27 novembre 2012

E' TORNATO ZIO FRANCO

...non si può dire che Apriti Sesamo, il nuovo disco di Battiato, sia denso di clamorose novità, né che si proponga come manifesto di un Nuovo Ottimismo .
Zio Franco, forse anche sotto la pressione delle scadenze inderogabili dei contratti discografici, fa un po' il verso a se stesso, sia nei giri armonici e negli arrangiamenti, sia nei testi e nei temi, abbandonandosi alla sua (miliardaria) depressione. 
Tarando su tutto ciò, e sui soliti scivolamenti misticheggianti del vecchio zio, che ci devono indurre più a una comprensiva indulgenza che non a incazzarci come quando certe stronzate le sparava in giovane età, qualcosa di buono secondo me c'è.
Ad esempio:   

Testamento

Lascio agli eredi l'imparzialità, la volontà di crescere e capire, 
uno sguardo feroce e indulgente, per non offendere inutilmente. 

Lascio i miei esercizi sulla respirazione, 
Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione. 

Lascio agli amici gli anni felici, delle più audaci riflessioni, 
la libertà reciproca di non avere legami 

We never died, 
we were never born! 

Il tempo perduto, chissà perché, non si fa mai riprendere; 
i linguaggi urbani si intrecciano e si confondono nel quotidiano. 

"Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza"... 
l'idea del visibile alletta, la mia speranza aspetta. 

Appese a rami spogli, gocce di pioggia si staccano con lentezza, mentre una gazza, in cima ad un cipresso, guarda. 

Peccato che io non sappia volare, ma le oscure cadute nel buio 
mi hanno insegnato a risalire. 

E mi piaceva tutto della mia vita mortale, noi non siamo mai morti, e non siamo mai nati. 

We never died, 
we were never born!

La polvere del branco

Do you know Tulku Urgyen? Have you ever heard of this? 
Do you know the Seekers of the Truth? Have you ever heard of this? 


Ci crediamo liberi, ma siamo prigionieri di case invadenti che ci abitano e ci rendono impotenti. 

Ci crediamo liberi, ma siamo prigionieri che remano su navi inesistenti 
Si solleva la polvere del branco, accanita e misteriosa. 
Ci crediamo liberi, ma siamo schiavi, milioni di milioni di ombre sperdute, 
rumorosi andiamo per le strade alzando solo polvere. 

Millions of shadows walking into nothingness 

Ti dico che nulla mi inquieta, ma tu mi dai sui nervi, 
ho voglia di appartarmi e di seguire la mia sorte, perché morire è come un sogno. 


Laura

IL CROLLO DI UN MITO

La notizia dell'addio di Rossana Rossanda, e di altri preziosi collaboratori, al giornale da lei stessa gloriosamente fondato, Il Manifesto
mi lascia veramente l'amaro in bocca. Anche considerando la lunga agonia della testata, da anni alle prese con enormi problemi finanziari, e le modalità "frontali" con cui si sta consumando in questi giorni il divorzio fra la Rossanda e gli altri e il nuovo direttivo del giornale; direttivo che ha liquidato con due righe sprezzanti la lettera aperta con cui Marco D'Eramo spiegava le ragioni del suo peraltro soffertissimo allontanamento, e che non pare più che tanto turbato da questi abbandoni. Reazione, credo, solo in parte psicologicamente controbilanciata per il diretto interessato dalla forte solidarietà espressa da molti colleghi con una lettera corale pubblicata su MicroMega: 
Non so, mi pare che questa débacle parli in maniera tristemente eloquente dello sgretolamento non solo economico, ma anche sociale, politico, culturale che stiamo attraversando a livello globale, oltre che locale.  
Un giornale come Il Manifesto, a prescindere dal trovarsi o meno allineati ideologicamente alle posizioni che ha sempre espresso, è un pezzo della storia giornalistica italiana del Dopoguerra. E' stato fondato e "fatto" da fior fiore di intellettuali, gente riconosciuta e stimata anche fuori dai confini nazionali, uomini e donne (a partire proprio dalla Rossanda) di politica e cultura, nonché giornalisti, di raro livello, che avevano in testa una certa idea della cultura stessa, una certa idea (alta, altissima) del fare politica attraverso il giornalismo, un desiderio e una capacità di analizzare, capire, approfondire, "fotografare" la società moderna e contemporanea a 360 gradi, e anche di lottare per cambiarla e migliorarla.
Tutto questo pare oggi vaporizzarsi nell'aggressivo qualunquismo dei nuovi rampanti dirigenti del giornale, nella loro arrogante indisponibilità al dialogo (che Rossanda chiama in causa, nell'intervento pubblicato da MicroMega con il quale ha voluto spiegarne pubblicamente le ragioni, come uno dei principali motivi del suo abbandono) e nella loro assoluta indifferenza alle ragioni e alle proposte dell'interlocutore per affrontare e superare in maniera solidale e compatta i travagli non solo economici del giornale. Questa indisponibilità e questa indifferenza si esplicitano come espressione diretta e, vorrei aggiungere, tragica del clima che viviamo e respiriamo qui nel paese dei balocchi ma anche, lo si sa e lo si vede, in generale nella società globale smarrita e squassata che si agita e cerca soluzioni, risposte e identità fuori dai confini nazionali.    
Duole veramente dover constatare che certi atteggiamenti intolleranti, autoritari, irrispettosi e sprezzanti nei riguardi di coloro senza i quali Il Manifesto non sarebbe nemmeno esistito siano arrivati a corrodere certe realtà che abbiamo tanto sperato ne sarebbero rimaste immuni, come ultimo ed estremo baluardo contro la barbarie della cultura e della civiltà.   

Laura       

25 novembre 2012

WEEK END INTENSO

Sabato 24.11.12
Inaugurazione della personale di Cristiano 
Battesimo del mare alla Casa di Tolleranza - Milano 
...sono venuti inaspettatamente in tanti  

Domenica 25.11.12
Pranzo per i 90 anni 90 della nonna
a Sesto Calende
...ma cosa non è questa donna?!?
Un miracolo!!!

23 novembre 2012

LA NOIA

Ci risiamo.
Eccomi di nuovo alle prese con la noia.
Dio, che condanna.
Ma QUANDO, QUANDO Dio buono capiterà anche a me, come a tutti gli esseri umani "normali", di trovare la pace dei sensi e dell'intelletto, e di quietare una buona volta il mio cerebro in perenne stato di superlavoro come un criceto dentro la ruota?
Quando riuscirò a ficcarmi in questa zucca recalcitrante al buon senso che la vita non consiste in un susseguirsi di clamorose novità e di brividi di grande emozione, bensì in un continuum fatto di piccole semplici ripetitive cosucce di scarsa rilevanza emotiva, fra le quali solo una tantum si accende un labile fuoco d'artificio, che il tempo che te ne sei accorto e si è già spento?
Fanculo.
MA PERCHE' PRIMA O POI TUTTI FANNO PROPRIO QUESTO SEMPLICE CONCETTO, E IO NO?
Qualcuno, prima o poi, mi dovrà rispondere a questo tormentoso quesito. E dicendo "tormentoso" non faccio per niente la spiritosa. E' VERAMENTE un tormento. Tant'è che allo sguardo di chi mi è più vicino paio nuovamente morsa dalla mia caratteristica, inseparabile, fedele, ricorrente tarantola. La mia "adorabile" bestiola da compagnia, il mio demone, il piccolo mostro che alberga in me e se ne sta silente solo per un po', prima di risvegliarsi e ricominciare a torturarmi. Se dovessi dargli una forma concreta, direi che lo vedrei più o meno così:


Ora, mi fermo a pensare e mi ripeto che non si può dire che io abbia una vita vuota. A momenti non ho il tempo per una pipì.
E non si può nemmeno dire che sia piena SOLO  di cose noiose, che tocca fare: il lavoro, le rotture di palle di tutti i giorni tipo il faretto del cesso da sostituire, la lettiera della gatta da pulire, la tassa rifiuti da pagare... insomma i DOVERI.
Direi che mi sono abbastanza sbattuta per metterci dentro, ultimamente, in questa mia vita, anche un po' di cose assolutamente indispensabili a nutrire se stessi, che nulla hanno a che fare con la dimensione doveriale. Un più attento sguardo sugli altri (e su me stessa) attraverso il volontariato, che non si può dire stia deludendo le mie aspettative riguardo a quanto pensavo potesse darmi. Il fondamentale ritorno al teatro, del quale ancora non posso dire niente, essendo che il capitolo si è riaperto soltanto la scorsa settimana; MA, se il buongiorno si vede dal mattino, direi che ho fatto la cosa giusta. E poi il cinema, le letture, i miei blog, qualche serata con persone carine, anche se non proprio definibili come amici, gli ascolti musicali al pomeriggio mentre lavoro in casa (grande, gigantesca conquista di autonomia e libertà per la quale dovrò ringraziare me stessa finchè ho respiro in corpo).         
Conseguentemente, non si può nemmeno dire che mi manchino le fonti di emozione. Cioè, guardo gli altri intorno a me, e se dovessi basarmi sul colorito e sullo sguardo, direi che mi trovo comunque più viva di un sacco (se non della maggioranza) delle persone.  
E ALLORA, Cristo santo?!?!? Allora perchè in alcuni momenti mi pare di non sentire NIENTE?
Lo so io perchè.
Primo, perchè nella mia testa si è stabilita una maledetta sovrapposizione fra il concetto di esistenza e il concetto di magia. E invece, la vita nel suo quotidiano ha poco di magico, poco di colorato, poco di commovente, poco di emozionante, poco, poco, poco.  
E secondo, perchè quello stato di comunione profonda del sentire che io vorrei vivere con gli altri non è che esperienza del tutto sporadica, del tutto aleatoria, momentanea, fragilissima, ammesso e non concesso che tale esperienza ci capiti di attraversare. Ed è un'esperienza che fra l'altro rende dipendenti dal corso del tutto imprevedibile del sentire altrui, fatto dei suoi tempi, delle sue esigenze, delle sue incongruenze, delle sue "irregolarità" e asperità.
Allora ecco che sarebbe veramente forte la tentazione di chiudersi su se stessi, di trovare nel solipsismo la soluzione. Ma sappiamo che così non è, che la strada non è questa, che è solo una fuga, un'uscita di sicurezza, una falsa soluzione. E che invece occorre STARE. Stare dentro le cose, anche quando ci soffocano, anche quando ci ammorbano, anche quando non ci paiono interessanti, fruttifere, quando ci manca quel qualcosa di veramente intrigante, appassionante, quel qualcosa che ci prende tutti completamente, e ci porta via, ci porta dentro la dimensione in cui domina incontrastata l'emozione. Stare. E cercare di starci al meglio, dentro queste cose, e di vederle belle, e di rileggerle, e di riscoprirle, e di tornarci sempre sopra con la disponibilità d'animo a vederle ANCORA E DI NUOVO interessanti.
Compiere l'immane sforzo di lavorare con l'immaginazione sul dato quotidiano, e sentire la musica anche dove non c'è, vedere i colori dove non ci sono, sentire lo spirito vitale anche dove è flebile, dove tende a perdersi, dove ha scarso alimento.
E poi l'accettazione. La maledetta accettazione, non nel senso del ripiego, dell'adeguamento, ma dell'accettazione che viene  DOPO l'attraversamento delle cose, del dolore, della mancanza, del vuoto. Anche l'accettazione della noia come parte integrante dell'esistenza, piuttosto che lo strenuo e perdente tentativo di sradicarla, di non provarla mai più. L'accettazione della solitudine, l'accettazione della "casella della posta vuota", laddove vorresti trovarla piena, piena di attenzioni, piena di presenze, piena di proposte, piena di stimoli, di dare e avere, piena di risposte, consigli, vicinanza, consolazione in questo immenso pelago dell'esistenza in cui è così difficile navigare.   
Saper STARE anche senza tutto questo, Cristo benedetto.
STARE.

Laura                       

15 novembre 2012

Damien Rice - Eskimo (live)

SUGAR - CHOCABECK!!!

http://www.youtube.com/watch?v=BP9UMnh8a8k

"Ecco io... da ragazzino ne sapevo di più...
 l'amore fu
 la banda in testa e tante stelle lassù...
 amore che
 non so chi sei
 che sette otto nove dieci sarai..."

14 novembre 2012

QUESTO MI RICORDA LA FELINA DI CASA...

...E, LO AMMETTO, SO ANCHE CHI EMETTE I "SILLY SOUNDS"...

Laura

7 novembre 2012

THE OBAMA AGAIN!!!

GRANDI, GRANDISSIMI!!!

Laura

6 novembre 2012

LA NOTTE DI CHIARA & IRENE

FORZA BAMBINE, FORZA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

5 novembre 2012

VIVA LA VIDA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



Io dominavo il mondo
le maree si alzavano quando lo ordinavo
adesso al mattino spazzo da solo
spazzo le strade che una volta possedevo
io tiravo i dadi
vedevo la paura negli occhi dei miei nemici
sentivo la folla cantare
“adesso il vecchio re è morto! lunga vita al re!”
un momento tenevo le chiavi
subito dopo mi rinchiudevano fra quattro mura
ed ho scoperto che i miei castelli avevano fondamenta di sabbia, colonne di sabbia
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
Una volta lo sai che non c’era mai una parola onesta, mai
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
Ed il dannato selvaggio vento
ha buttato giù le porte per farmi entrare.
Finestre infrante ed il suono dei tamburi
la gente non credeva a ciò che ero divenuto
i rivoluzionari volevano
la mia testa su un piatto d’argento
Solo un pupazzo con un unico filo
chi mai vorrebbe essere un re?
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo

5 agosto 2012

ROCCA SUSELLA 05.08.12 - COME DA TRADIZIONE...

...FESTA DI COMPLEANNO CON LE FAMIGLIE PER CRI 
...E STASERA LE ERBE DEL GIARDINO 
SONO DIVENTATE AROMA 
PER IL NOSTRO SCIROPPO ALLA MENTA!

Laura

4 agosto 2012

PUNTO DELLA SITUAZIONE

Occhei, arieccoci, dopo alcune settimane e qualche cataclisma esistenziale.
Risparmio dettagli.
In sintesi, si potrebbe dire che questa vita è sempre quella vorticosa altalena che è, specie di questi tempi, inquieti, instabili, vorticosi, imprevedibili.
Anche quel pelo troppo, a ben vedere.
"Non c'è pace fra gli ulivi", come ben dice Fabrizio, il mio portentoso tecnico informatico (che mi sta particolarmente simpatico perché solletica il mio narcisismo, avendomi insignita del titolo preferenziale di "DIVA". WOW!!!).

Ma le citazioni colte si potrebbero sprecare, a partire da Zucchero Sugar Fornaciari, con il suo più che mai adatto allo spirito del tempi "Vedo nero" (in questi giorni mi sto sparando Chocabeck, l'ultimo album, anche live su You Tube, e devo dire che il buon vecchio Sugar non delude MAI!).
Più nero di così, infatti, francamente... a parte stati di crisi tipo quella storica del '29, s'intende.
Non moriamo di fame, è vero... ma ragazzi, però, che fatica.
E sempre per restare sulle citazioni, "Il futuro è un'ipotesi", come disse Enrico Ruggeri nei rigogliosi anni Ottanta, con singolare capacità messianica.      

Fortuna (perché di fortuna e privilegio più che mai si deve parlare, con i tempi che corrono) che tra una settimana esatta da oggi, si chiude baracca e si va COMUNQUE E NONOSTANTE TUTTO in vacanza.
Ci aspettano Gozo e Malta, il loro mare che, almeno a giudicare da quanto visto in Internet, pare paradisiaco, e le loro misteriose città.
Si stacca la spina, e a settembre si vedrà. La vita, "Questa vacca di vita che all'incontrario va", sempre per rimanere su Sugar, è vita, ragazzi, è una, passa in fretta, non la si può sprecare, non la si può buttare!  Lo capisci quando hai modo e occasione, come me da qualche mese, di vedere da vicino cosa vuol dire lottare per tenersela stretta, o sentirla sfuggire dalle mani.

Nel frattempo, qui nella canicola metropolitana ci siamo sparati un po' di film all'aperto (visto Cosmopolis di Cronenberg, interessante ma non all'altezza delle mie aspettative) e qualche bel concerto al Carroponte, fra cui quello, veramente bello, del grande Vinicio Capossela in maschera da toro e pelle caprina, sotto le stelle di un cielo eccezionalmente terso qualche sera fa. 
Stasera andiamo all'Oberdan a vedere un documentario sullo yoga che non mi voglio perdere per nessuna ragione al mondo, domani tradizionale giornata a Rocca Susella per il compleanno del pittore/architetto/poeta, che per la cronaca ne fa 39, e poi se Dio vuole si comincia davvero ad andare in discesa, concentrandosi prioritariamente sui bagagli!!! 

GOZO, ARRIVOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!

Laura  

7 luglio 2012

I WANT TO SLEEP!!!


http://video.repubblica.it/divertimento/il-gattino-ha-sonno-e-non-riesce-a-giocare/100100/98479

5 luglio 2012

CAT & BUTTERFLIES

SOOOOOOOOOO
CUTE!!!!!!!!!!!!!!!

26 giugno 2012

MASSIMA DEL GIORNO

ED ELLA DISSE:

"LA VITA, A VOLTE, ALTRO NON E' CHE SPARARSI UNA GAUFRE RISCALDATA IN MICROONDE CON LA NUTELLA TAROCCA DELL'HARD DISCOUNT LIDL".


Laura

ARIECCOMI, SON VIVA!

Si fa per dire, eh! Qui fra Scipione e Caronte siamo solo agli inizi dell'annuale, punitiva Caienna metropolitana.
Oggi leggermente ventilato, ce la possiamo fare. 
MA IERI!!!! AAAAAAAAAAAAAGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHH!!! Pauuuuuuuuuuraaaaaa!!!!
Vabbeh, bollettino meteo a parte, qui si va più o meno in conclusione di un anno lavorativo vissuto certo pericolosamente, ma anche devo dire con uno slancio decisamente migliore rispetto ai precedenti, tutti abbastanza da dimenticare. Certo non mi sono masochisticamente risparmiata niente nemmeno in questa stagione 2011/12, eh... momenti che non augurerei nemmanco al mio peggior nemico. Ma insomma, volendo ora fare un minimo bilancio (il mio solito, pessimo vizio dei bilanci), direi che ci siamo portati a casa dei discreti risultati, dentro un orizzonte che non ci sono nemmeno le parole per esprimerne tutta la desolazione. 

Ah sì, perché se ci dobbiamo guardare intorno... non so, mi pare di galleggiare in un limbo, in una terra di nessuno post-era atomica berlusconiana, con miasmi venefici che ancora si diffondono potenti nell'aria, strascichi pesanti di vent'anni di regime del nano psicotico, processi alle zoccole che entrano nel vivo con pietosi dettagli di festini in costume da Obama (roba da andarci a sotterrare come intero Paese nei rapporti diplomatici con il mondo intero), mentre le zoccole stesse passano spensierate e siliconate da Montenapo a fare shopping, alle aule del tribunale per deporre, al palazzo della Regione a far finta di fare le consigliere in abitini sempre succinti a ricordare che comunque i loro migliori talenti sono ben altri. 
Regione al timone della quale, dobbiamo peraltro ricordarlo, ancora saldamente abbiamo "il Celeste" (da non confondersi prego con il Dalai Lama, in visita in questi giorni nella grande metropoli avvelenata), che disperiamo di veder fare il "bel gesto" che in Giappone sarebbe un harakiri, qui per carità nessuno chiederebbe tanto ma almeno, ecco, schiodarsi la poltrona dal culo sarebbe decisione apprezzata. 

Ma per favore. Ma dove vuoi andare con un Paese così dentro un mondo così?!?

Eppure.
Eppure, facendo immani sforzi, anche dentro queste coordinate trovare delle strade si può. 
Certo occorre il coraggio di rileggersi, di uscire dagli schemi ma non per modo di dire, di strappare veramente, di non continuare a stare dentro soluzioni di compromesso, di ascoltarsi una buona volta. Non si può dire che sia cosa semplice, né indolore.
Però però... forsemaforse qualche piccola e debole lucina in fondo al tunnel si comincia a intravedere.
E mi pare che questo processo di ricerca di alternative esistenziali, a tutti i livelli inteso, non riguardi solo me, piccola caccoletta. Ma tocchi molti, molti altri. E che questo abbia già cominciato a generare dei movimenti diversi dentro i singoli e dentro i gruppi sociali, in una individuale e al tempo stesso collettiva ricerca di risposte e soluzioni altre da quelle che ci hanno per troppo tempo voluto imporre come le uniche giuste, le uniche ragionevoli, le uniche praticabili PER IL BENE COLLETTIVO. MA PER PIACERE! Direi che avete smesso di avere la credibilità che potevate avere fino a qualche anno fa per darcela a bere, ammesso e non concesso che la deste a bere all'Universo mondo. Signori miei, è giunto il tempo che vi caliate le brache. Fine della corsa, stop. Certo adesso sono cazzi di tutti e anche nostri, o forse soprattutto, perché siamo gli anelli deboli della catena. Ma non sarà sempre così. Il giro di vite è cominciato, è NON è processo reversibile, anche se qualcuno delle alte sfere, dei cosiddetti poteri forti, dei gotha e delle lobbies del potere internazionale si illude che così non sia. Piangerete sangue, cari miei, e ancora sarà poco rispetto alle colossali ingiustizie patite da troppi a vantaggio di troppo pochi. E ancora il bello deve venire.              

Ma ciò detto, e fatto il mio bel sfoghino...
Certo adesso sarebbe anche giunto il momento di sciallarsela un attimo.
Con 'sto caldo, poi, ma perché mai lavorare (che già in generale è attività che si dovrebbe ridurre al minimissimo indispensabile, e non è detto per fare una facille battutina, bensì con sempre maggiore e matura convinzione)? 

Guardate lei, ad esempio; il mio unico, insuperabile e adorato amore peloso (passato, ciò va detto, dalla tosatura stagionale e SOLO PER QUESTO non al massimo del suo abituale splendore):                            

Come se la sa godere lei, nessun altro/a al mondo all'interno di qualsiasi genere, specie e sottospecie animale e vegetale!

Laura

13 giugno 2012

25 maggio 2012

ITALIA DI IERI, ITALIA DI OGGI

OGGI MI SONO RILETTA UN POST LASCIATO NELLE BOZZE CHE AVEVO SCRITTO TEMPO FA.
MANCAVANO GIUSTO POCHE RIGHE CONCLUSIVE (E UNA BELLA IMMAGINE PERTINENTE), ED ECCOLO PRONTO.  
Il nostro amico Sergio mi ha consigliato un libro che mi sono precipitata a comprare in Feltrinelli, e sin dalle prime pagine ho capito che davvero ne valeva la pena. E' la Trilogia di Vigevano di Lucio Mastronardi: mi viene da definirlo come un Luciano Bianciardi meno noto e senz'altro sottovalutato, benchè molto stimato da Vittorini e Calvino, che lo aiutò ad entrare nella cerchia degli autori einaudiani.
A Vittorini Mastronardi scrisse, venticinquenne, una coraggiosa lettera di presentazione, dalla quale traspaiono il desiderio di un riconoscimento della qualità del proprio lavoro, ma anche l'umiltà di sottoporsi all'esame di grandi uomini di lettere. Lo scrittore si procurò così la stima e l'appoggio di Vittorini stesso e più tardi anche di Calvino; ciononostante fu sempre, anche per la sua ipersensibilità e le fragilità caratteriali, una figura di perdente, destinata a rimanere ai margini delle vicende importanti della letteratura del dopoguerra. Vicende rispetto alle quali avrebbe invece sicuramente meritato un ruolo da protagonista.
La Trilogia è un impietoso, a tratti rabbioso (e sempre anche disperato) ritratto dell'Italietta di provincia degli anni Cinquanta/Sessanta, soffocata dalla sua ignoranza, dalla sua grettezza, dalla sua angustia di vedute. L'Italietta da poco riemersa dai disastri della guerra, che vive il passaggio dalla civiltà contadina a quella industriale, con le prime "fabbrichette" e le prime avvisaglie del boom economico che farà la fortuna di pochi e creerà l'infelicità dei molti che cominceranno a sognare qualcosa di più del minimo tirare a campare, e invece dovranno ancora accontentarsi di meno di niente.
Cosa rende un libro come questo di una sconvolgente, direi drammatica attualità?
Il fatto che a scorrerne le pagine, a percorrere con Mastronardi le strade di Vigevano, a soffermarsi con lui nelle piazze, sotto i portici, ai banconi dei bar e sul sagrato della chiesa la domenica dopo messa, ad ascoltare i discorsi degli industrialotti, degli insegnanti e dei direttori di scuola, delle mogli infelici e insoddisfatte, e purtroppo anche degli operai - quelli che stanno sempre attaccati alle sottane del padrone, nella speranza che faccia cadere per compassione qualche briciola dal suo desco o anche solo per illudersi di essere un po' come lui, di vivere di luce riflessa -; ebbene, a vedere e sentire tutto ciò, ci si rende conto che in questo Paese cinquant'anni sono davvero passati invano. Sotto la pesante mano di vernice scintillante e tarocca data da Nostra Signora la Tivvù ai nostri paesaggi, alla nostra cultura, alla verità della vita quotidiana, con il suo bene e il suo male, con le fatiche e i problemi che la contraddistinguono; dietro il sipario del perenne avanspettacolo da quattro soldi, dei nani e delle ballerine, dei "quizzers", dei Grandi Fratelli e delle Isole dei Famosi/Nonfamosi/Cosìcosì, degli eterni ritorni dei Festival di Sanremo, della politichetta delle mafie, dei grandi e piccoli delinquenti, degli arrapati di soldi e battone/i, dell'inestirpabile vizietto della stecca, della mazzetta, del regalino, delle risate alle tre del mattino alle spalle dei poveri disgraziati, del trionfo dei buzzurri, dei ladri, delle puttane, degli evasori fiscali... Dietro tutto questo, non rimane altro che la stessa, identica, sconfortante Italietta da quattro lire di Mastronardi.
Che cosa c'è di diverso fra il "ganassa" che una sera sì e l'altra sì scende dall'auto di lusso davanti al bar centrale di Vigevano per mostrare i suoi trofei, ossia il macchinone e la sua signora addobbata di gioielli come un albero di Natale, e gli innumerevoli magnaccia vestiti dagli stilisti zarroni, i vari furbetti del quartierino, i papponi che non perdono occasione per portare in trionfo la bonazza di turno strabordante di silicone?
Nello stesso microcosmo della scuola, sempre indicativo specchio dei tempi e delle società, in questo microcosmo descritto con malinconica lucidità da Mastronardi (che era figlio di insegnanti e fu maestro egli stesso) quanti sono ancor oggi, a fronte di tante figure meritevoli e vergognosamente penalizzate, i burocratucci, le macchiette, i signori nessuno che in questo bozzolo hanno trovato la dimensione ideale per autoesaltarsi e darsi un ruolo, un'identità, un perchè, che altrimenti non sarebbero riusciti a conferirsi? E anche fuori dalla scuola, in quanti contesti ancora nell'Italia di oggi si possono trovare migliaia, milioni di questi meno di zero elevati a (inesistente) potenza?
Quante cose nella Trilogia di Mastronardi ci parlano, ahimè, del Paese attuale! La lista sarebbe lunga, ma giusto a titolo di esempio: la tronfia vanagloria dei dottoridirettoripresidispettori, l'autocelebrazione degli scribacchini che si sentono grandi giornalisti, la ripetitività soffocante dei riti della vita di provincia (e non solo... in molti dicono che questo nostro Paese è da considerarsi come un'unica, grande, imbozzolita provincia narcotizzata dalla televisione), la messa seguita non per devozione ma per esibizione e stanca partecipazione a un rito sociale, giammai religioso; la passeggiata e il caffè della domenica, la partita a carte nel vuoto spinto della mancanza di stimoli e svago, il calcio naturalmente, la centralità indiscussa e assoluta del vestito come biglietto da visita e lasciapassare per il riconoscimento, anzi, per l'accettazione nel consesso sociale.
Un Paese dimentico di se stesso e incapace di imparare dai propri errori.

http://lucameneghel.blogspot.com/2009/07/il-maestro-il-calzolaio-e-il.html

Laura

22 maggio 2012

15 maggio 2012

DIVERSITA' (SOTTOTITOLO: QUESTIONE DI STILE)

GUARDATE LEI:


E POI GUARDATE LEI:

ECCO. 

Laura

12 maggio 2012

UN SABATO COME TANTI ALTRI (TROPPI)

Bene, ed eccoci qua al fine settimana.
Si ripropone l'eterno quesito: si sta meglio durante la settimana stessa, quando si corre dentro la ruota come i criceti - immagine che ultimamente evoco spesso, in quanto mi pare la più aderente al nostro collettivo affannarci dei giorni feriali rincorrendo obbiettivi che mai saranno raggiunti - oppure quando ci si può fermare, scendere dal treno in corsa impazzito e...
Appunto.
E... cosa?
E... mettere a posto la spesa?
E... pulire casa?
E... vagare in Internet come un'anima in pena alla ricerca di stimoli virtuali, dato che sempre meno, sempre meno, sempre meno ne arrivano dal mondo reale?
E... scrivere mail segnalando i miei post su questo blog a un gruppo di "contatti" (mi fa sempre più sorridere amaro questo termine "contatti", esattamente come mi fanno sorridere gli "amici" di Facebook o le "cerchie" di Google+: contatti che non contattano, amici che non amicano, cerchie che non fanno cerchio. Nomi inventati per realtà inesistenti, laddove non siamo altro che sempre più, non spero ovviamente ma credo, monadi chiuse in una rassegnata accettazione di vite generalmente assai al di sotto delle proprie giovanili, colpevolmente ingenue aspettative e ambizioni); dicevo, scrivere mail a un sempre più selezionato e sparuto gruppo di contatti, dal quale ogni volta decido di togliere, piuttosto che aggiungere, qualche indirizzo, che tanto non mi risponderà mai e probabilmente nemmeno mi leggerà?
E... sentire che il tempo libero, piuttosto che apparirmi come una straordinaria risorsa da sfruttare in ogni minuto, in ogni secondo, mi appare come un vuoto pneumatico da attraversare, sperando che si esaurisca al più presto per tornare a correre dentro la ruota e così facendo non avere il tempo di pensare?
E... cercare di entrare nella testa degli altri (inutile tentativo), per capire se lo sentono anche loro che manca il senso, e fanno finta di niente oppure proprio non se ne accorgono?
E... non sapere delle due ipotesi quale preferire?
E... non sapere dove diavolo è finito il passato, che mentre si bruciava e non ne rimaneva che polvere non me ne sono accorta, e adesso mi pare di essermi persa tutto per strada, e di non avere né passato né futuro?
E... vedere che la gente figlia NONOSTANTE, e domandarsi se forse non sia in qualche modo una forma di risposta, o addirittura una forma di "saggezza della specie"?
E... sapere che scappare non è una soluzione, eppure desiderarlo sempre di più e non poterci fare niente?
E... andare tre giorni a Lione, che almeno vedo qualcosa di meglio che non la stazione di Sesto FS, i corridoi della metropolitana trasformati in suk dove la principale merce di scambio è la disperazione, i quartieri dei ricchi  che esisteranno in secula seculorum anche in mezzo alle peggiori crisi epocali, chiusi nel loro solipsistico vivere del possesso dei soldi anche se non necessariamente li spendono, ma li tengono lì e ciò basta a dar loro senso e soddisfazione?
E... pensare che aveva ragione Dietrich Bonhoeffer, artefice del fallito attentato a Hitler, quando elaborò la teoria del "problema degli stupidi", nella quale (come ben spiega Goffredo Fofi) si sostiene che:
1. contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza ma contro la stupidità non abbiamo difese. Lo stupido è soddisfatto di sé e non ascolta argomentazioni, ma parlandogli ci si accorge che non si ha a che fare direttamente con lui personalmente, ma con slogan, motti ecc. da cui egli è dominato.     
2. dovremo rinunciare ad ogni tentativo di convincere lo stupido.   
3. inutile cercar di capire cosa pensi “il popolo” da parte di chi pensa e agisce in modo responsabile. Utile è cercar di fare quanto è possibile perché reimpari a pensare, ma a partire da cosa se non dall'esempio di pochi, dall’attenzione che i non-stupidi potranno avere per loro, purché, aggiungo, siano davvero non-stupidi? 
4. L’Italia è un paese di stupidi, di un’immensa maggioranza di stupidi di cui facciamo in qualche modo parte tutti, catturati dal binomio diventato indissolubile, che ci ha drogati e pervertiti: il consumo-e-consenso. 
E... pensare che non dovrei avere pensieri così cinici ma invece dovrei amare COMUNQUE il diverso e l'altro da me, e provare non rabbia ma compassione per la moltitudine degli stupidi, ma non è imponendomelo razionalmente che ci posso riuscire?
E... guardare fuori dalla finestra e vedere che tutto è immobile, e che su tutto si sta stendendo la cappa afosa ammorbante mortifera che fra poco comincerà ad assediarci come implacabilmente accade ormai ogni anno, come una pena di contrappasso, come un rabbioso assedio ai nostri corpi collettivamente colpevoli dell'ammaloramento di questo disgraziato pianeta; un assedio che intacca poi anche la mente e l'anima, che non si riesce più nemmeno a pensare e a sentire dal caldo che fa e vorresti abbandonarti al calore che confonde i contorni delle cose, che tutto porta alla decomposizione, sederti e aspettare che siano le cose e gli eventi a fare di te ciò che vogliono e sia quello che sia una buona volta, deporre le armi, arrenderti, ammettere la sconfitta, saper dire "Va bene, okay, ho perso, ho combattuto e ho perso, ma almeno posso dire di averci provato"?   
E... doversi accontentare, e detestare il fatto di doversi accontentare, e ancora di più che TI DICANO che ti devi accontentare (perché il doversi accontentare ti appare come un'ingiusta punizione per colpe che non hai), con insopportabili sermoni che non hai più voglia di ascoltare perché è passato il tempo che eri una brava bambina che ascoltava ed eseguiva?
E... sentirsi indietro, indietro, indietro, mentre gli altri, NONOSTANTE, vanno avanti (non fa niente dove)? E in certi momenti invidiarli DA MORIRE, DA MORIRE, DA MORIRE, e desiderare di morire e rinascere fatta come loro, senza gli occhi per vedere, senza l'anima per sentire, e così poter vivere una vita interiore decente, che alle volte ti pare di essere venuto al mondo solo per star male da cani? 
E... accorgersi (provando per questo terrore e raccapriccio) che per la maggioranza delle persone che ci circondano non provi NIENTE, ma NIENTE DI NIENTE? Non affetto, non partecipazione, non condivisione, non interesse, non trasporto, non comprensione? 
E... sapere che sicuramente stai sbagliando qualcosa, ma non trovare il bandolo della matassa, l'uscita di sicurezza, il montaliano varco nella rete? 

Amen.

Laura   

8 maggio 2012

FRAGRANZE DIVINE

Da Corriere.it di oggi:

...ahhhhhhhhhhhhhhhh, beh, posso immaginare!!!
Ma ora, vogliamo conoscerne la fragranza. Non possiamo rimanere con questa curiosità.
Gelsomino?!? Sandalo?!? Vetiver?!? O il massimo della rara finezza, il Patchouli (su cui a suo tempo le Iene firmarono un memorabile servizio)? 
Ah, Began, donna toccata da sommo privilegio!

Laura

P.S. Presumo che per acconsentire a che tu gli baciassi i piedi, l'Unto del Signore (speriamo NON nei piedi) ti abbia ingiunto di dargliela. Ma cosa vuoi che sia stato, così piccolo pegno per così grande onore?    

GENI DEL MONDO BLOGGER

Questo è un GENIO:

E anche questo sa il fatto suo:

Ultimamente ne sto scoprendo parecchi.
Tutti sagaci, tutti spiritosissimi, tutti maledettamente bravi con la penna in mano.
E devo dirlo: da una parte sono invidiosa (vedi post
http://leromanderenart.blogspot.it/2012/04/mi-manca-lironia.html), ma dall'altra sono proprio contenta che esista questo straordinario mondo parallelo, questa Italia intelligente, riflessiva e sveglia, fatta di gente un po' diversa dai seguaci (maschi bavosi e femmine invidiose) di:


...e compagnia bella (bella?!? Figa, certo, in qualche caso, ma non per questo "bella gente"; ah, a proposito, l'ultima in basso a destra è la Canalis, per la cronaca. Credeteci, credeteci, anche perché è lei quella VERA, non quella VIRTUALE costruita pezzo per pezzo negli studi di posa e nelle mani dei truccatori).

E devo dire anche un'altra cosa: che il Roman ultimamente mi pare, nella sua veste grafica, quel pelo TROPPO lezioso, per non dire stucchevole. No, anzi, rettifichiamo: non che fino ad ora non lo sapessi. Lo sapevo, ed era voluto, cercato, fatto apposta.
Però però... mi sa che tra poco potrebbe scattare un restyling EPOCALE. Anche sulla scia di quanto osservo negli altri blog, ma non solo. Soprattutto in considerazione dei miei movimenti sismatici, che hanno quasi sempre  una proiezione abbastanza vistosetta verso l'esterno.  
Vedremo...  

Laura

7 maggio 2012

LODEVOLI INIZIATIVE PER LA FAME NEL MONDO

Da Repubblica on line di oggi:

Tre generazioni di Crawford a confronto: nonna Jennifer, mamma Cindy e la piccola Kaia di 11 anni. È la prima volta che le tre posano insieme, bellissime e sorridenti e lo fanno in vista della Festa della Mamma. Cindy, la supermodel dal patrimonio valutato in 100 milioni di dollari, è infatti la protagonista di un concorso lanciato per il marchio di moda JCPenney.com. In un video nel quale Cindy, Kaia e Jennifer si dichiarano il loro affetto, la supertop spiega il concorso. Gli utenti di Facebook devono postare un'immagine della propria madre e spiegare il dono più grande che lei ha fatto loro sulla pagina del brand. L'utente che posterà il ricordo più bello potrà vincere 1000 dollari di shopping da fare con la propria madre, in compagnia di Cindy Crawford.


Laura

SULLE ELEZIONI IN FRANCIA

PRIMO:
Parto dal presupposto che il nostro futuro non sarà più tanto segnato dalle forze politiche, dalle loro strategie e decisioni, dalla destra o dalla sinistra o dal sopra o dal sotto, quanto piuttosto da altri fattori e attori; e questo non lo dico io, caccola qualunque, ma numerosi cervelloni esperti di questi temi.
Un po' per questa consapevolezza, e un po' perché mi devo francamente sforzare, ma proprio parecchio sforzare, per non sposare la tesi dei qualunquisti secondo la quale "sono tutti uguali" - e mi sforzo più per non andare a mescolarmi con loro che per la convinzione che non abbiano almeno un po' ragione; convinzione della quale sempre meno sono convinta, non per quanto concerne le idee ovviamente, bensì per le persone che in questa congiuntura storica le rappresentano - dunque dicevo, un po' per questo e un po' per quello, non sono certo qui a commuovermi a calde lacrime per la vittoria di Hollande. Per quanto Sarkozy mi stesse cordialmente sulle palle, con quella sua arietta da parvenu riverniciato e la sua arrogante ansia di protagonismo e riscatto da quelle che lui stesso considerava di sé le sconvenienti origini di immigrato sfigato.
Ciò detto, poiché siamo in piena era "Mi-tocca-scegliere-il-meno-peggio-fra-quel-che-mi-passa-il-convento", meglio comunque Hollande. O per meglio dire, meglio comunque un socialista (o uno che dichiara di esserlo, mettiamola così) piuttosto che un fascista. Che poi il sedicente socialista sia Hollandesarcazzochiè o Unaltrosarcazzochiè, mi risulta di secondaria importanza.
E ciò per quanto strettamente attiene alla questione politica.
Ma soprattutto...
SECONDO:
Attendevo con ansia il risultato elettorale francese per veder sloggiare dall'Eliseo la donna che più mi sta sulle palle nell'intero panorama del jet set internazionale: LA CARLA'.
La mia scarsa simpatia per la "signora" non è cosa nuova per i lettori di questo blog (si vedano al proposito i post etichettati "Carla Bruni").
Immenso dunque il mio giubilo nello scoprire che all'indomani della pesante sconfitta del marito - che definirei, senza tema di esagerare, l'uomo più opportunisticamente sposato da una donna in tutto il secolo XXI, e anche nel XX da poco concluso - i numerosi detrattori francesi della Carlà si sono scatenati su Twitter, prendendola sanguinosamente per i fondelli.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhh, qual godimento, qual soddisfazione! Qual momento di intensa condivisione di satanici sberleffi all'indirizzo della modella-cantante-compagna-comunista-del-filosofo-comunista-e-dopo-di-suo-figlio-e-poi-ho-cambiato-idea-non-sono-più-di-sinistra-perché-mi-conviene-sposare-questo-tappo-fascista-e-quindi-faccio-di-necessità-virtù-e-mi-metto-le-ballerine-perché-se-no-si-vede-che-gli-piscio-in-testa-e-lui-non-potrebbe-mai-sopportare-di-avere-una-moglie-più-alta-di-lui-e-poi-al-volo-ci-faccio-una-figlia-che-ci-sta-sempre-bene-per-pararmi-il-culo-anche-sul-dopo-presidenza-che-avevo-già-capito-qualche-mese-fa-che-buttava-male-e-quindi-mi-sono-blindata-il-futuro-per-benino-mica-che-questo-se-non-gli-servo-più-come-bella-statuina-mi-scarica-son-più-furba-io-di-lui.
TERZO:
In ogni caso, a sinistra SIAMO SEMPRE MEGLIO, uomini o donne che siamo. E lo siamo primo per il cervello, e secondo se permettete anche per lo stile, che non è acqua e se non ce l'hai non te lo inventi.
Se vogliamo rimanere sul femminile, basta confrontare la Carlà, Master of the Universe della categoria "faccia smorta figa forta" nonché di quella "non so fare una beata minchia ma mi faccio largo grazie ad altre doti", con la neo-première dame, la giornalista Valérie Trierweiler. Primo, appunto, la Trierweiler è una giornalista e non un'ex modella, con tutto il rispetto per le modelle ed ex modelle. Secondo, non ha l'aria di una geisha invecchiata incrociata con una bambola di porcellana a cui sono stati rinforzati di recente gli zigomi con il DAS. Terzo, non ha cambiato fulmineamente guardaroba durante la campagna elettorale del marito, passando dal massimo dello scianto stralusso al look "finto-donnetta della banlieue" nel patetico tentativo (complimenti alla sagacia dei consulenti d'immagine di Nicolas) di farla sembrare "una qualunque" in considerazione dei tempi di crisi, e in tal modo favorire la rielezione del consorte. Quarto, si è messa con Hollande PRIMA che diventasse un uomo molto potente, anzi, a ben vedere MENTRE ancora lui si riprendeva dal tostone politico subito dalla precedente compagna, la Royal, e si metteva a far politica in proprio dopo aver fatto il suo uomo-ombra. E ho come il sentore che preferirà di gran lunga far politica attiva al fianco del marito piuttosto che figliare a scopo politico.
Capito, mia bella gente di destra e mia bella Carlà, come si sta al mondo, come si fa politica e come ci si presenta all'opinione pubblica se si ambisce a fare la moglie di Monsieur le Président (e possibilmente non per una sola legislatura, stile meteora)?  
QUARTO:
Segnalo a margine, a puro scopo liberatorio, cosa penso del parere sul risultato elettorale francese che la "signora" Llera Moravia, di cui ingenuamente pensavo di essermi liberata datosi che da anni non esternava più su tutto e tutti, ha sentito invece l'insopprimibile necessità di esprimere:

"«Moi française» non avrei votato per Hollande."

Ebbene, come sacrosantemente hanno detto stamattina alla rassegna stampa delle 8.00 su Radio Pop, 

E CHISSENEFREGA????????????????????

Laura    

6 maggio 2012

IL PIANISTA. CIOE', PROPRIO NEL SENSO DEL PIANISTA PER ANTONOMASIA



JAVIER MARIAS - UN CUORE COSI' BIANCO

"(...) E l'impazienza derivava dalla consapevolezza che non avrei mai più sentito ciò che non avessi udito in quel momento; non ci sarebbe stata ripetizione, come quando si ascolta un nastro o si guarda un video e si può tornare indietro, no, ogni sussurro non catturato e non compreso sarebbe andato perduto per sempre. E' la disgrazia di quanto ci succede e non viene registrato, o peggio ancora, nemmeno saputo né visto né sentito, perché in seguito non sarà possibile recuperarlo. Il giorno in cui non siamo stati insieme non potrà essere modificato, ciò che ci avrebbero detto al telefono quella volta che non abbiamo risposto non verrà detto mai più, né con le stesse parole né con lo stesso valore, e tutto sarà leggermente diverso o diverso del tutto per la mancanza di coraggio che ci dissuase dal rispondere. Ma anche se quel giorno siamo stati insieme, o eravamo a casa quando ci hanno telefonato, o abbiamo avuto il coraggio di parlare vincendo la paura e dimenticando il rischio, anche così nulla potrà ripetersi, di conseguenza arriverà un momento in cui l'essere stati insieme sarà come non esserlo stati, o aver risposto al telefono come non averlo fatto, e aver avuto il coraggio di parlare come aver taciuto. Anche le cose più indelebili hanno una durata, come quelle che non lasciano traccia o neppure succedono, e se le possiamo prevedere, annotare o registrare e filmare, e ci circondiamo di promemoria e addirittura cerchiamo di sostituire l'accaduto con la sua mera conferma, registrazione e archiviazione, di modo che ciò che accade realmente non sia, fin dall'inizio, che il nostro annotare, registrare o filmare, nient'altro; pure in quest'infinito perfezionamento della ripetizione avremo perduto il tempo in cui davvero le cose accaddero. (...). E nonostante tutto non possiamo far altro che impostare la nostra vita ad ascoltare e a vedere e a partecipare e a sapere, convinti che la nostra vita dipenda dallo stare insieme un giorno o dal rispondere a una telefonata, o dall'avere il coraggio, o da commettere un crimine o causare una morte e sapere che è stato così. A volte ho la sensazione che niente di ciò che succede succeda davvero (...) e la debole ruota del mondo viene spinta da smemorati che ascoltano e vedono e sanno ciò che non si dice e non avviene e non si conosce né si può dimostrare. Ciò che avviene è identico a ciò che non avviene, ciò che scartiamo o ignoriamo identico a ciò che accettiamo o afferriamo, ciò che sperimentiamo identico a ciò che non proviamo, tuttavia la vita passa e passiamo la vita a scegliere a rifiutare a selezionare, a tracciare una linea che separi quelle cose che sono identiche e faccia della nostra storia una storia unica da ricordare e da raccontare. Impieghiamo tutta la nostra intelligenza e i nostri sensi e le nostre ansie al fine di discernere ciò che sarà uniformato, o che lo è già, e per questo siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute, di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate, quando l'unica certezza è che nulla si afferma e tutto si perde. O forse non c'è mai stato niente." 

"(...) Il mondo intero spesso si muove solo per smettere di occupare il proprio posto e usurpare quello di un altro, solo per questo, per dimenticare se stessi e sotterrare il passato, tutti ci stanchiamo indicibilmente di essere ciò che siamo e ciò che siamo stati. (...)"   


2 maggio 2012

PICCOLE BUGIE TRA AMICI

Adesso che mi sono un po' svegliata fuori con lo streaming - nel senso che dopo aver annaspato come un'anatra imbranata nel web, pensando che tutti i siti fossero buoni per guardarsi in quattro e quattr'otto un film aggratis senza problemi (AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!), ho capito come gira il giro e ho individuato quei due/tre siti giusti dove EFFETTIVAMENTE ciò è possibile - in queste sere malinconiche mi vado a pescare tutte le pellicole recenti che al cinema mi tocca perdere perchè c'è sempre qualcosa di più meritevole della spesa dei 7 euri di biglietto, e che però mi rimangono tutti sullo stomaco e mi spiace essermerli persi sul grande schermo.
Spesso, lo devo ammettere, non si rivelano gran film, o sono proprio delle vere sole.
Però qualcuno non è male.
Dopo la caragnata a seguito della visione di One day, ieri sera mi sono ripescata Piccole bugie tra amici, che è uscito pochissimo tempo fa:
Dopo aver visto Il grande freddo di Kasdan, questo non può che essere considerato un buon remake attualizzato, come molte recensioni on line fanno notare. E la sceneggiatura pecca di qualche ingenuità (se non le vogliamo considerare delle strizzatine d'occhio all'emotività dello spettatore; non per niente il titolo francese del film è Muchoirs, ossia Fazzolettini).
Però, mi ha preso di più dell'antecedente americano. Perchè anche se lì sia la regia sia gli attori erano più forti, qui la forza sta invece nell'attualità dei personaggi e dei problemi che si portano appresso. Un po' enfatizzati, forse, anche per spettacolarizzare la vicenda e "agganciare" maggiormente l'attenzione dello spettatore. Ma non c'è niente di poi così lontano dalla realtà che ci sta intorno e che, per certi aspetti, mi riguarda in prima persona.
Il gruppone di 40/50enni parigini (tutti di ceto medio-alto, bontà loro, e questo allontana il film dalla vita vera dei tempi di crisi che stiamo vivendo) che per le vacanze si riunisce, come ogni estate, nella tenuta di Cap Ferrat del più ricco e insopportabile (ma anche generoso) di loro, e si ritrova a raccogliere i cocci dei rispettivi fallimenti esistenziali, dice molto dei nostri tempi, e molto anche della mia generazione.
Gli uomini sono, ovviamente, immaturi, capricciosi, infantili, egocentrici, insicuri, soprattutto nei rapporti con le donne e addirittura, talvolta, rispetto alla propria identità sessuale (!!!).
Le donne sono stanche e rassegnate rispetto a questi mariti e compagni che somigliano di più a dei figli, e si ritrovano poco gratificate; oppure a loro volta sono inquiete, e saltabeccano da una storia inutile e passeggera ad un'altra.
Uno sconfortante panorama di soggetti fragili, pesantemente regressivi, cocainomani, nevrotizzati, egoisti e grettucci anzicheno, ma in definitiva nemmeno cattivi, anche se a tratti cinici; e comunque legati fra loro da sincero affetto. Tuttavia, ecco, a tal proposito verrebbe da dire: ma il gruppone che alla fine, dopo essersi scannato e sbugiardato, matura in una volta sola con la morte inaspettata dell'amico di tutti, che hanno lasciato in ospedale dopo un terrificante incidente partendo ugualmente per le vacanze collettive, e che al suo funerale celebra anche il funerale della propria spensierata giovinezza, ritrovandosi in un catartico abbraccio collettivo, NELLA VITA VERA DI NOI QUASI QUARANTENNI, DOVE SI E' VISTO MAI?!?
Perchè nella nostra generazione il gruppone al massimo poteva esistere, e resistere a se stesso, non per più di un paio di annetti, a cavallo fra liceo e università. E trattavasi di tutt'altro che di un gruppo così coeso e intimamente legato come questo del film, bensì alquanto sgangherato, e in definitiva del tutto affettivamente inconsistente, oserei anzi dire INESISTENTE.
In questo non mi sono un granchè ritrovata nella vicenda del film.
Ma per il resto, direi che ahimè ci siamo abbastanza.
E non c'è proprio niente da ridere. Mentre scorrono i titoli di coda, stai lì a rimuginare e a masticare amaro.

Laura