolo, povera stella, l'inquietante interrogativo è:
MA CE NE FREGA QUALCOSA DI QUANTO E' DIVENTATO GRANDE IL SUO PISTOLINO
(sul quale peraltro ho sospetti di fotomontaggio o giochini Photoshop)?
Mah...

Laura

13 luglio 2009

CHE BEL FILM!!!

Ieri sera abbiamo visto al cinema
Coco avant Chanel
la storia della grande sarta e stilista, centrata soprattutto sul periodo della sua vita che precedette la celebrità.
Che vita, che donna, che temperamento, ragazzi!!!
Un bel film romantico, ma senza retorica, girato bene, con luci e colori azzeccati, per niente patinati, ricostruzioni perfette e una bravissima Audrey Tatou.
Il suo grande amore perduto, l'inglese Boy Capel, del quale potè essere solo l'amante e che morì tragicamente in un incidente d'auto, è interpretato da tale Alessandro Nivola, che - posso dirlo? - ha un po' del pesce lesso... però è un gran figo!!!
Per due ore sono proprio entrata in un'altra dimensione, e non sapevo se mi piacevano di più i look déco e mascolini di Coco oppure gli abiti fruscianti, i grandi cappelli e le piume da lei così osteggiati, eppure a loro modo anch'essi meravigliosi, ed eleganti di un'eleganza che credo, come tante altre manifestazioni di cultura, per sempre perduta da questa nostra epoca di decadenza...

Laura

8 luglio 2009

CIALTRONI ITALICI - SOTTOCATEGORIA RICICLATI

Beccatevi Aldo Grasso che con impeccabile aplomb demolisce la nuova trasmissione condotta da Enrico Ruggeri su Italia 1, la rete Mediaset per i ggggggiovani, ossia Mistero:

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Televisioni&vxClipId=2524_3d2e0d46-6bd7-11de-af15-00144f02aabc&vxBitrate=300

"Mistero
de che?" si chiede Grasso, e vi chiederete giustamente anche voi.
Presto detto: mistero di come un simile campione di cialtroneria italica (peraltro, come osservato da chi come Grasso di TV se ne intende, del tutto inadatto a bucare lo schermo, causa penosa mancanza di fisico del ruolo, presenza, gestualità, voce, pronuncia e chi più ne ha più ne metta; vale a dire una vera scarpa), come un simile campione, dicevo, possa registrare dati di ascolto più che rispettabili con interviste come quella della quale il video di Corriere.it vi propone un gustoso assaggio.
Non vi anticipo nulla perchè veramente vale la pena di non sciupare l'effetto sorpresa con commenti introduttivi.
Inoltre, siccome non siamo proprio tutti rincoglioniti ma ancora qualcuno si salva, ecco quanto ci fa notare uno spettatore di Mistero dall'occhio di falco:

Buona visione!

Laura

BIZZARRE SITUAZIONI

Arthur Rackam, The Cow Jumped Over the Moon (1913)

7 luglio 2009

VORREI BUTTARE GIU' QUALCHE PENSIERO...

...ma stasera sono davvero troooooooooppo stanca.
Buonanotte!

Laura

6 luglio 2009

AMOOOOOREE!!! SEMBRA IL NOSTRO RONNIE!!!

Ratatouille... è uguale al mio amore Ronnie!!! IDENTICO!!! (a parte la coda...)

2 luglio 2009

...MA PER FORTUNA C'E' SEMPRE DA RIDERE

Un paio di esempi di cialtroneria estera all'altezza dei migliori esempi nostrani:

1. Nicole Kidman dichiara su Io Donna di qualche mese fa che sta scoprendo quanto è faticoso fare la mamma. Si vede, poverina, è veramente sfatta!
2. Bobby Trend e Phoebe Price: due emeriti mentecatti che mai ho sentito nominare (ma forse sono io ad essere ignorante in materia di jet set rockettaro), a cui credo basti dare una semplice occhiata, senza che la loro presenza in questa rubrica debba essere spiegata da alcuna chiosa.

Laura

30 giugno 2009

UN PAESE IN DISFACIMENTO

"È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di far qualcosa per il Paese".
Giorgio Ambrosoli in una lettera alla moglie

Dopo il terremoto in Abruzzo, la nuova tragedia - naturalmente annunciata - di Viareggio pone ulteriormente in risalto, se pure ancora non risultasse evidente agli occhi distratti, superficiali e gaudenti del popolo italico, ancora e nonostante tutto (ma proprio tutto!!!) fedele al suo Imperatore, il livello di disfacimento FISICO di questo disgraziato Paese.
Mi pare veramente di essere immersa in un'atmosfera di cedimento non solo morale, ma proprio tragicamente strutturale, e infrastrutturale.
E per questo mi sembra veramente interessante e significativo accostare la luttuosa notizia dell'incidente ferroviario di questa notte con l'intervista di oggi su L'Unità (http://archivio.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2009&mese=06&file=30POL04a) all'Avvocato Umberto Ambrosoli, 38 anni, figlio di Giorgio Ambrosoli, ucciso sotto il portone di casa a Milano trent'anni fa, in una sera di luglio, da un sicario di Michele Sindona, che volle togliersi di torno l'onest'uomo che si stava occupando di verificare i contenuti e le conseguenze delle sue gravemente illecite attività finanziarie. Uno dei numerosi martiri di questo Stato, la cui lezione, segnala sacrosantemente oggi il figlio, non è stata per niente compresa e accolta, se è vero come è vero che l'attuale clima politico e sociale in Italia torna a caratterizzarsi per i medesimi, pericolosissimi sbandamenti che lo contraddistinsero negli anni turbolenti e tragici della morte di Ambrosoli. Che, vale più che mai la pena ricordarlo e denunciarlo a gran voce, fu lasciato vergognosamente solo, in vita come in morte (il suo funerale venne DISERTATO dalle autorità politiche).
Colgo l'occasione e lo spazio di questo mio blog per fermarmi sul ricordo di quest'uomo integerrimo e coraggiosissimo, di cui - insieme a tanti altri - si sente oggi più che mai una disperante mancanza, che può colmarsi solo con il fare propria la loro lezione morale, se non la loro rara abnegazione spinta fino al sacrificio personale.

Laura

24 giugno 2009

MI PAREVA STRANO CHE NON SCATTASSE LA CENSURA...

La trasmissione di Crozza su La 7 drasticamente ridimensionata.
Non l'hanno oscurata solo per non dare troppo nell'occhio. Ma che tentazione!

Laura

...aggiornamento in tempo reale: E INVECE L'HANNO PROPRIO OSCURATA! LA TENTAZIONE E' STATA TROPPO FORTE! Ed è interessante anche l'alternativa proposta: UN BEL TALK SHOW CON LUCA BARBARESCHI! AH AH AH AH AH AH AH AH AH (ECC.)

23 giugno 2009

BERLU & PAT

SOTTOTITOLO: UNA ESCORT (NON NEL SENSO DELL'AUTO) CI SALVERA'

Fooorsemafoooorse possiamo sperare di poter dire "Ride bene chi ride ultimo"?

21 giugno 2009

CIALTRONI ITALICI'S NEW GENERATIONS - PURTROPPO ANCHE LORO PROCREANO...

Il primogenito di Umberto Bossi, Renzo, del quale i giornali hanno reso note le prodezze scolastiche. Il giovane intellettuale, due volte respinto agli esami di maturità e attualmente nullafacente, è qui ritratto in gagliardo atteggiamento, attorniato da fidi e prodi centurioni di sangue misto tibetano-padano, e nel contesto di un'adunata di lumbard con simpatica maglietta-gadget-manifesto politico.

Laura

PENSIERI IN LIBERTA' NEL PRIMO GIORNO D'ESTATE

Ed eccoci qua... è arrivata anche l'estate 2009.
Inutile dire che un altro anno mi è passato come sabbia tra le dita, e mi par ieri che si era alla vigilia della partenza per l'America, che ancora non mi sembra vero di aver visto con i miei occhi.
Invece adesso siamo già qui che tra un mese la zia sarà bell'e che tornata a casa dalla sua triennale parentesi USA, un capitolo non da poco della sua vita, e noi, che invece siamo rimasti qui, ci apprestiamo a chiudere un'altra annata lavorativa che non ci ha certamente risparmiato fatica e preoccupazioni.
Ce la siamo cavata, navigando a vista con la nostra barchetta - forse modesta, ma resa solida dall'amore che ci portiamo reciprocamente e dall'affetto che ci circonda - in acque agitate, nelle quali abbiamo visto molti in difficoltà (a ben vedere, peggiori delle nostre). Anzi, per Cristiano ci sono stati dei significativi passi avanti e la conquista di qualche piccolissima certezza professionale in più.
Io ho affrontato un cammino interiore difficile, periglioso, ma necessario, e resto più che mai convinta della sua utilità. E sto cercando di affrontare l'intera mia vita all'insegna di nuovi punti di riferimento, nuove prospettive, nuovi spunti di riflessione, per imparare a leggere la realtà in un modo che mi permetta di fare mia una maggiore serenità d'animo.
Certo, resta sempre il grande interrogativo: la vita è tutta, e solo, una sfida per la sopravvivenza?
Dobbiamo necessariamente pagare questo prezzo di ansia, pressione, incertezza sul domani, adeguamento forzato a contesti e ritmi di vita che non condividiamo per principio, e rifiutiamo anche fisicamente perchè non li sentiamo sani e fisiologici?
No, senz'altro! Ma come, come trovare la propria cifra, la propria misura, la propria via, il proprio modus vivendi, il proprio squisitamente individuale compromesso (non morale, s'intende, ma esistenziale), se non ci si vuole spezzare?
Come andare nel mondo e vivere il difficile quotidiano del nostro tempo rispondendo al richieste che esso pone, ma nel contempo non rinnegando se stessi, e mantenendo intimamente viva la fiamma della consapevolezza, e soprattutto di una contestazione silenziosa ma intensa, creduta fino in fondo, e quindi a suo modo efficace per sè e anche fuori di sè, comportandosi nel sociale all'insegna dei propri modelli e dei propri valori, che certamente non vanno per la maggiore?
Sono quesiti difficili, che riemergono con forza e si impongono alla mia coscienza nei momenti in cui ci si può liberare del giogo del dovere, e del dover fare.
E comincio a capire che le risposte verranno cammin facendo, non a tavolino, non aprioristicamente, ma durante il cammino del vivere.

Laura

16 giugno 2009

CIALTRONI DELLA CANZONETTA ITALICA - NEW ENTRIES

Me l'ero dimenticata! Invece deve occupare un posto d'onore nella mia rubrichina dei cialtroni italici, sezione canzonettari.
Adesso mi è tornata in mente perchè, ahimè, torna implacabile e inossidabile (tra poco sarà al livello dei Pooh, già più volte vincitori del mio personale Mummification Music Award), con un nuovo album già lanciato in grande stile su Internet e emittenti private.
Sto parlando di Gianna Nannini, icona della canzonetta sessualmente ambigua non tanto per effettiva inclinazione - sul che non avrei nulla da dire, sia chiaro - quanto per moda fighetta, ed è questo che invece me la rende indigesta.
E icona di grande stile, come potete ben vedere dalle foto artistiche che vi propongo qui sopra. Che, mi pare il caso di precisarlo, non sono state scattate a Belfast negli anni bui degli scontri della guerriglia dell'IRA, nè negli anni '70 nelle carceri argentine nel settore riservato ai dissidenti.
Sono invece semplici foto promozionali della nostra urlatrice rock nazional-popolare, che fa il paio, quanto a stridii e scene di agonia da finto maledettismo, con un altro cialtrone doc osannato dalle folle invasate: Ligabue detto "il Liga", il re dello schitarramento in playback (ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah!!!!!!!!!! ecc.). Beccatevelo in versione sexy, con bicipiti rinforzati e ascella rinfoltita da un bel ritocchino Photoshop: si sa infatti che l'ascella maschia (meglio ancora se un po' olezzante) è sinonimo di uomo che non deve chiedere mai...

Laura

11 giugno 2009

FIACCHETTA...

Madonna, che voglia di dormire...

10 giugno 2009

IRRINUNCIABILE

Ricordate la vecchia, formidabile rubrica di Cuore, Mai più senza?
Ecco un pezzo forte che non avrebbe certamente sfigurato...

Laura

ELEZIONI EUROPEE - DELLA SERIE "I GRANDI ESCLUSI"



INCOMPRESO

8 giugno 2009

NOI NON CI SOLLAZZIAMO, MA ANCHE LORO HANNO POCO DA RIDERE

Nel titolo che ho scelto per il mio post di oggi sintetizzo la mia interpretazione del risultato di queste elezioni, alle quali, è inutile nascondercelo, si è arrivati con le chiappe in mano, tanto per dirla chiara.
L'Imperatore è incazzato nero con i suoi, con Repubblica, con El Paìs e con Murdoch (???????????). Per non parlare della moglie, che in questo periodo anche solo nominargliela è senz'altro come mettergli le dita negli occhi.
Noi siamo sempre lì precari, ma d'altra parte con la recente débacle di Veltroni cosa si poteva pretendere in pochi mesi dal povero Dario?
Però noi siamo andati a votare, gli astenuti stanno dall'altra parte. Questo vuol dire che noi siamo delusi ma elettoralmente presenti, anzi, più che mai convinti della necessità di votare in questo momento, mentre i seguaci di Gesù non hanno digerito le sue più recenti porcate (caso Noemi e veline in Sardegna in testa, essendo dei bigotti moralisti) e nell'indecisione hanno preferito stare a guardare.
La Lega va a gonfie vele ma si poteva prevedere, essendo il nostro un popolo di ignoranti razzisti, dimentichi di aver avuto a loro volta nonni e bisnonni emigranti con le pezze al sedere.
Ma questo non consola l'Imperatore, bensì lo fa imbufalire ancora di più, perchè adesso dovrà farsi dirigere a bacchetta da Bossi.
Invece la buona riuscita di Di Pietro a noi, se non facciamo i coglioni come al solito e se anche lui non se ne sta sulle sue, potrebbe fare un gran comodo.
Casini non ha fatto un exploit, pertanto anche ammesso che adesso l'Imperatore si rimetta a leccargli le chiappe per farlo rientrare in coalizione non gli servirà granchè a risalire nella percentuale.
Insomma, qualche crepa forse finalmente si apre nel muro di cemento armato del caimano.
Naturalmente adesso sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche e sfruttare sagacemente il suo momento di debolezza.
NE SARETE CAPACI, DARIO???????

Laura

5 giugno 2009

EROTISMO TOPOLOSO IN UFFICIO

AHIAHIAHIAHIAHI!!! BECCATI!!!
D'altra parte si sa che nelle pause pranzo degli uffici fra colleghi ne succedono di tutti i colori!
(Fotina da Internet)

Laura

2 giugno 2009

MIART 2009







Ecco qua. Da tempo volevo caricare qualche fotina del MiArt di quest'anno. Ci è andato solo Cristiano, ma mi fa piacere lo stesso dedicare un post all'evento.

Laura

NEW ENTRIES NELLA MIA BIBLIOTECHINA PERSONALE


Regalone di Paolo della libreria Atalante: Uomini e topi e Furore di John Steinbeck, riuniti in una bella edizione storica Bompiani; inoltre in biblioteca ho preso in prestito Tutti gli intellettuali giovani e tristi di Keith Gessen e Buongiorno Los Angeles di James Frey, entrambe novità del filone della letteratura americana "contro".

1 giugno 2009

MA DOVE STIAMO ANDANDO???

SOTTOTITOLO: SFOGO SOLITARIO E SILENZIOSO NELLA MILANO POST-ATOMICA DEL PONTE DEL 2 GIUGNO

Io non so più se ridere o piangere.
Ma dove stiamo andando, sulla zattera alla deriva di questo disgraziato Paese (e non so per quanto ancora varrà la pena di scriverlo con la "P" maiuscola...)?
Veramente qui si è persa del tutto la bussola.
E' un orrorifico spettacolo che pare scivolare senza freni verso un clima sempre più soffocante da Basso Impero, una telenovela alla Cico e Paco di serie Z che nemmeno nella più sfigata delle Repubbliche delle Banane...
Cerco di consolarmi dicendomi che quando si è ormai vicini a toccare il fondo, DEVE per forza verificarsi in qualche modo una catarsi, un'inversione di marcia, un riscatto...
Riusciremo a vivere i nostri quaranta e cinquant'anni in un contesto più sano, dignitoso, sereno di questo sfondo decadente, maleodorante, delinquenziale su cui si sono stagliati i nostri trenta?
Va bene che lo stato di crisi, non solo economica, è di portata mondiale. Ma veramente qui è il peggio del peggio del peggio! Qui dobbiamo fare i conti con la caduta libera del mercato e delle borse, con la Fiat che nel tentativo di fare da traino e tirarci fuori dalla cacca con l'operazione Opel resta con un palmo di naso e Marchionne che fa come la volpe con l'uva, con il costo della vita alle stelle e gli stipendi ai minimi storici. E sono problemi seri. Ma come se non ci bastasse, anche con il pentolone dell'allegra brigata del settantenne arrapato alla guida (si fa per dire) del Paese (per ora ancora gli concedo la "P" maiuscola), che si sollazza tra festicciole di compleanno a Casoria e festini hard in Sardegna. Pentolone finalmente scoperchiato dall'unico giornale ancora degno di questo nome, che scende sul campo di battaglia sostituendosi, e forse è meglio, alle inani forze dell'opposizione che come le stelle, bontà loro, stanno a guardare. Ma perchè ho come la sensazione che presto i pretoriani, guidati all'arrembaggio dall'emaciato avv. Ghedini, provvederanno a chiudere di nuovo questo maleodorante pentolone, questa volta più faticosamente delle precedenti, certo, ma lo chiuderanno, tappando la bocca ai Giniflamini, povereanimediddio, a suon di miliardi, vecchio metodo più che collaudato e sempre efficace? Vorrei tanto, tanto sbagliarmi...
E di fronte al quadro generale, a chi appellarsi? In chi trovare degna rappresentanza della propria serietà e integrità morale, del proprio credo, delle proprie aspettative, delle proprie lotte e delle proprie legittime, sacrosante rivendicazioni?
Credo che veramente "quelli come noi", i trentenni allo sbando letteralmente sputati in queste pastoie di decadenza post-tutto, debbano più che mai chiamare a raccolta le proprie personali risorse, fare leva su valori insuperati benchè vilipesi, condursi seppur con fatica sulle rotte tracciate con sacrificio personale dalle due generazioni che ci hanno preceduto.
Qualcosa di meglio dovrà pur arrivare...

Laura

29 maggio 2009

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE!

OVVERO: LA PARABOLA DEL PICCOLO DITTATORE E DELLA VOCE DELLA VERITA' DEL GRANDE INTELLETTUALE

Da Corriere.it:

Accuse al Cavaliere nel libro
Einaudi rifiuta Saramago. Il Nobel: con lui c’è da temere per la democrazia

MILANO — Einaudi non pubblicherà Il quaderno, il libro che raccoglie testi let­terari e politici scritti sul blog dallo scrittore porto­ghese José Saramago, pre­mio Nobel per la letteratura nel 1998. Ne dà notizia L’Espresso oggi in edico­la, anticipando che l’editore della raccolta di saggi sarà sempre torinese, Bollati Bo­ringhieri, ma soprattutto svelando il motivo della momentanea rottura tra l’autore di Cecità e la casa dello Struzzo. «La nuova opera — scrive Mario Portanova — contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario». Sarama­go è severo con Berlusconi ma anche con gli italiani, il cui sentimento «è indiffe­rente a qualsiasi considera­zione di ordine morale. (...) Né l’Italia né coloro che amano questo Paese meritano lo spettaco­lo politico di fascinazione malata per Berlusconi».
(...) Il premio Nobel non sa che altre opere di critica a Berlusconi sono state rifiu­tate da Einaudi, dalle poe­sie politiche postume di Giovanni Raboni al Duca di Mantova di Franco Cordel­li, sino al Corpo del capo di Marco Belpoliti, che l’auto­re ha preferito pubblicare da Guanda.

Laura