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17 febbraio 2009

RISCOPRIRE UN MITO DELL'INFANZIA

Ragazzi, che riscoperta!!! Mi sono scaricata con e-mule le puntate di Lady Oscar andate in onda per la prima volta in Italia nel 1982 su Italia 1, e veramente è stato un tuffo nel passato; sono tornata bambina!!! Mi sono talmente immersa nell'atmosfera che ho fatto delle ricerche intensive su Internet, e ho scoperto un mondo di fans ancora appassionatissimi, spesso miei coetanei, che hanno creato moltissimi siti e blog sull'argomento.
In particolare ne ho scoperti alcuni (http://www.larosadiversailles.com/, http://www.larosadiversailles.it/, http://www.palazzodellarosa.it/, http://www.nitronic.it/anime/Miky/Oscar/Versailles%20no%20bara.htm, http://www.ladyoscar.com/forum/) che contengono ogni possibile e immaginabile notizia o curiosità su Ryoko Ikeda, l'autrice del manga degli anni '70 da cui poi è nato l'anime, su come è nato il manga stesso, sul lavoro svolto da questa disegnatrice dilettante (ma di mano eccezionalmente fine!!!) per delinare trama e personaggi fra storia e fantasia. Sono venuta a sapere che la fonte da cui trasse ispirazione per l'argomento fu la biografia romanzata di Maria Antonietta di Stephen Zweig, scritta negli anni '30 e giunta in Giappone in una traduzione dal tedesco non fedelissima; il che spiega le imprecisioni che qua e là caratterizzano il manga della Ikeda, tant'è che qualche anno più tardi ne venne realizzata una seconda edizione, rivista e corretta grazie al lavoro di un esperto traduttore giapponese che conosceva molto bene il tedesco e depurò l'opera di Zweig dagli errori della prima edizione.
E poi ho scoperto informazioni di ogni tipo su quando e sotto quale forma sono stati (a più riprese) pubblicati i manga in Italia, dalla prima edizione completa della Fabbri, preceduta solo da una incompleta sul Corriere dei Piccoli e pesantemente censurata in quanto non destinata a un pubblico di adolescenti come in Giappone, bensì di bambini, fino alla nuovissima e "filologica" edizione 2008 della Dynamics in sei numeri, di cui sono per ora usciti solo i primi due, che mi sono prontamente accaparrata alla Borsa del Fumetto di via Lecco e che, devo dire, sono davvero belli e molto curati.
Mi sono resa conto del fatto che emergono molte differenze fra il fumetto e i cartoni animati, che hanno dovuto alterare un po' l'ordine di apparizione di alcuni personaggi, presentati in contemporanea nel manga grazie alla sua struttura grafica articolata su più piani, e invece nell'anime presentati necessariamente in sequenza, in puntate diverse.
Nonostante la grande conquista del passaggio dalla staticità al movimento, si perdono nel cartone animato anche molte sfumature nelle espressioni verbali e dei volti dei personaggi, che invece nel manga sono più fini, articolate, ed esprimono in modo anche sottile le diverse personalità e i modi di pensare dei personaggi, nonchè la loro evoluzione fisiognomica e caratteriale dall'adolescenza, quando incrociamo per la prima volta la loro vicende, all'età adulta. E questo, fra l'altro, nonostante l'apparente stereotipo stilistico del fumetto, che invece si trasforma profondamente anche nel corso della sua creazione da parte della Ikeda. I primi episodi si caratterizzano anche per uno stile ironico che via via poi va scomparendo dal fumetto e sarà solo lievemente presente nell'anime, per una diversa scelta stilistica dei disegnatori e del regista, che punterà del tutto sullo stile drammatico.
Oscar, ad esempio, nel manga è già da ragazzina caratterizzata da modi bruschi e freddi, ma anche da una grande passionalità interiore, da un profondo e fiero senso di giustizia, da grande maturità ed equilibrio. Soprattutto rispetto alla coetanea regina, di cui invece si evidenziano le forti contraddizioni: da una parte la generosità e l'ingenuità, che la conducono a gesti munifici oltre ogni ragionevolezza anche nei riguardi di oscuri e pericolosi personaggi, la consapevolezza di essere prima delfina e poi regina di una grande nazione, la volontà di essere all'altezza di questo ruolo e di farsi amare e apprezzare dal suo popolo; dall'altra, una certa leggerezza, una pericolosa vanità, una scarsa attitudine alla riflessione e poca propensione allo studio e alla cultura, una visione della vita scarsamente aderente alla realtà, un fortissimo bisogno di adulazione e, al fondo di tutto ciò, una spaventosa solitudine non mitigata, anzi accentuata, dal rapporto con il marito Luigi XVI, sposato per ragion di Stato e dal quale si sentirà sempre molto lontana per indole e interessi. Tutte caratteristiche approfondite dagli studi storici sulla regina di Francia, e che il manga riprende ed esprime con un linguaggio ricco e sottile.
Anche i due uomini al centro delle travolgenti vicende sentimentali di Lady Oscar emergono nel fumetto a poco a poco nelle loro personalità: Andrè Grandier e il conte svedese Hans Axel von Fersen, realmente esistito, nella sua - pare reale - prestanza fisica, arricchita e completata da una ricca e vasta cultura, acquisita nelle migliori Università e Accademie d'Europa, e da una particolare finezza di modi, che ne fecero davvero uno dei gentiluomini più affascinanti e ambiti alla corte di Francia. Alla Francia Fersen si legò per tutta la vita, folgorato a soli 18 anni da un incontro con Maria Antonietta, con la quale realmente visse un tragico amore impossibile. Andrè è invece personaggio totalmente inventato, eppure realistico (al di là dell'impossibilità assoluta che avrebbe vissuto nella realtà di essere ammesso in una casa di aristocratici a dispetto delle sue umili origini, e di vivere come fido scudiero al fianco di una donna-soldato che mai avrebbe potuto esistere). E' un uomo solido, coraggiosissimo, onesto e leale, molto riservato e umile e del tutto coinvolto, sin dalla giovane età, da un amore inevitabile, totale e totalizzante per la donna con la quale cresce e condivide 20 anni di vita, avventure, gioie, sofferenze. Ovviamente, la Ikeda l'ha pensato e disegnato di una straordinaria bellezza, che emerge nel manga, e anche nell'anime, soprattutto dopo l'incidente che lo priva della vista all'occhio sinistro, quando è già un uomo di più di trent'anni.
A Versailles no Bara (in giapponese La rosa di Versailles, che però è un'alterazione del titolo originale scelto dalla Ikeda che era, al plurale, Le rose di Versailles, con riferimento non solo a Oscar ma a tutte le protagoniste femminili del suo manga) si è ispirato il teatro Takarazuka, formato solo da interpreti femminili, per creare uno dei suoi più grandi successi, replicato ancora oggi in Giappone con cast diversi. Versailles no Bara è stato trasposto anche in un film dal vivo degli anni '70, che ho visto su Internet in qualche sequenza, e che mi è parso ORRENDO!
A differenza di ciò che accadde in Italia (dove arrivò prima l'anime del manga, ottenendo grandissimi consensi grazie anche all'ottimo doppiaggio, che fece diventare veri e propri divi amati dagli appassionati Cinzia de Carolis, la voce di Oscar, e Massimo Rossi, André), in Giappone sia il fumetto, apparso per la prima volta su un giornalino per ragazze adoloscenti, sia l'anime, non ebbero da subito successo. Questo perchè gli editori non videro di buon occhio l'idea della Ikeda di trattare un periodo storico complesso e di approfondire i caratteri dei personaggi sia in relazione a tormentate vicende private, sia anche in relazione agli avvenimenti storici; la motivazione era che le ragazzine non ne sarebbero state particolarmente interessate, perchè cercavano nei manga solo vicende leggere e di fantasia.
Invece la Ikeda anticipò con le sue scelte ne Le rose di Versailles un direzione precisa che gli shojo manga avrebbero di fatto poi imboccato: un vero e proprio mondo di storie, che rilegge generi ed epoche storiche, in una prospettiva al femminile sì, ma raramente banale, e con alcuni stereotipi (fiori, occhioni grandi, atmosfere idealizzanti), ma anche con tematiche di fondo interessanti e particolari: dai romanzi storici a storie di formazione dove spesso avrebbe assunto peso la componente omosessuale, da storie horror a commedie agre sulla vita delle giovani donne dell'epoca moderna.
La stessa invenzione del personaggio di Oscar (in parte, sembra, ispirato a un cavaliere Francois de Jarjayes realmente esistito, ma che a differenza sua rimase sino alla fine fedele alla causa della monarchia, organizzando un tentativo di fuga dei sovrani come il conte di Fersen), va a toccare questo tema dell'ambiguità sessuale. Lo fa tuttavia con grande delicatezza, e anche con una chiarezza che si perde nel cartone animato; infatti nel manga si torna molto più spesso sulla questione dell'essere donna di Oscar, e su come lei viva la contraddizione violenta fra la sua natura e l'educazione rigidamente maschile e militare impartitale per volere paterno, anche molto prima della parte finale della vicenda in cui esplodono le contraddizioni e le passioni nei rapporti fra Oscar, Andrè, la Regina e Fersen. I quali vivono tutti, fra loro, rapporti complessi e di natura sostanzialmente sentimentale, ma mai tradotti sul piano sessuale a causa dell'educazione maschile di Oscar ma anche degli impedimenti sociali, e più precisamente di rango e gerarchia, da cui non possono liberarsi.
Leggo sul sito http://www.yattaaa.net/pag/pp/articolo_ladyoscar.asp: "Il tema della donna guerriera, rappresentato dal personaggio di Oscar, attraversa trasversalmente sia la società occidentale che quella orientale, entrambe in origine matriarcali e poi diventate patriarcali e maschiliste. Nella letteratura europea troviamo Camilla, guerriera contro Enea nell'Eneide, Armida, che combatte con i paladini nell'Orlando furioso e Clorinda, ne La Gerusalemme Liberata. Ma c'è anche Mademoiselle de Maupin, di Theophile Gautier, che nell'Ottocento rappresenta la massima trasgressione travestendosi da uomo (nel Settecento francese, come Oscar!) e unendosi all'esercito per vivere le avventure che altrimenti le sarebbero precluse. Nella realtà, ci sono stati personaggi tra storia e leggenda come Giovanna d'Arco, santa controversa pare con un destino diverso da quello che l'agiografia ha voluto costruirle attorno (visse e combatté fino ad un'età ben maggiore di quella in cui sarebbe morta sul rogo), o come Anne Bonny e Mary Read, le donne pirata che terrorizzarono le colonie britanniche nei Caraibi nei primi decenni del Settecento. In tempi recenti, in cui le donne soldato, o comunque le donne che prendono panni un tempo maschili legalmente, sono diventate la norma, figure nell'immaginario occidentale di donne forti non sono mancate, basti citare nei telefilm almeno i personaggi di Xena e Buffy e nei fumetti personaggi come Elektra, Witchblade e anche la nostra Legs Weaver. In Oriente le leggende sono piene di ragazze che hanno lasciato il ruolo tradizionale della donna per combattere, e una di queste storie, basate pare su fatti reali, ha dato origine alla leggenda di Mulan, trasposta poi in animazione da Disney. Donne guerriere del resto sono presenti anche nei film cinesi di genere wuxpian, cappa e spada leggendari, di cui alcuni titoli di gran pregio, come Hero e La leggenda dei pugnali volanti, sono arrivati anche nelle nostre sale. Nei manga giapponesi le donne guerriere non nascono né si esauriscono con Lady Oscar, anche se Oscar rimane uno dei personaggi più famosi. L'antesignana di Oscar era Zaffiro, protagonista di Ribbon no Kishi, manga fiabesco di Osamu Tezuka, noto anche da noi come La principessa Zaffiro. Le donne guerriere attraversano tutta la storia dei manga e degli anime, stando sia dalla parte dei buoni che da quella dei cattivi: come dimenticare personaggi come le temibili Mazoniane di Capitan Harlock, lo struggente generale Flora di Jeeg robot d'acciaio, le guerriere Sailor di Sailor Moon, Akane e compagnia in Ranma ½?".
Va anche detto che l'unico momento di incontro sessuale fra Oscar e Andrè conobbe in Italia, nella trasmissione del cartone animato, una censura, come del resto anche molti passaggi del manga che riguardano l'amore e il sesso fra loro (peraltro completamente diversi e molto più ricchi e sfumati della situazione creata nel bosco dai disegnatori del cartone animato), solo in edizioni successive alla Fabbri gradualmente reinseriti. Si può comprendere a causa della diversa destinazione italiana del prodotto; il manga in Giappone è un prodotto appunto destinato ad adolescenti e adulti, fino alla produzione erotica e pornografica, mentre in Italia il cartone animato era rivolto a bambini. Tuttavia devo dire che la scena di sesso, reintrodotta anche nell'anime nelle più recenti riproposte televisive (ancor oggi scena cult per tutti i fans, disponibile con materiali vari su You Tube), non ha veramente nulla di volgare e inadatto a un bambino. E' invece molto dolce e romantica, e non indugia per nulla su dettagli morbosi.
Davvero in questa riscoperta si sono fusi la mia emozione di bambina da un lato ma anche, dall'altro, la possibilità di approfondimento che l'età adulta ora mi permette. E dal punto di vista culturale mi è parso un tema interessante, al di là del prodotto in sè.
Mi sono decisa ad entrare nel mondo dei manga, che da tempo mi attirava, e alla Borsa del Fumetto mi sono veramente persa; ci devo assolutamente tornare!
Laura

27 maggio 2008

UN VIDEOCARTOON DELIZIOSO SUI NOSTRI VIZI E DIFETTI NAZIONALI




Cristiano mi segnala oggi un video veramente delizioso, nato da un'idea del disegnatore Bruno Bozzetto, notissimo soprattutto per l'invenzione del Signor Rossi; vi consiglio di dargli un'occhiata: http://www.rivelazioni.com/mm/bozzetto/eu-it.shtml.
Se potete ascoltare anche il commento audio credo che ve la spasserete, io non ho al momento le casse per poterlo fare ma pare sia divertentissimo.
Fra l'altro sullo stesso sito ci sono altri video, sempre di Bozzetto, e a proposito di revivals penso che valga la pena di ricordare ogni tanto questi formidabili disegnatori e inventori di idee, personaggi e cartoons pieni di aggraziata ironia che hanno popolato la televisione "gentile" (non disastrata da Marie De Filippi e Buone Domeniche varie) dell'infanzia dei nati, come me, negli anni '70.
A proposito, vi ricordate la Linea di Osvaldo Cavandoli e il coniglio pazzo Scacciapensieri che moriva dal ridere ogni sabato sera sulla Televisione Svizzera, disegnato sempre da Bozzetto?
Anche questi potete rivederveli e ridere di gusto, la prima su http://www.youtube.com/watch?v=NGpx-5zc5tE (ma ce ne sono anche altri) e il secondo su http://www3.varesenews.it/insubria/articolo.php?id=28630, dove si ricorda fra l'altro che il coniglio soffocava dal ridere e per questo non riusciva a dire "scacciapensieri", dal che il suo nome. Era doppiato da un attore di cui ignoravo il nome, Carlo Bonomi.
Ho scovato anche un sito di un mio coetaneo, nostalgico come me, che parla proprio di tutti i cartoons della nostra beata gioventù, e in particolare ricorda il coniglio folle, tutto a righe colorate! Andate a trovarlo su http://www.boardingnow.org/?p=117 e farete un tuffo nel passato!
Un altro appuntamento fisso era quello della domenica alle 13.00, con il TG l'Una di Rai Uno, sul quale potete ritrovare notizie carine e curiose su http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=387. Questa è una pagina all'interno di un sito troppo bello, interamente dedicato ai favolosi Seventies. TG l'Una era imperdibile perchè nella sigla, o forse all'interno del programma, c'era sempre un angolino dedicato a due piccoli pupazzi animati tenerissimi, realizzati un po' sullo stesso stile di Topo Gigio e di cui non ricordo il nome; ma so che erano fenomenali.
A proposito di Topo Gigio, su YouTube ci sono un sacco di video delle sue scenette, ed esiste persino la voce in Wikipedia, dove si legge: "pupazzo animato raffigurante un topo in moltoprene creato in Italia per la televisione alla fine degli anni '50 da Maria Perego (...). Altri contribuirono fattivamente alla sua ideazione ed al suo successo, in particolare Peppino Mazzullo, la sua voce storica. Il personaggio è caratterizzato da un forte romanticismo, innocenza pura e senso dell'umorismo. Personaggi che hanno affiancato Gigio nelle sue storie erano i due topi Ino, compagno di avventure, e Rosy Rosicchia, la sua "fidanzata". Antagonista il gatto Megalo. Mai apparso sullo schermo ma ripetutamente evocato, il nonno Teodoro: tutte le volte infatti che Gigio enunciava un proverbio, lo faceva precedere da uno squillante "come diceva mio nonno Teodoroooo..."(...)".
Poi c'era Il Dirigibile, con Maria Giovanna Elmi e Mal, che all'epoca impazzava anche cantando la sigla di Furia cavallo del West.
Ma una soprattutto era la mia grande passione: il telefilm Saturnino Farandola, trasmesso nel 1977 a TV2 Ragazzi; era la versione televisiva del romanzo dello scrittore francese Albert Robida (1879). Saturnino, interpretato dal bravo attore napoletano Mariano Rigillo, è un giovane allevato dal popolo delle scimmie e protagonista di bizzarre avventure nel mondo e nello spazio.
potete risentire la sigla!!! Segnalano anche che alla Fondazione Cineteca Italiana di Milano c'è una preziosa copia del film Le straordinarie avventure di Saturnino Farandola di Ambrosio, datato 1915, con scene girate sott'acqua!. Voglio andare a vedermelo!!!
Poi c'è stata l'ondata dei cartoni animati e dei telefilm di animazione giapponese; a quel punto ero già più grande, ma in casa venivano abbastanza razionati perchè giudicati un po' troppo violenti. Due ricordi vivissimi che ho sono quelli di Megaloman, che se non sbaglio andava in onda su Telereporter (su Internet ho trovato dei commenti, fra cui: "Lo mandavano sempre in onda sui quei canali secondari... Odeon, Italia 7; il protagonista era un robot gigantesco con i capelli lunghi, mentre i suoi compagni umani erano vestiti alla Power Ranger e combattevano nelle "retrovie", in mezzo ai boschi o robe simili. Andavano in giro a bordo di una specie di carro armato che si poteva dividere in diverse parti. Da bambino non mi perdevo una puntata"), e Capitan Harlock (di cui facevo anche la raccolta delle figurine Panini, e di cui oggi esiste addirittura il sito, http://www.capitanharlock.com/?id=home, per gli appassionati di oggi e di ieri), seguito più tardi da Galaxy Express 999, il treno dello spazio, un anime di particolare bellezza estetica e anche di particolare spessore sul piano dei contenuti, come spiegano molto bene su http://www.musicafilm.it/serie/galaxy-express-999.html.
Sul filone robotica ovviamente restano indimenticabili Atlas Ufo Robot e GIG robot d'acciaio, seguiti da Daitan 3 e una miriade di altri.
Naturalmente, su tutt'altro genere non si può non citare la mitica Heidi, tratto da un romanzo di fine '800 della svizzera Johanna Spyri (e più tardi imitata sempre dai giapponesi con Annette), con la squadra composta dal nonno, il capretto Fiocco di Neve, il Sanbernardo Nebbia, Peter, la terribile ma in fondo simpatica signorina Rottenmeier e la dolce Clara.
Questi sono stati i primissimi cartoni giapponesi, poi sono arrivati, già trasmessi su Mediaset all'interno di Bim Bum Bam, Lady Oscar (bellissimooooooo!!!!!!!!!!!!!!) e il similare Tulipano Nero, entrambi sulle vicende del periodo della Rivoluzione francese, la streghetta Bia, che sfidava la magia, e tantissime sue "discendenti". Leggo sempre su Internet: "Era bellissimo! Bia era scesa sulla terra e viveva tra gli umani per fare esperienza e diventare un giorno la regina delle streghe. Noa era la sua rivale e aveva lo stesso obbiettivo. Il gesto che faceva Noa, unito alla parola "Yaaa!", era il suo gesto magico, mentre Bia lanciava il ciondolo a forma di cuore e diceva "Scialanda!" P.s. Tarantino deve aver copiato dal cartone... forse era fan di Noa!", e qualcun altro risponde "Anche secondo me Tarantino ha copiato. Certo che anche Noa c'aveva il suo perchè". Vero! Era quasi più bella, e comunque più affascinante di Bia!
Parlando di streghe, mi viene in mente che ho dimenticato un altro must: Vita da strega, con la deliziosa Elizabeth Montgomery! 254 episodi (otto stagioni) da 25 minuti, trasmessi per la prima volta in America sulla rete ABC dal 17 settembre 1964 al 25 marzo 1972. In Italia venne intitolata anche L'adorabile strega quando la RAI ne trasmise per la prima volta 12 episodi nel 1967. In seguito il titolo venne definitivamente cambiato in Vita da strega, e noi la ricordiamo soprattutto dopo le repliche passate sulle televisioni private a partire dai primi anni '80. In Internet i siti che lo ricordano sono tantissimi, e si può anche vedere il video della sigla cartoon.
Mi fermo qui perchè mi accorgo che mi sono davvero fatta prendere la mano da questo amarcord... ma ho l'impressione che le mie ricerche in Internet non finiranno qui!
Dedicated to all the Seventies' boys & girls!
Laura

26 maggio 2008

REVIVALMANIA








 





Leggo su La Repubblica on line di oggi che sta tornando più che mai di moda Hello Kitty, la famosissima gattina creata dai grafici giapponesi della Sanrio negli anni '80.
Effettivamente, da qualche tempo i gadgets made in Japan che ruotano intorno a questo fortunato personaggio (e non solo a questo: ci sono anche My Melody, Little Twin Stars, Sugarbunnies, Pandapple, la più recente, fortunatissima Pukka e molti altri), hanno di nuovo inondato il mercato. Ma forse, rivolgendosi oggi ad un pubblico di consumatori un po' diverso da quello di allora.
Mi accorgo infatti che, per esempio, a me Hello Kitty faceva impazzire allora, che avevo circa 10, 12 anni, ma mi piace moltissimo ancora adesso. Se il mio caso può forse essere un po' isolato e atipico, poichè non credo che a tante 33eenni piacciano ancora così tanto Hello Kitty e tutta l'estetica kitsch che le ruota intorno, è vero però che questo mondo tutto rosa e zuccheroso fa impazzire non solo e non tanto le bambine, quanto le adolescenti degli anni 2000, a conferma del fatto che si tratta di un'abilissima operazione di mercato, e anche di "ripiazzamento" di un prodotto già proposto, ma in un'epoca diversa e, allora, ad un pubblico infantile.
Questo riposizionamento del prodotto avviene in Occidente sulla scia dei Paesi orientali, nei quali i giovani di età compresa fra i 13 e i 20 anni circa vivono una fascinazione quasi ipnotica per le realtà dell'Occidente consumistico, e di pari passo uno scollamento sempre più forte ed evidente dalle tradizioni della loro cultura. Anche loro sono dei veri e propri divoratori di oggettistica Sanrio, ed è interessante rilevare che l'estetica e la grafica di questi oggetti NON è affatto di derivazione orientale, eccezion fatta per la parte scritta che mantiene i caratteri giapponesi, ma nell'elaborazione del personaggio guarda invece ad un gusto tutto occidentale del tenero, del cute, come direbbero gli inglesi; di ciò che risulta dolce e accattivante nella sua innocenza.
C'è un aspetto un po' inquietante nel passaggio di questi prodotti dalle mani dei piccoli consumatori a cui in origine erano rivolti a quelle degli adolescenti di oggi: si verifica una sorta di "slittamento", per cui questi personaggi dolci e innocenti si inseriscono nel contesto del tutto nuovo dell'abbigliamento sgargiante, provocatorio e aggressivo dei giovani teen occidentali, ma soprattutto dei loro eccentricissimi coetanei orientali. Nel caso delle ragazze giapponesi, poi, c'è anche un'implicazione volutamente erotica, un giocare con l'immagine della Lolita a metà strada fra innocenza e malizia, fra peluches e tacchi a spillo, con evidenti e abbastanza espliciti richiami anche alle girls dei manga erotici e porno.
Questi ragazzi orientali, a cui spesso ultimamente i magazines dedicano servizi ricchi di fotografie veramente folli, hanno una fantasia sfrenata e una straordinaria capacità di assemblare elementi di abbigliamento e accessori legati a mille tendenze. Inventano look coloratissimi, ricchi di elementi punk e pop, appunto anni '80, ma anche con molti richiami ai manga e agli anime, i fumetti e i cartoons nipponici, di cui riproducono le acconciature, bizzarre per foggia e colori flash, e imitano soprattutto le calzature: immensi stivali di vernice colorata, sandali di altezza vertiginosa, sabot fra i più eccentrici e impensabili.
Una vera esplosione di creatività provocatoria, graffiante, che vuole stupire e scandalizzare un sistema, come sempre i giovani tendono a fare esprimendosi in maniera anticonformista; eppure, contradditoriamente, anche una creatività che si esprime attraverso gli oggetti e gli accessori che quel sistema consumistico produce.
Laura