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21 aprile 2014

PASQUA 2014



PRANZO IN CASA CON PAOLO & NICOLO', E POI AL CINEMA ALL'UCI BICOCCA.
ABBIAMO VISTO QUESTO:


BELLISSIMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

21 febbraio 2014

CINEMA - 2

CINEMA




IMMENSA

10 ottobre 2013

TRENO DI NOTTE PER LISBONA



"Quando siamo giovani viviamo come fossimo immortali. Il sapere che siamo mortali ci danza attorno come un fragile nastro di carta che ci sfiora appena. Quand'è che le cosa cambiano? Quando il nastro si fa più stretto, sino a soffocarci?"

Amadeu de Prado, Um ourives sa palavras (un libro immaginario di un autore immaginario)

“Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso. Perciò colui che disprezza il suo ambiente non è la persona che per esso si rallegra o soffre. Nella vasta colonia del nostro essere c’è una folla di molte specie che pensa e sente in modo diverso”

Fernando Pessoa, Livro do desassossego, annotazione del 30/12/1932

http://www.cultframe.com/2013/04/treno-notte-per-lisbona-film-bille-august/ http://www.retrospettive.com/bille-august-treno-di-notte-per-lisbona/ http://en.wikipedia.org/wiki/Night_Train_to_Lisbon
http://livros-que-li-e-reli.blogspot.it/2013/02/um-ourives-das-palavras_21.html

3 ottobre 2013

LA MUSICA DENTRO LA VITA


Visto stasera in streaming...
Anche questo, come Sting ieri sera, dritto al cuore.

Laura

30 luglio 2013

LA MIGLIORE OFFERTA


Gran bel film, per quanto davvero angosciante, visto già qualche tempo fa.
Oggi ho pescato questa bella rece, che mi ha dato da pensare su alcune implicazioni che non avevo ben messo a fuoco, essendomi fatta distrarre dall'argomento "di superficie", ossia la relazione perversa fra i due protagonisti, senza porla in diretta connessione con tutto il tema del "possesso dell'arte". Il che invece è sicuramente da fare, essendo i due topics strettamente correlati nella visione del regista.  

http://www.espoarte.net/rubriche/cinema/la-migliore-offerta-il-culto-di-unarte-irrangiungibile/#.UfelXoJH6Ul

Laura

2 maggio 2012

PICCOLE BUGIE TRA AMICI

Adesso che mi sono un po' svegliata fuori con lo streaming - nel senso che dopo aver annaspato come un'anatra imbranata nel web, pensando che tutti i siti fossero buoni per guardarsi in quattro e quattr'otto un film aggratis senza problemi (AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!), ho capito come gira il giro e ho individuato quei due/tre siti giusti dove EFFETTIVAMENTE ciò è possibile - in queste sere malinconiche mi vado a pescare tutte le pellicole recenti che al cinema mi tocca perdere perchè c'è sempre qualcosa di più meritevole della spesa dei 7 euri di biglietto, e che però mi rimangono tutti sullo stomaco e mi spiace essermerli persi sul grande schermo.
Spesso, lo devo ammettere, non si rivelano gran film, o sono proprio delle vere sole.
Però qualcuno non è male.
Dopo la caragnata a seguito della visione di One day, ieri sera mi sono ripescata Piccole bugie tra amici, che è uscito pochissimo tempo fa:
Dopo aver visto Il grande freddo di Kasdan, questo non può che essere considerato un buon remake attualizzato, come molte recensioni on line fanno notare. E la sceneggiatura pecca di qualche ingenuità (se non le vogliamo considerare delle strizzatine d'occhio all'emotività dello spettatore; non per niente il titolo francese del film è Muchoirs, ossia Fazzolettini).
Però, mi ha preso di più dell'antecedente americano. Perchè anche se lì sia la regia sia gli attori erano più forti, qui la forza sta invece nell'attualità dei personaggi e dei problemi che si portano appresso. Un po' enfatizzati, forse, anche per spettacolarizzare la vicenda e "agganciare" maggiormente l'attenzione dello spettatore. Ma non c'è niente di poi così lontano dalla realtà che ci sta intorno e che, per certi aspetti, mi riguarda in prima persona.
Il gruppone di 40/50enni parigini (tutti di ceto medio-alto, bontà loro, e questo allontana il film dalla vita vera dei tempi di crisi che stiamo vivendo) che per le vacanze si riunisce, come ogni estate, nella tenuta di Cap Ferrat del più ricco e insopportabile (ma anche generoso) di loro, e si ritrova a raccogliere i cocci dei rispettivi fallimenti esistenziali, dice molto dei nostri tempi, e molto anche della mia generazione.
Gli uomini sono, ovviamente, immaturi, capricciosi, infantili, egocentrici, insicuri, soprattutto nei rapporti con le donne e addirittura, talvolta, rispetto alla propria identità sessuale (!!!).
Le donne sono stanche e rassegnate rispetto a questi mariti e compagni che somigliano di più a dei figli, e si ritrovano poco gratificate; oppure a loro volta sono inquiete, e saltabeccano da una storia inutile e passeggera ad un'altra.
Uno sconfortante panorama di soggetti fragili, pesantemente regressivi, cocainomani, nevrotizzati, egoisti e grettucci anzicheno, ma in definitiva nemmeno cattivi, anche se a tratti cinici; e comunque legati fra loro da sincero affetto. Tuttavia, ecco, a tal proposito verrebbe da dire: ma il gruppone che alla fine, dopo essersi scannato e sbugiardato, matura in una volta sola con la morte inaspettata dell'amico di tutti, che hanno lasciato in ospedale dopo un terrificante incidente partendo ugualmente per le vacanze collettive, e che al suo funerale celebra anche il funerale della propria spensierata giovinezza, ritrovandosi in un catartico abbraccio collettivo, NELLA VITA VERA DI NOI QUASI QUARANTENNI, DOVE SI E' VISTO MAI?!?
Perchè nella nostra generazione il gruppone al massimo poteva esistere, e resistere a se stesso, non per più di un paio di annetti, a cavallo fra liceo e università. E trattavasi di tutt'altro che di un gruppo così coeso e intimamente legato come questo del film, bensì alquanto sgangherato, e in definitiva del tutto affettivamente inconsistente, oserei anzi dire INESISTENTE.
In questo non mi sono un granchè ritrovata nella vicenda del film.
Ma per il resto, direi che ahimè ci siamo abbastanza.
E non c'è proprio niente da ridere. Mentre scorrono i titoli di coda, stai lì a rimuginare e a masticare amaro.

Laura                    

28 aprile 2012

UN FILM PROPRIO DIMMMMERDA

L'altra sera ero in vena di serata film al computer "stile latte e biscotti", come direbbe la mia vicina di casa Sara. Giornata stronza alle spalle, gatta inusualmente tranquilla, sola in casa, minestrina veloce per cena che così il problema di mangiare si era risolto in 20 minuti.
Situazione ideale per un bel film d'ammmmore in streaming. Ravano per quella solita bella mezz'ora in Internet (perché NON E' AFFATTO VERO che guardare i film in streaming sia cosa semplice; se lo fosse, saremmo in Paradiso). Finalmente individuo un sito che non fa pagare/non ti propone i film che si interrompono sul finale facendoti venire una crisi isterica/non si impastano durante la visione/non ti fanno altri scoccianti barbatrucchi, e mi viene la MALAUGURATISSIMA idea di guardarmi One day:
Trama, già di suo tutto un programma quanto a sagra della sfiga: lui e lei si conoscono all'Università di  Edimburgo negli anni Ottanta, la sera dei festeggiamenti dei neolaureati. Lei povera e intellettualmente brillante, lui ricco e cazzone, ma MOSTRUOSAMENTE, VERGOGNOSAMENTE affascinante. Finiscono a letto, ma lei è una colossale imbranata con gli occhialetti e lui, che già si sfregava le mani per la "botta e via", capisce di aver trovato tutto tranne che la tipa giusta per un divertimento passeggero. Cilecca totale, ma inutile dire che al tempo stesso scatta tra i due la scintilla fatale. Il tutto in mezzo a degli estenuanti detti e non detti che da qui li porteranno a incrociarsi per la bellezza di vent'anni SENZA CONCLUDERE UNA BEATA MINCHIA, fra i rispettivi successi (pochi), fallimenti (parecchi), morti dei congiunti (la madre di lui, ovviamente per cancro che ci sta sempre bene), unioni e matrimoni sbagliatissimi (di entrambi e degli ex compagni di scuola), qualche sporadica scopata per consolarsi vicendevolmente nei rispettivi momenti down, litigate mostruose, causa prima il fatto che lui sin dall'inizio si distingue, ovviamente, per la sindrome da cazzonite maschile, che gli piazza due colossali fette di salame sugli occhi e gli impedisce di capire da quella sera fatale della laurea che LEI, E SOLO LEI è la donna della sua vita. Non solo, ma in uno degli innumerevoli tira e molla le va pure a dire che "ha pensato tanto a loro due insieme, ma a lui piacciono un po' tutte, e con lei non potrebbe fare altro che una cosa seria" (sottinteso, naturalmente: "...che non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di fare, perché il richiamo della foresta è più forte di ogni altra cosa"; cioè, a parità di età, ossia 23/24 anni, lei quanto a testa è già come se ne avesse 40, lui ne ha ancora 15 e, per come il film va avanti, li avrà per parecchio tempo). 
Insomma, una menata che si trascina per un'ora e mezza di proiezione, fino a quando FINALMENTE lui scende dal suo pero, e si decide ad andarla a cercare dopo averla fatta stare di mmmerda per quel bel 15 anni, e dopo lo sfacelo del proprio stesso divorzio dalla moglie bellissima, ricca e fedifraga (che gli ha dato tuttavia una bellissima bambina). Lei lascia il secondo fidanzato clamorosamente sbagliato e i due si mettono alleluja insieme, e progettano il matrimonio. 
SENONCHE'. E arriviamo al finale.
Senonché, il regista e gli sceneggiatori bastardi pensano bene di averci tenuto con le chiappe in mano per due ore per poi non concederci nemmanco la soddisfazione del lieto fine. Ora, io dico: ma chi gli ha detto a questi che il lieto fine è banale, è scontato, è finto, non rende il film sufficientemente serio e realistico, e bla bla bla? E quand'anche fosse, MA CHISSENEFREGA?!? VOGLIAMO IL LIETO FINE, PORCO MONDO!!! VOGLIAMO QUESTI DUE CHE DOPO TUTTA UNA VITA SI SPOSANO, FANNO QUARANTA FIGLI E SI ADORANO PER I RESTANTI 50 ANNI DELLA LORO VITA, OVVIAMENTE LONGEVISSIMA!!! Se no, scusa, se non me ne fregava niente del lieto fine mica mi mettevo a vedere One day!!! Mi sceglievo il film d'essai, quello intellettuale, fine, che non ha la trama, tutto piani sequenza, che non si capisce non solo come finisce, ma nemmeno come inizia e cosa ci ha in mezzo. 
Giusto?!?
E INVECE NO. Perché i due non fanno in tempo a godersela che, nell'ordine:
1. non riescono ad avere figli; e fin qui, passi. Si capisce che la cosa non li fa felici, specialmente lei, ma insomma amandosi da impazzire una qualche soluzione la troveranno. Niente potrà impedire loro di vivere felici e contenti.
2. Niente, tranne l'irreparabile: perché lei, ovviamente dopo avergli lasciato un messaggio d'amore strappacuore sulla segreteria del cellulare, VIENE TRAVOLTA DA UN CAMION MENTRE TORNA A CASA IN BICICLETTA E... MUORE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
MA CHE STRONZI SIETE!?!? MA MI FATE PIANGERE COME UNA FONTANA, GIA' CHE CI HO AVUTO QUELLA GIORNATA DI MMMERDA CHE CI HO AVUTO E VOLEVO RILASSARMI CON UN FILM CHE MI FACESSE VEDERE TUTTO IL CONTRARIO DELLA VITA VERA!?! MA VEDETE UN PO' DI ANNARVENE AFF...
Ancora la mattina dopo quando mi sono svegliata ero lì a pensare a lui distrutto nel letto, ubriaco e disperato dopo la morte di lei, e che poi si rifà una vita facendo la pace con l'ex di lei, che lo odiava sapendo che lei stava con lui essendo innamorata di quell'altro, e portando la figlia a vedere le colline intorno a Edimburgo dove era andato con lei il giorno dopo quella famosa notte della festa di laurea, che lei gli aveva proposto di trascorrere una giornata insieme "da buoni amici".
Seeeeeeeeeeeeeeeee, da buoni amici... col cavolo!!! Povera illusa! Quando le cose cominciano così, giammai si potrà essere "buoni amici". Cioè, si passerà tutta la vita a chiedersi che cazzo si è, senza andare a finire da nessunissima parte. Come il film realisticamente evidenzia.
Però, dico, si poteva anche evitare di mandarla a morire, 'sta povera Crista.
E soprattutto, di rovinare a me la mia serata "latte, biscotti ed evasione dalla vita vera".

Laura                      

19 febbraio 2012

CINEMA: "HUGO CABRET" DI MARTIN SCORSESE

Non un gran film, secondo me.
Non so, qualcosa non funziona... forse troppi elementi, nessuno dei quali messo nel giusto rilievo... o forse la sceneggiatura lenta, che non procede...
PERO'...
Qualcosa di buono comunque me lo sono portato a casa. E cioè la storia del geniale cineasta George Méliès:

http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_M%C3%A9li%C3%A8s

interpretato da un Ben Kingsley straordinariamente somigliante, e senza nemmeno troppo trucco:


...proprio vero che, per dire una banalità, non si finisce mai di imparare!
E chi la conosceva tutta la sua storia?
E invece, è una storia INCREDIBILE, e che ha dato vita a dei capolavori del sogno e della fantasia:
http://www.saeure.ch/super8/melgal.html








CHE MERAVIGLIA!!!!!!!!!!!!!!!!

10 giugno 2010

QUESITO

Perchè ho visto Mouchette - Tutta la vita in una notte di Robert Bresson, e non ho capito che è un capolavoro della cinematografia di tutti i tempi (e una volta tanto non l'ha capito neanche Cri, che di solito mi dice che sono anti-culturale e dovrei vergognarmi di dire che mi annoio quando guardiamo i film d'essai)?
Bah... certo che arginare l'ignoranza è dura...

Laura

6 aprile 2010

"ALICE IN WONDERLAND" DI TIM BURTON

...beeeeeeeeeeeeeeello!!!!!!!!!!!!!!!
E inoltre, a ben vedere, MOLTO più vicino al reale di quanto si pensi... inquietanti somiglianze con personaggi del "mondo di qua"...

Laura

8 novembre 2009

NUOVI FILM, NUOVI LIBRI, NUOVA MUSICA: DIAMOCI DEGLI STIMOLI

Fra venerdì e ieri sera mi sono un po' rimessa in pari con il cinema, che ultimamente frequentiamo meno, avendo molte possibilità di vedere ottimi film, magari non nuovi e non recenti ma meritevolissimi o addirittura imperdibili, con e-mule.
Venerdì ho visto Julie & Julia, con la solita eccezionale Meryl Streep. Una commediola molto carina, ben recitata non solo da lei ma da tutti e molto curata nei dettagli; e non un film solo d'evasione, ma anche sulle difficoltà della vita, diverse per due donne appartenenti a epoche differenti, ma per entrambe difficoltà non da poco.
Facile per me identificarmi con la giovane newyorkese Julie. Felicemente sposata con un giornalista, con il quale avvia l'avventura del matrimonio in un appartamentino bohemienne stipato di carabattole sopra una sfigatissima pizzeria negli sfigati Queens, Julie si arrabatta fra i telefoni di un orrido call center e le vecchie amiche, che nel frattempo sono diventate delle insopportabili carrieriste, e non smette di sognare il successo come scrittrice.
Alla sera e nei fine settimana affoga i suoi dispiaceri... nelle creme e nei sughi: si diletta infatti di cucina, ed è un'ammiratrice sfegatata di una insuperabile cuoca che fra gli anni '50 e '60 ha realmente spopolato in America con il suo libro di ricette e le sue lezioni di cucina in televisione: Julia Child (che vi mostro qui sopra in un fotogramma tratto dalle sue apparizioni televisive).
La via d'uscita rispetto alle frustrazioni quotidiane diventa per Julie il suggerimento del suo adorabile e partecipe marito: perchè non dare vita a un blog nel quale, per un anno, proporre ogni giorno una ricetta dal libro di Julia Child, dalla stessa Julie preparata?
E così parte la sfida, che naturalmente è soprattutto sfida con se stessa e difficile battaglia contro le avversità del mondo esterno e anche contro le proprie insicurezze, nate dall'impossibilità di coltivare nella sfera professionale le proprie prerogative e capacità. E che diventa anche confronto a distanza (il sogno di un incontro ravvicinato non si avvererà) con Julia, più la Julia immaginata che quella reale, ma forse in fondo, come giustamente dice il marito di Julie, quella per lei più importante. Insomma, un film carino e rilassante, non privo però di spunti di riflessione e di una sua semplice, ma giusta morale.

Ieri sera, invece, scorpacciata di musicone, inseguimenti spericolati, drammatici faccia a faccia, ma soprattutto di Johnny Depp: siamo andati a vedere Nemico pubblico, basato sulla storia vera del gangster John Dillinger nella Chicago degli anni '30. Il film avrebbe la pretesa di uscire dai limiti della perfetta ricostruzione storica e ambientale e del filmone hollywoodiano, per realizzare una lettura più profonda e psicologica del confronto fra i due protagonisti, il bandito e il poliziotto dell'FBI che gli diede realmente la caccia fino alla resa dei conti finale. Un po' come in Heat - La sfida, che ripropone lo stesso tema in un contesto moderno, avvalendosi della bravura di De Niro (il bandito) e Pacino (il rappresentante della legge) per innescare una riflessione sul bene e il male.
Depp e tutti gli altri sono bravi, sulle ricostruzioni e la fotografia niente da dire, ovviamente le scene d'azione, rapine e inseguimenti, sono pressochè perfette. Ma il film si ferma, rispetto ai suoi più ambiziosi obbiettivi, a metà del guado, non approfondendo a sufficienza gli spunti psicologici e anche gli aspetti sociologici della vicenda di Dillinger, spunti e aspetti che si limita a suggerire.
...comunque, prendere prende, sono due ore con il fiato sospeso. E POI JOHNNY E' TANTO, TANTO BELLO, E TANTO, TANTO SEXY!!!

Ci sono delle interessanti novità anche musicali: vi consiglio l'ultimo album di Sting, appena uscito, di cui qui sopra vedete la (già stranota) copertina.
L'album è accompagnato da un forte battage pubblicitario, anche perchè ben si adatta alle festività natalizie alle porte, essendo una ripresa molto fine e originale di antiche ballate popolari dell'Inghilterra del nord sul tema dell'inverno.
Secondo me è fatto molto bene, considerando che l'impresa era di quelle particolarmente ardue e ambiziose; avventurarsi sul terreno della musica antica e popolare collaborando con musicisti abituati a muoversi in quell'ambito, venendo dal rock e dal pop, non è mai infatti un'operazione da affrontare a cuor leggero. Ma la curiosità intellettuale, l'intelligenza e la musicalità di Sting l'hanno fatto cadere in piedi. Forse l'intero album, ascoltato di seguito, è appena appena noiosetto; ma è l'unico piccolo limite di questo lavoro. La finezza e il buon gusto delle scelte negli arrangiamenti e la contaminazione con il jazz sono invece i suoi punti di forza, e garantiscono una qualità che non scende mai sotto un certo livello.

Quanto alle novità nelle letture, prima del cinema ieri ho fatto incetta di romanzi, tutti di Adelphi (e quindi tutti della categoria "Prepariamoci a una letturina impegnativa"):

- La storia di un matrimonio, di Andrew Sean Greer, di cui leggo su http://nuke.ilsottoscritto.it/Default.aspx?tabid=1045: "(...) è una sorta di giallo epistemologico che indaga il difficile cammino conoscitivo di se stessi e dell’altro da sé . “Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo” è la frase di apertura del romanzo e quella che più spesso ricorre, a mo’ di refrain, nel corso del suo svolgimento. A pronunciarla è Pearl, la moglie devota di Holland Cook, che, divenuta ormai nonna, ricostruisce il suo passato nel tentativo di capire il suo singolare legame con il marito. (...)".
- Nè giusto nè sbagliato, di Paul Collins, che affronta il tema dell'autismo (http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-paul_collins/sku-12087789/ne_giusto_ne_sbagliato_.htm)
- Nella penombra, di Juan Benet: "Due donne, una anziana e una giovane, zia e nipote, siedono nella penombra di uno studio spazioso, e parlano. Di che cosa? Di un messaggero che dovrebbe arrivare, del suo messaggio che dovrebbe chiudere una ferita aperta molto tempo prima." (da http://www.bol.it/libri/Nella-penombra/Juan-Benet/ea978884590838/).
- Ritorno a casa, di Natasha Radojcic-Kane: "Halid ha molti conti in sospeso. Dalle trincee di Sarajevo è tornato con una reputazione da eroe, un incubo ricorrente e parecchio denaro di origine poco chiara. Per sbarazzarsi della prima gli basterà una partita di caccia con due amici d'infanzia, finita sparando con armi da guerra agli unici animali sopravvissuti nei boschi intorno al villaggio, i gufi. Per non vedere più quella ragazza cadere al rallentatore, colpita a morte, sarà forse sufficiente smettere di dormire. Ma liberarsi del denaro, o moltiplicarlo - ed è il denaro con cui Halid vorrebbe riscattare il suo amore di un tempo, ora ostaggio di una donna e di una storia crudele - risulta più difficile." (da http://www.nonleggere.it/default.asp?content=%2Fesordienti%2Fblu4%2Fnatasha%5Fradojcic%2Dkane%5Ftesto%2Fschedatesto%2Easp).

Ho invece iniziato da pochi giorni un altro Adelphi che dalle prime pagine sembra molto bello: Il giorno del giudizio, di Salvatore Satta: "Salvatore Satta (Nuoro 1902, Roma 1975) è uno di quegli scrittori, quasi estinti al giorno d’oggi, caratterizzati dallo spirito e dallo stile di chi non ha in animo di scrivere nell’ottica della produzione e del mercato. La prima conferma ci viene, in questo senso, da La veranda, romanzo scritto a soli 25 anni, valutato da Marino Moretti una controparte italiana a La montagna incantata di Thomas Mann, e che allora non arrivò al pubblico in quanto non ritenuto in grado di accoglierlo. Il romanzo venne pubblicato solo nel 1981, da Adelphi; dopo il De profundis, stampato nel 1948, e Il giorno del giudizio, 1977. Scrivere non è il mio mestiere, confessa lo scrittore. Non lo è in alcun modo. E infatti: «Scrivo queste pagine che nessuno leggerà, perché spero di avere tanta lucidità da distruggerle prima della mia morte». E allora perché scrivere un libro? Per Satta era come chiedersi: e allora perché vivere? Non si vive, né si scrive, in funzione di un dopo, di un obiettivo. Ma questo significa volare sopra gli uomini, non essere contaminati dalle umane debolezze. E Satta non lo era, almeno non voleva esserlo. Diffidava ormai anche delle leggi, delle quali era esperto, di tutte quelle leggi nelle quali credono ancora i vivi." (da http://www.italialibri.net/opere/giornodelgiudizio.html).

Laura

13 luglio 2009

CHE BEL FILM!!!

Ieri sera abbiamo visto al cinema
Coco avant Chanel
la storia della grande sarta e stilista, centrata soprattutto sul periodo della sua vita che precedette la celebrità.
Che vita, che donna, che temperamento, ragazzi!!!
Un bel film romantico, ma senza retorica, girato bene, con luci e colori azzeccati, per niente patinati, ricostruzioni perfette e una bravissima Audrey Tatou.
Il suo grande amore perduto, l'inglese Boy Capel, del quale potè essere solo l'amante e che morì tragicamente in un incidente d'auto, è interpretato da tale Alessandro Nivola, che - posso dirlo? - ha un po' del pesce lesso... però è un gran figo!!!
Per due ore sono proprio entrata in un'altra dimensione, e non sapevo se mi piacevano di più i look déco e mascolini di Coco oppure gli abiti fruscianti, i grandi cappelli e le piume da lei così osteggiati, eppure a loro modo anch'essi meravigliosi, ed eleganti di un'eleganza che credo, come tante altre manifestazioni di cultura, per sempre perduta da questa nostra epoca di decadenza...

Laura