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21 marzo 2014


11 marzo 2014

ALTRO CHE MODELLE...

GUARDATE LEI!!!


Da Repubblica.it di oggi:

Le straordinarie immagini a colori della Russia all'inizio del '900 sono state scattate dal fotografo Sergey Prokudin-Gorskij (pioniere della fotografia cromatica) durante il suo viaggio nel paese prima dello scoppio della Grande guerra e della rivoluzione. A commissionargli il lavoro fu lo zar in persona, Nicola II, dopo aver visto un ritratto dello scrittore Lev Tolstoj. Il progetto prevedeva un viaggio di dieci anni in tutto il territorio della grande Russia per documentare la vita quotidiana della popolazione e il suo paesaggio. Prokudin-Gorskij iniziò il suo tour nel 1909 ma non potè mai concludere il lavoro a causa dell'instabilità della situazione nazionale e internazionale. La sua produzione costituisce comunque un'importante testimonianza della vita rurale, delle architetture e dei costumi dell'epoca. Dei circa 3.500 negativi, una parte gli fu sequestrata dal regime sovietico quando lasciò il paese per trasferirsi in Europa occidentale. Quasi 2.000 di quegli scatti però furono salvati e acquistati dalla Library of congress americana che ha messo a disposizione l'archivio anche online.

WWWWOOOOOOOOOOOOOOOOOWWWWWWWWWWWWWW!!!

Laura

21 gennaio 2014

SANTE PAROLE

 "Mi dimetto perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l'omologazione, di linguaggio e pensiero". 

Gianni Cuperlo, oggi dimissionario da Presidente del PD.

MA FAI BENE, GIANNI, BENISSIMO!!!!
IO SE FOSSI IN TE ME NE ANDREI IN THAILANDIA A RIPIGLIARMI PER SEI MESI E TANTI SALUTI AI SUONATORI!
E QUANDO TORNO, MI METTO A FARE ALTRO, MA ALTRO PROPRIO!!!

Laura


16 ottobre 2013


11 ottobre 2013

MEGLIO TARDI CHE MAI

CRIMINI DI GUERRA

Morto a Roma l’ex SS Erich Priebke

Capitano tedesco, nel ‘44 partecipò all’eccidio delle Fosse Ardeatine. Aveva 100 anni, era stato condannato all’ergastolo


A ME QUALCUNO PRIMA O POI DOVRA' SPIEGARE PERCHE' LE CAROGNE SONO SEMPRE LE PIU' DURE A MORIRE E SE NE STANNO QUI COSI' A LUNGO A INFESTARE IL MONDO CON LA LORO SCHIFOSA PRESENZA.

E INVECE LA BRAVA GENTE CREPA.

Laura  

18 settembre 2013

CICI' & COCO'


Nel giorno in cui rimane definitivamente "acclarato" che il nostro buon Silvio scippò con mezzi delinquenziali la Mondadori a De Benedetti (giusto nel caso ancora ci fosse un qualche dubbio), mi piace (si fa per dire) caricare sul Roman questa commovente immagine vintage del nostro eroe e della sua formidabile spalla immortalati in una delle intense giornate lavorative durante le quali negli anni della loro dorata giovinezza elaboravano ogni possibile, immaginabile e invereconda fogna per frodare il fisco, rubare a man bassa terreni e ville ai legittimi proprietari, aggirare i regolamenti edilizi per costruire abusivamente laddove non consentito dalla legge ed altre numerose consimili meritevoli attività. Che due bravi e volonterosi ragazzi!!!

Laura

31 luglio 2013

IL FRANCESCO MI VEDE TOTALMENTE D'ACCORDO

Il cantautore torna a parlare di politica sei anni dopo le critiche a Veltroni

De Gregori: non voto più
La mia sinistra si è persa tra slow food e No Tav

«Ringrazio Dio che il Pd non governi con Grillo». Forse potevamo farci meno domande su Noemi e più sull'Ilva


http://www.corriere.it/politica/13_luglio_31/de-gregori-non-voto-piu-cazzullo_ae273fd8-f9a2-11e2-b6e7-d24d1d92eac2.shtml

Mi vede totalmente d'accordo, specie sulla risoluzione di non andare più a votare.
Basta, non ne posso più.
Ne ho le palle piene che dire piene è dire poco.
Una delusione profonda che mi spinge verso l'astensione più totale che si possa immaginare: fisica, mentale, tutto.
Mi astengo.
Andate affanculo.
Tanto di quelli come me e come noi ve ne frega una minchia, neanche nel PD.
Vi prenderei tutti quanti in blocco unico (Renzi in testa) e vi butterei nel cesso.
Fine. Stop. Capolinea. Si volta pagina e si impara a vivere senza politica.
O meglio senza QUESTA politica, che non è più nemmeno politica bensì un eterno e penoso e squallido e immondo e inconcludente teatrino.
Se e quando sarete di nuovo capaci di fare veramente politica, allora se ne potrà riparlare.
Ma non mi date in tal senso la benché minima fiducia.

Laura

26 luglio 2013

LE RIVOLUZIONI APPARENTI DEL PAESE DELLE BANANE

http://www.repubblica.it/rubriche/passaparola/2013/07/25/news/indies_il_laboratorio_di_ricerca_letteraria-63686902/?ref=HREC2-13
 
MA FIGURIAMOCI!!!
GIA' MI VIENE DA RIDERE FINO ALLE LACRIME.
SI APRONO SCOMMESSE SULLA RIUSCITA DELLA BRILLANTE IDEA.
VORREI TANTO RIPARLARNE FRA UN ANNO E VEDERE DOVE SONO ANDATI A PARARE...
E POI, COSA INTENDIAMO PER "QUALITA' LETTERARIA"? CE LO SPIEGA, CON RISPETTO PARLANDO, GIANLUCA FOGLIA DI FELTRINELLI?
PROPRIO VERO CHE SOPRATTUTTO D'ESTATE I GIORNALI NON SANNO DI CHE CAZZO PARLARE...  

Laura

25 luglio 2013

POVERINO... TANTA FATICA SPRECATA...

Aperta un'indagine dopo 14 denunce contro l'università

Violentata per dieci minuti, stupratore libero
«Non ha raggiunto l'orgasmo, non c'è reato»

L'aberrante motivazione con cui un ateneo americano ha evitato di perseguire l'autore di un'aggressione sessuale


Oltre che si è imbarcato a stuprare una, che, voglio dire, è una cosa di quel certo impegno e fatica, ti stanchi e sudi, è pure andato in bianco...
Vorrei vedere che la "giustizia" non gli rendesse giustizia...
Mentre della vittima chissenefrega... scusa, lei mica è rimasta con un pugno di mosche in mano... poi fra l'altro cosa saranno mai dieci minuti... tempo una settimana e ti sei già dimenticata. Quante storie...

Laura

I SOLITI PIANGINA

 
Jonella Ligresti: «In carcere vedo cose disumane, stando fuori non lo immagini»
 
 
...non mi risulta si sia mai occupata della causa dei detenuti e delle condizioni delle carceri italiane fino a una settimana fa.
 
 
Cioè fino a quando ci è entrata lei.
E dove molto probabilmente ci sono diversi ottimi motivi per lasciarla, e anche a lungo.
 
Laura 

24 luglio 2013

PAPI E ROYAL BABIES NELL'ANNO DOMINI 2013


Appare oggi su Repubblica on line un bell'articolo di Concita De Gregorio sul tema della nascita del figlio di William e Kate d'Inghilterra:

Mi piace molto perché affronta l'argomento dal punto di vista di come l'evento e i suoi protagonisti si inseriscono nel contesto sociale e nel tempo storico - gramo, assai gramo - che stiamo vivendo a livello mondiale.
A parte il fatto che la nascita di un bambino, di "sangue reale" o meno, è sempre un avvenimento che porta positività e speranza nella giungla disperante di funeste e avvilenti notizie nazionali e internazionali, c'è da dire che anche secondo me questa giovane coppia suggerisce davvero un'idea di semplicità e autentico amore che porta una ventata di svecchiamento e schiettezza sui paludamenti (e gli abbondanti squallori) della royal family e, direi, delle casate reali di tutta Europa.
Sono proprio due ragazzi "normali", questa Kate e questo William neogenitori, due ragazzi emozionatissimi, felici della felicità autentica dei momenti più belli della vita, e modesti, e trasparenti nei loro sorrisi davanti alla folla di giornalisti e popolino in festa per il loro fagottino. Da lei soprattutto, all'indomani del parto e con la pancina ancora in evidenza sotto il vestitino quasi da grandi magazzini, poche parole, ma significative: "Ci sentiamo come ogni genitore al mondo si sente in un momento come questo". "Ogni genitore al mondo". Cioè "siamo come ogni genitore al mondo, non diversi, non speciali, non migliori, perché "di sangue reale" ". Lui, in maniche di camicia, prende suo figlio nel baby pullman e lo carica in macchina, poi si mette alla guida e va a casa con sua moglie. Fa niente che "casa" è Kensington palace. 
Quello che conta è come i due hanno scelto, sin dalle nozze e ancora nella cruciale circostanza di ieri, di porsi davanti alla "gente". Al loro "popolo".
I 31 anni che separano la nascita dello stesso William da quella di suo figlio parlano di questo nella maniera più eloquente, come ben sottolinea la Concita nel porre a confronto le foto dei neogenitori di ieri con quelle di Carlo e Diana: lei comprimaria infelice di una recita opprimente, madre di un figlio nato per ragion di stato e non dall'amore, lui manichino in evidente disagio, rigido nel vestito inamidato, assolutamente inadatto alla circostanza e al luogo, la stessa clinica in cui ieri è nato il royal baby. E, nota anche questa assai significativa, lui teneva 31 anni fa in braccio il figlio, che POI cedeva a lei; ieri, l'esatto opposto: LEI, LA MADRE, lo cede a lui; anche se lui sarà il re. Perché quello che conta e che prevale è il ruolo biologico, non quello sociale. E dunque è LEI, che lo ha messo al mondo, che presenta suo figlio. Non lui.         
E ha ben ragione la Concita a scrivere che di questa semplicità, veramente, la cosiddetta "gente" ha soprattutto adesso bisogno, e sente, percepisce se questo le arriva, in tempi oscuri come quelli che attraversiamo, tempi di precarietà, enormi sbilanciamenti sociali, miseria di ritorno, incertezza sul futuro, ingiustizie colossali, esplosive, scandalose, e una orrenda messe di personaggi osceni nella loro arroganza, nel loro inverecondo potere, nella loro strabordante delinquenza, dal soffocante panorama del nostro devastato paesucolo delle banane a quello fuoriporta, in cui comunque le aberrazioni abbondano.
La "gente" ha bisogno di sentire che le figure di riferimento, e ancora di più quelle che investe da sempre di fortissimo significato simbolico, come i papi e i re, sono vicine a lei. Certo, non sono e non saranno mai COME lei. Ma quantomeno, vicine. Finalmente giù dal piedistallo, dagli scranni, dai troni monumentali, forti della forza della semplicità e, intelligentemente, impegnate a evidenziare la propria normalità piuttosto che la propria eccezionalità.
Papa Francesco, dalla sua elezione a pontefice, ha imboccato con assoluta decisione la stessa strada dei due ragazzi inglesi. Segnando una svolta epocale nella storia di Santa Romana Chiesa. Basta tiare, basta vestimenti dorati, basta servitù medievale, basta comportamenti da principe rinascimentale, basta assurdi e grotteschi paludamenti.   
E io devo dire che personalmente tutto questo mi piace. Mi piace molto, mi conforta, mi fa intravedere una possibilità diversa, ad onta di ciò che sembra disperantemente, sempre, ancora uguale a se stesso in questo mondo impazzito.
Tutto questo mi piace, sì, e mi fa guardare senza ammirata devozione da fedele o da suddito, ma nemmeno con antipatico cinismo, bensì con laica simpatia e partecipazione alle gesta di William, Kate e Francesco.
Se proprio delle icone la "gente" deve avere, che almeno quelle del terzo millennio sappiano recuperare un minimo di contatto con i "comuni mortali".

Laura     
                 

7 dicembre 2012

COSA VUOL DIRE LA FINEZZA


L'Oscar per la copertina femminista del mese va sicuramente a GQ.
Sia per la finezza estetica, stivaletto della modella compreso, sia per quella, diciamo così, concettuale; vedasi la trota che le hanno schiaffato in mano, con sottile allusione alla parità dei sessi.

Immagino quanto sia stato faticoso per il povero Carlo Cracco sottoporsi a ore e ore di shooting insieme alla signorina. E per la signorina stessa, per la quale voglio sperare che il set fosse stato debitamente pre-riscaldato. 

Che fatica stare al mondo e guadagnarsi il pane per questa gente.
Fra l'altro, a lei avranno dato niente più che un pacchetto di sigarette, povera ragazza.
E dire che non è mica un mestiere facile. Dovrebbero tenerne il debito conto. 

Laura    

5 dicembre 2012

AI CONFINI DELLA REALTA'

La sonda Voyager, in esplorazione nello spazio da 35 anni, è arrivata AI CONFINI DELLO SPAZIO INTERSTELLARE!!!!!!!!!

http://www.repubblica.it/scienze/2012/12/04/news/voyager_al_confine_con_lo_spazio_interstellare_la_sonda_arriva_dove_nessuno_mai_giunto_prima-48052085/?ref=HREC2-19

NON SIAMO CHE INFINITESIME CACCOLE.

Laura

30 novembre 2012

LA ASPETTAVAMO CON ANSIA

Ed eccola qui, pronta per i morbosi appetiti dei lettori dei più orridi best seller da edicola, l'interessantissima biografia di Amanda Knox, sulla cui immagine angelicata, per inciso, la macchina della comunicazione si è già messa in moto per farne entro tempi brevi - cosa ci scommettete? - uno dei prossimi volti hollywoodiani.
Ci mancava proprio...

Laura

PSICOANALISI

Da La seduta è aggiornata 
(D di Repubblica 24 nov 2012)

Dice lo psicoanalista inglese Adam Phillips che oggi in analisi non ci si va più a conoscere se stessi.
E allora?
"Mi spiego - chiarisce al telefono dal suo studio di Londra - conoscere se stessi può essere utile, ma non deve restringerti la vita. La verità è che le persone vanno in analisi per smettere di essere troppo interessate a sé. Per aprirsi al mondo esterno, agli altri. Io credo che lo scopo della psicoanalisi sia rendere le persone libere di dimenticare un po' se stesse. Perché sono cambiate due cose:
1. Le pressioni del capitalismo contemporaneo hanno reso molto difficile avere legami reali, l'idea stessa di cosa sia una relazione è stata sabotata. E l'analista è una continuità nelle loro vite dove spesso non ce ne sono più altre.
2. E' sempre più facile sentirsi frustrati ma è sempre più difficile sapere perchè lo siamo, cioè cosa ci manca davvero. E la psicoanalisi è fatta di conversazioni che puntano a farti scoprire qualcosa sulla natura delle tue frustrazioni in una cultura che ti permette di alleviarle inducendoti a consumare oggetti, sostanze, tutto pur di non provarle più. E riuscendoci sempre meno. 
(...)
L'idea di fare delle frustrazioni un'esperienza interessante, e non l'ultima sensazione che hai voglia di provare sulla terra, non è mai stata così utile.    
In brutali parole moderne: la psicoanalisi nel 2012 dovrebbe ridurre lo spread fra le nostre frustrazioni e ciò che le genera, tra la vita che facciamo e quella che non faremo mai se (...) non ci diamo una regolata, riscoprendo ciò che l'illusione indotta di essere speciali ci fa perdere.
(...)
E' una buona cosa che l'analisi sia sbeffeggiata, fuori moda e accerchiata da alternative meno costose e più veloci, così la faranno solo quelli che la trovano illuminante, difficile, che sono disperati o curiosi su se stessi. E non perché sia la cura migliore.          
(...)
Per citare Sherry Turkle (una delle prime studiose di Internet addiction), siamo tutti "soli insieme". (...). I computer contengono le memorie (lettere, foto), riorganizzano i nostri stati d'animo e abitano le nostre solitudini. Pensiamo al senso di perdita e al lavoro di lutto che ci attende quando si rompe o si smarrisce il nostro partner informatico!    
(...)
Il vero tratto comune nella parole dei (...) circa trentacinquenni è la sofferenza diffusa, il "mi tolga quest'inquietudine".
(...)

29 novembre 2012

NOTIZIONE (I CIALTRONI ITALICI SON SEMPRE OPERATIVI)

Non c'è limite alcuno che i nostri giornali, specie nelle loro vacue versioni on line, danno all'espressione dell'umana inutilità e scemenza.


Mi viene veramente da PIANGERE.

Laura

ALL'INDOMANI DEL "GRANDE DUELLO"

Ora, c'è duello e duello.
Un conto è parlare di sequenze con le quali il grande cinema ci ha fatto capire cosa fosse REALMENTE un duello - tipo, chessò, quello fra Liam Neeson/Rob Roy e Archibald Cunningham/Tim Roth nell'omonimo film, che non sarà un capolavoro, d'accordo, ma vale la pena di essere visto solo per quella sequenza, e non lo dico io piccola caccola, ma è opinione condivisa da numerosi critici cinematografici - e SICURAMENTE altro conto è spararsi il confronto Bersani/Renzi al TG1 di ieri sera, che, come dire, NON me la sentirei di qualificare propriamente come uno scontro fra titani.
Oggi leggo su Repubblica.it un intervento di Concita De Gregorio che trovo contenutisticamente e giornalisticamente PERFETTO. Un capolavoro, direi. 
E siccome non potrebbe più compiutamente esprimere lo smarrito sconcerto con cui sono rimasta a fare i conti al termine della trasmissione, lo riporto qui tale e quale.

Laura

Pistola alla tempia - Quiz, all'indomani del duello TV. 

Se per caso doveste decidere di andare a votare al ballottaggio di domenica, voi che al primo turno non avevate scelto né Renzi né Bersani, da chi vi sentireste rappresentati?  A chi, eventualmente, concedereste la delega a governare in vostro nome?
Da uno che visto in tv sembra Corrado in procinto di far entrare come ospite a sorpresa Raffaella Carrà o da Pupo felice davanti ai suoi pacchi?
Da quello che indossa una giacca lucida un po’ attillatina con riflessi marron o da quello che si presenta a casa vostra senza giacca?
Da uno fieramente stempiato in tempi di trapianti o da uno col gel nel ciuffo?
Da uno che dice ‘santa pazienza’ o da uno che dice ‘ovvia giù’?
Da quello vagamente depressivo o da quello vagamente adrenalinico?
Da chi negli ultimi vent’anni è già stato al governo 2547 giorni o da chi negli stessi vent’anni è stato amministratore di una grande provincia, poi di una grande città e in teoria dovrebbe tuttora essere lì a governarla?
Da uno che fa catenaccio o da uno che si sente Guardiola?
Dall’aspirante presidente del Consiglio che cita la bambina Lucrezia, anni 4, o da quello che cita il Mago Zurlì?
Da chi in politica estera si mantiene equidistante o da chi è sempre equivicino?
Da uno che dice ‘bisogna fare una legge anticorruzione’ o da uno che dice ‘bisogna fare una legge antiburocrazia’, in nessun caso spiegando per quale ragione nei vent’anni di cui sopra non ne abbiano sentita l’urgenza, se necessario incatenandosi per ottenerle?
Da uno che l’altra volta ha citato Papa Giovanni o da uno che questa volta cita De Gasperi? (Ma non era il duello per il leader del centrosinistra? La sinistra è uscita allo spareggio?).
Da quello che dice ‘c’è gente che preferisce un passerotto in mano a un tacchino sul tetto’ o da quello che evidentemente non ascolta, sennò chiederebbe: scusa, hai detto tacchino sul tetto? Quale tetto? Quale tacchino?
Da uno che chiamato a dire perché la sinistra al governo non abbia fatto la legge sul conflitto di interessi risponde “in effetti non ci si mettono le dita nel naso” o da quell’altro, che dopo breve silenzio replica “son d’accordo, non ci si mettono le dita nel naso”?   
     

27 novembre 2012

IL CROLLO DI UN MITO

La notizia dell'addio di Rossana Rossanda, e di altri preziosi collaboratori, al giornale da lei stessa gloriosamente fondato, Il Manifesto
mi lascia veramente l'amaro in bocca. Anche considerando la lunga agonia della testata, da anni alle prese con enormi problemi finanziari, e le modalità "frontali" con cui si sta consumando in questi giorni il divorzio fra la Rossanda e gli altri e il nuovo direttivo del giornale; direttivo che ha liquidato con due righe sprezzanti la lettera aperta con cui Marco D'Eramo spiegava le ragioni del suo peraltro soffertissimo allontanamento, e che non pare più che tanto turbato da questi abbandoni. Reazione, credo, solo in parte psicologicamente controbilanciata per il diretto interessato dalla forte solidarietà espressa da molti colleghi con una lettera corale pubblicata su MicroMega: 
Non so, mi pare che questa débacle parli in maniera tristemente eloquente dello sgretolamento non solo economico, ma anche sociale, politico, culturale che stiamo attraversando a livello globale, oltre che locale.  
Un giornale come Il Manifesto, a prescindere dal trovarsi o meno allineati ideologicamente alle posizioni che ha sempre espresso, è un pezzo della storia giornalistica italiana del Dopoguerra. E' stato fondato e "fatto" da fior fiore di intellettuali, gente riconosciuta e stimata anche fuori dai confini nazionali, uomini e donne (a partire proprio dalla Rossanda) di politica e cultura, nonché giornalisti, di raro livello, che avevano in testa una certa idea della cultura stessa, una certa idea (alta, altissima) del fare politica attraverso il giornalismo, un desiderio e una capacità di analizzare, capire, approfondire, "fotografare" la società moderna e contemporanea a 360 gradi, e anche di lottare per cambiarla e migliorarla.
Tutto questo pare oggi vaporizzarsi nell'aggressivo qualunquismo dei nuovi rampanti dirigenti del giornale, nella loro arrogante indisponibilità al dialogo (che Rossanda chiama in causa, nell'intervento pubblicato da MicroMega con il quale ha voluto spiegarne pubblicamente le ragioni, come uno dei principali motivi del suo abbandono) e nella loro assoluta indifferenza alle ragioni e alle proposte dell'interlocutore per affrontare e superare in maniera solidale e compatta i travagli non solo economici del giornale. Questa indisponibilità e questa indifferenza si esplicitano come espressione diretta e, vorrei aggiungere, tragica del clima che viviamo e respiriamo qui nel paese dei balocchi ma anche, lo si sa e lo si vede, in generale nella società globale smarrita e squassata che si agita e cerca soluzioni, risposte e identità fuori dai confini nazionali.    
Duole veramente dover constatare che certi atteggiamenti intolleranti, autoritari, irrispettosi e sprezzanti nei riguardi di coloro senza i quali Il Manifesto non sarebbe nemmeno esistito siano arrivati a corrodere certe realtà che abbiamo tanto sperato ne sarebbero rimaste immuni, come ultimo ed estremo baluardo contro la barbarie della cultura e della civiltà.   

Laura