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1 luglio 2014

EUGENIO BORGNA, La fragilità che è in noi, Einaudi 2014



25 maggio 2012

ITALIA DI IERI, ITALIA DI OGGI

OGGI MI SONO RILETTA UN POST LASCIATO NELLE BOZZE CHE AVEVO SCRITTO TEMPO FA.
MANCAVANO GIUSTO POCHE RIGHE CONCLUSIVE (E UNA BELLA IMMAGINE PERTINENTE), ED ECCOLO PRONTO.  
Il nostro amico Sergio mi ha consigliato un libro che mi sono precipitata a comprare in Feltrinelli, e sin dalle prime pagine ho capito che davvero ne valeva la pena. E' la Trilogia di Vigevano di Lucio Mastronardi: mi viene da definirlo come un Luciano Bianciardi meno noto e senz'altro sottovalutato, benchè molto stimato da Vittorini e Calvino, che lo aiutò ad entrare nella cerchia degli autori einaudiani.
A Vittorini Mastronardi scrisse, venticinquenne, una coraggiosa lettera di presentazione, dalla quale traspaiono il desiderio di un riconoscimento della qualità del proprio lavoro, ma anche l'umiltà di sottoporsi all'esame di grandi uomini di lettere. Lo scrittore si procurò così la stima e l'appoggio di Vittorini stesso e più tardi anche di Calvino; ciononostante fu sempre, anche per la sua ipersensibilità e le fragilità caratteriali, una figura di perdente, destinata a rimanere ai margini delle vicende importanti della letteratura del dopoguerra. Vicende rispetto alle quali avrebbe invece sicuramente meritato un ruolo da protagonista.
La Trilogia è un impietoso, a tratti rabbioso (e sempre anche disperato) ritratto dell'Italietta di provincia degli anni Cinquanta/Sessanta, soffocata dalla sua ignoranza, dalla sua grettezza, dalla sua angustia di vedute. L'Italietta da poco riemersa dai disastri della guerra, che vive il passaggio dalla civiltà contadina a quella industriale, con le prime "fabbrichette" e le prime avvisaglie del boom economico che farà la fortuna di pochi e creerà l'infelicità dei molti che cominceranno a sognare qualcosa di più del minimo tirare a campare, e invece dovranno ancora accontentarsi di meno di niente.
Cosa rende un libro come questo di una sconvolgente, direi drammatica attualità?
Il fatto che a scorrerne le pagine, a percorrere con Mastronardi le strade di Vigevano, a soffermarsi con lui nelle piazze, sotto i portici, ai banconi dei bar e sul sagrato della chiesa la domenica dopo messa, ad ascoltare i discorsi degli industrialotti, degli insegnanti e dei direttori di scuola, delle mogli infelici e insoddisfatte, e purtroppo anche degli operai - quelli che stanno sempre attaccati alle sottane del padrone, nella speranza che faccia cadere per compassione qualche briciola dal suo desco o anche solo per illudersi di essere un po' come lui, di vivere di luce riflessa -; ebbene, a vedere e sentire tutto ciò, ci si rende conto che in questo Paese cinquant'anni sono davvero passati invano. Sotto la pesante mano di vernice scintillante e tarocca data da Nostra Signora la Tivvù ai nostri paesaggi, alla nostra cultura, alla verità della vita quotidiana, con il suo bene e il suo male, con le fatiche e i problemi che la contraddistinguono; dietro il sipario del perenne avanspettacolo da quattro soldi, dei nani e delle ballerine, dei "quizzers", dei Grandi Fratelli e delle Isole dei Famosi/Nonfamosi/Cosìcosì, degli eterni ritorni dei Festival di Sanremo, della politichetta delle mafie, dei grandi e piccoli delinquenti, degli arrapati di soldi e battone/i, dell'inestirpabile vizietto della stecca, della mazzetta, del regalino, delle risate alle tre del mattino alle spalle dei poveri disgraziati, del trionfo dei buzzurri, dei ladri, delle puttane, degli evasori fiscali... Dietro tutto questo, non rimane altro che la stessa, identica, sconfortante Italietta da quattro lire di Mastronardi.
Che cosa c'è di diverso fra il "ganassa" che una sera sì e l'altra sì scende dall'auto di lusso davanti al bar centrale di Vigevano per mostrare i suoi trofei, ossia il macchinone e la sua signora addobbata di gioielli come un albero di Natale, e gli innumerevoli magnaccia vestiti dagli stilisti zarroni, i vari furbetti del quartierino, i papponi che non perdono occasione per portare in trionfo la bonazza di turno strabordante di silicone?
Nello stesso microcosmo della scuola, sempre indicativo specchio dei tempi e delle società, in questo microcosmo descritto con malinconica lucidità da Mastronardi (che era figlio di insegnanti e fu maestro egli stesso) quanti sono ancor oggi, a fronte di tante figure meritevoli e vergognosamente penalizzate, i burocratucci, le macchiette, i signori nessuno che in questo bozzolo hanno trovato la dimensione ideale per autoesaltarsi e darsi un ruolo, un'identità, un perchè, che altrimenti non sarebbero riusciti a conferirsi? E anche fuori dalla scuola, in quanti contesti ancora nell'Italia di oggi si possono trovare migliaia, milioni di questi meno di zero elevati a (inesistente) potenza?
Quante cose nella Trilogia di Mastronardi ci parlano, ahimè, del Paese attuale! La lista sarebbe lunga, ma giusto a titolo di esempio: la tronfia vanagloria dei dottoridirettoripresidispettori, l'autocelebrazione degli scribacchini che si sentono grandi giornalisti, la ripetitività soffocante dei riti della vita di provincia (e non solo... in molti dicono che questo nostro Paese è da considerarsi come un'unica, grande, imbozzolita provincia narcotizzata dalla televisione), la messa seguita non per devozione ma per esibizione e stanca partecipazione a un rito sociale, giammai religioso; la passeggiata e il caffè della domenica, la partita a carte nel vuoto spinto della mancanza di stimoli e svago, il calcio naturalmente, la centralità indiscussa e assoluta del vestito come biglietto da visita e lasciapassare per il riconoscimento, anzi, per l'accettazione nel consesso sociale.
Un Paese dimentico di se stesso e incapace di imparare dai propri errori.

http://lucameneghel.blogspot.com/2009/07/il-maestro-il-calzolaio-e-il.html

Laura

18 luglio 2010

FACCIAMOCI DUE RISATE, VA!!!


Per non perdere la buona e sana abitudine di sdrammatizzare, è sempre bene tenere sul comodino una qualche letturina che ci alleggerisca un po' la vita.
Un vero cavallo di battaglia di questa speciale categoria (le letturine che ci alleggeriscono la vita) è (sempre che abbiate a suo tempo apprezzato lo stile surreale di Arbore & Co.) Lo scarafo nella brodazza del grande, grandissimo Mario Marenco (http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Marenco).
Evidentemente non sono l'unica a considerarlo una Bibbia dell'umorismo. Non potevo credere ai miei occhi nello scoprire che su Facebook è nato un "Lo scarafo nella brodazza"... MARIO MARENCO APPRECIATION GROUP: http://www.facebook.com/group.php?gid=21045534974.
Inoltre, su You Tube è possibile recuperare alcuni preziosi frammenti di Alto gradimento e altre chicche marenchiane.
http://www.youtube.com/watch?v=s25AfIikIZk&feature=related (di sconcertante attualità!)

Fantastico!

Laura

16 marzo 2010

HO TROVATO IL MIO BREVIARIO!!!

...è Mi rivolto dunque siamo, di Albert Camus: la raccolta dei suoi scritti politici edita da Elèuthera, collezione Caienna (il nome già dice tutto!).
Vi dico solo che la citazione in apertura della prefazione è di Goffredo Fofi, e recita:

"L'unica cosa che si può fare è creare piccole minoranze di rompicoglioni con un progetto in testa".

Ce ne sarebbero molte altre da riportare, dello stesso Camus, ma credo che già solo questa sia illuminante, e dia la cifra del tono del volumetto, tanto piccolo quanto tosto.

Laura

P.S. Inutile precisare, credo, la mia ASSOLUTA e TOTALE appartenenza a queste silenziose "minoranze di rompicoglioni", apparentemente integrate, ma in realtà ostinatamente contestatarie. Il baco che corrode dall'interno le certezze malate, e palesemente fallimentari, di questa società oscillante come un pendolo impazzito fra tragico e grottesco.

14 gennaio 2010

SPESE FOLLI IN LIBRERIA

Quando ci vuole, ci vuole!!!
Non è un'abitudine, ma ogni tanto mi concedo una bella spesona in libreria.
E senza lesinare, o correre subito a guardare il prezzo in retrocopertina.
Questa volta è toccato alla libreria Ecumenica di San Babila (http://www.libreriaecumenica.com/index.html), dove c'è veramente da perdersi per ore e le possibilità di acquisto sono praticamente infinite, tanti sono gli argomenti: dalle religioni alle discipline e filosofie occidentali e orientali, dai testi sacri ai manuali per la pratica dello yoga in tutte le sue varianti e forme, dello shiatzu, del tai chi, del reiki e chi più ne ha più ne metta, dall'astrologia alla magia all'occultismo, dalle discipline olistiche a tutte le più svariate attività ad esse collegate, quali per esempio la cura dell'alimentazione e quindi il mangiare sano, il giardinaggio ecc.; e ancora testi storici, biografie, intere collane su argomenti i più vari e specifici su questi temi, rarità come best seller.
Di roba ce n'è tanta che quasi non si cammina, e certo occorre saper scegliere. In mezzo a una tale quantità di proposte, ognuno sceglie in base agli argomenti che gli interessano maggiormente, al livello di conoscenza che eventualmente ne ha già maturato, alle correnti di pensiero a cui si sente più vicino e agli autori che ritiene di voler approfondire.
Io, dopo essermi avvicinata da ragazzina, del tutto casualmente e senza alcuna conoscenza di questi argomenti ma per necessità di cure psico-fisiche, ad alcuni metodi olistici di cura di disturbi posturali, dentali e di equilibrio appunto sia psicologico sia fisico (osteopatia, kinesiologia, metodi Feldenkrais e Alexander per la cura dei disturbi osteo-muscolari, nonchè fiori di Bach per il riequilibrio interiore), e qualche anno più tardi aver scoperto in autonomia lo yoga, ad oggi comincio a capire cosa mi interessa e come orientarmi, certo anche in base a consigli e suggerimenti dei miei insegnanti.
E così mi sono comprata La via dei tarocchi, di Alejandro Jodorowski, che ho già cominciato a leggere avidamente (http://www.jodorowsky.com/libri/4.html; http://www.camoin.com/diaporamas/restauration_tarot/fr/Presentation_Files/index.html); Kinesiologia armonica, di Jean Pierre Bourguet (http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__kinesiologia_armonica.php), e un libro per avvicinarmi all'astrologia, un manuale di base della De Vecchi che si intitola Il grande libro illustrato dell'oroscopo, firmato sotto pseudonimo da un certo Atman. Descritto così sembra una sola da edicola o da parrucchiere, tant'è che quando me l'hanno consigliato in libreria sulle prime sono stata un po' scettica; poi ho sbirciato il contenuto e mi sembra chiaro, ben impostato e soprattutto serio.
Son così elettrizzata che vorrei iniziare a leggerli tutti insieme. Ma poi va sempre a finire che ho troppa roba in ballo, e troppo poco tempo per concentrarmi bene su tutto.
Quindi: ho deciso di finire il testo di Moshe Feldenkrais sul suo metodo, che avevo comprato sempre all'Ecumenica la scorsa primavera, e di riprendere, se ci riesco, anche il testo di Mircea Eliade sullo yoga. Mollo il colpo invece su quello di Ramon Panikkar sul silenzio del Buddha, interessantissimo ma troppo difficile e in alcuni passi un po' noioso per chi non sia già molto addentro alla materia e particolarmente interessato ad un super-approfondimento. Fra i nuovi, per ora inizio solo Jodorowski.
Mi pare già un programmino bello tosto! Però, anche un viaggione affascinante...

Laura

20 novembre 2009

"E anche se non c'è niente qualcosa ci muove, non è possibile stare fermi, non è il nostro posto, l'unica cosa sicura sarebbe non dire e non fare mai niente, e anche così: può darsi che l'inattività e il silenzio sortirebbero gli stessi effetti, identici risultati, o chissà se non addirittura peggiori, come se dal nostro puro e semplice respirare emanassero rancori e desideri vuoti, tormenti che ci saremmo potuti risparmiare. L'unica soluzione sarebbe che tutto finisse e non ci fosse nulla."

Javier Marias
Domani nella battaglia pensa a me
Einaudi

8 novembre 2009

NUOVI FILM, NUOVI LIBRI, NUOVA MUSICA: DIAMOCI DEGLI STIMOLI

Fra venerdì e ieri sera mi sono un po' rimessa in pari con il cinema, che ultimamente frequentiamo meno, avendo molte possibilità di vedere ottimi film, magari non nuovi e non recenti ma meritevolissimi o addirittura imperdibili, con e-mule.
Venerdì ho visto Julie & Julia, con la solita eccezionale Meryl Streep. Una commediola molto carina, ben recitata non solo da lei ma da tutti e molto curata nei dettagli; e non un film solo d'evasione, ma anche sulle difficoltà della vita, diverse per due donne appartenenti a epoche differenti, ma per entrambe difficoltà non da poco.
Facile per me identificarmi con la giovane newyorkese Julie. Felicemente sposata con un giornalista, con il quale avvia l'avventura del matrimonio in un appartamentino bohemienne stipato di carabattole sopra una sfigatissima pizzeria negli sfigati Queens, Julie si arrabatta fra i telefoni di un orrido call center e le vecchie amiche, che nel frattempo sono diventate delle insopportabili carrieriste, e non smette di sognare il successo come scrittrice.
Alla sera e nei fine settimana affoga i suoi dispiaceri... nelle creme e nei sughi: si diletta infatti di cucina, ed è un'ammiratrice sfegatata di una insuperabile cuoca che fra gli anni '50 e '60 ha realmente spopolato in America con il suo libro di ricette e le sue lezioni di cucina in televisione: Julia Child (che vi mostro qui sopra in un fotogramma tratto dalle sue apparizioni televisive).
La via d'uscita rispetto alle frustrazioni quotidiane diventa per Julie il suggerimento del suo adorabile e partecipe marito: perchè non dare vita a un blog nel quale, per un anno, proporre ogni giorno una ricetta dal libro di Julia Child, dalla stessa Julie preparata?
E così parte la sfida, che naturalmente è soprattutto sfida con se stessa e difficile battaglia contro le avversità del mondo esterno e anche contro le proprie insicurezze, nate dall'impossibilità di coltivare nella sfera professionale le proprie prerogative e capacità. E che diventa anche confronto a distanza (il sogno di un incontro ravvicinato non si avvererà) con Julia, più la Julia immaginata che quella reale, ma forse in fondo, come giustamente dice il marito di Julie, quella per lei più importante. Insomma, un film carino e rilassante, non privo però di spunti di riflessione e di una sua semplice, ma giusta morale.

Ieri sera, invece, scorpacciata di musicone, inseguimenti spericolati, drammatici faccia a faccia, ma soprattutto di Johnny Depp: siamo andati a vedere Nemico pubblico, basato sulla storia vera del gangster John Dillinger nella Chicago degli anni '30. Il film avrebbe la pretesa di uscire dai limiti della perfetta ricostruzione storica e ambientale e del filmone hollywoodiano, per realizzare una lettura più profonda e psicologica del confronto fra i due protagonisti, il bandito e il poliziotto dell'FBI che gli diede realmente la caccia fino alla resa dei conti finale. Un po' come in Heat - La sfida, che ripropone lo stesso tema in un contesto moderno, avvalendosi della bravura di De Niro (il bandito) e Pacino (il rappresentante della legge) per innescare una riflessione sul bene e il male.
Depp e tutti gli altri sono bravi, sulle ricostruzioni e la fotografia niente da dire, ovviamente le scene d'azione, rapine e inseguimenti, sono pressochè perfette. Ma il film si ferma, rispetto ai suoi più ambiziosi obbiettivi, a metà del guado, non approfondendo a sufficienza gli spunti psicologici e anche gli aspetti sociologici della vicenda di Dillinger, spunti e aspetti che si limita a suggerire.
...comunque, prendere prende, sono due ore con il fiato sospeso. E POI JOHNNY E' TANTO, TANTO BELLO, E TANTO, TANTO SEXY!!!

Ci sono delle interessanti novità anche musicali: vi consiglio l'ultimo album di Sting, appena uscito, di cui qui sopra vedete la (già stranota) copertina.
L'album è accompagnato da un forte battage pubblicitario, anche perchè ben si adatta alle festività natalizie alle porte, essendo una ripresa molto fine e originale di antiche ballate popolari dell'Inghilterra del nord sul tema dell'inverno.
Secondo me è fatto molto bene, considerando che l'impresa era di quelle particolarmente ardue e ambiziose; avventurarsi sul terreno della musica antica e popolare collaborando con musicisti abituati a muoversi in quell'ambito, venendo dal rock e dal pop, non è mai infatti un'operazione da affrontare a cuor leggero. Ma la curiosità intellettuale, l'intelligenza e la musicalità di Sting l'hanno fatto cadere in piedi. Forse l'intero album, ascoltato di seguito, è appena appena noiosetto; ma è l'unico piccolo limite di questo lavoro. La finezza e il buon gusto delle scelte negli arrangiamenti e la contaminazione con il jazz sono invece i suoi punti di forza, e garantiscono una qualità che non scende mai sotto un certo livello.

Quanto alle novità nelle letture, prima del cinema ieri ho fatto incetta di romanzi, tutti di Adelphi (e quindi tutti della categoria "Prepariamoci a una letturina impegnativa"):

- La storia di un matrimonio, di Andrew Sean Greer, di cui leggo su http://nuke.ilsottoscritto.it/Default.aspx?tabid=1045: "(...) è una sorta di giallo epistemologico che indaga il difficile cammino conoscitivo di se stessi e dell’altro da sé . “Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo” è la frase di apertura del romanzo e quella che più spesso ricorre, a mo’ di refrain, nel corso del suo svolgimento. A pronunciarla è Pearl, la moglie devota di Holland Cook, che, divenuta ormai nonna, ricostruisce il suo passato nel tentativo di capire il suo singolare legame con il marito. (...)".
- Nè giusto nè sbagliato, di Paul Collins, che affronta il tema dell'autismo (http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-paul_collins/sku-12087789/ne_giusto_ne_sbagliato_.htm)
- Nella penombra, di Juan Benet: "Due donne, una anziana e una giovane, zia e nipote, siedono nella penombra di uno studio spazioso, e parlano. Di che cosa? Di un messaggero che dovrebbe arrivare, del suo messaggio che dovrebbe chiudere una ferita aperta molto tempo prima." (da http://www.bol.it/libri/Nella-penombra/Juan-Benet/ea978884590838/).
- Ritorno a casa, di Natasha Radojcic-Kane: "Halid ha molti conti in sospeso. Dalle trincee di Sarajevo è tornato con una reputazione da eroe, un incubo ricorrente e parecchio denaro di origine poco chiara. Per sbarazzarsi della prima gli basterà una partita di caccia con due amici d'infanzia, finita sparando con armi da guerra agli unici animali sopravvissuti nei boschi intorno al villaggio, i gufi. Per non vedere più quella ragazza cadere al rallentatore, colpita a morte, sarà forse sufficiente smettere di dormire. Ma liberarsi del denaro, o moltiplicarlo - ed è il denaro con cui Halid vorrebbe riscattare il suo amore di un tempo, ora ostaggio di una donna e di una storia crudele - risulta più difficile." (da http://www.nonleggere.it/default.asp?content=%2Fesordienti%2Fblu4%2Fnatasha%5Fradojcic%2Dkane%5Ftesto%2Fschedatesto%2Easp).

Ho invece iniziato da pochi giorni un altro Adelphi che dalle prime pagine sembra molto bello: Il giorno del giudizio, di Salvatore Satta: "Salvatore Satta (Nuoro 1902, Roma 1975) è uno di quegli scrittori, quasi estinti al giorno d’oggi, caratterizzati dallo spirito e dallo stile di chi non ha in animo di scrivere nell’ottica della produzione e del mercato. La prima conferma ci viene, in questo senso, da La veranda, romanzo scritto a soli 25 anni, valutato da Marino Moretti una controparte italiana a La montagna incantata di Thomas Mann, e che allora non arrivò al pubblico in quanto non ritenuto in grado di accoglierlo. Il romanzo venne pubblicato solo nel 1981, da Adelphi; dopo il De profundis, stampato nel 1948, e Il giorno del giudizio, 1977. Scrivere non è il mio mestiere, confessa lo scrittore. Non lo è in alcun modo. E infatti: «Scrivo queste pagine che nessuno leggerà, perché spero di avere tanta lucidità da distruggerle prima della mia morte». E allora perché scrivere un libro? Per Satta era come chiedersi: e allora perché vivere? Non si vive, né si scrive, in funzione di un dopo, di un obiettivo. Ma questo significa volare sopra gli uomini, non essere contaminati dalle umane debolezze. E Satta non lo era, almeno non voleva esserlo. Diffidava ormai anche delle leggi, delle quali era esperto, di tutte quelle leggi nelle quali credono ancora i vivi." (da http://www.italialibri.net/opere/giornodelgiudizio.html).

Laura

2 giugno 2009

NEW ENTRIES NELLA MIA BIBLIOTECHINA PERSONALE


Regalone di Paolo della libreria Atalante: Uomini e topi e Furore di John Steinbeck, riuniti in una bella edizione storica Bompiani; inoltre in biblioteca ho preso in prestito Tutti gli intellettuali giovani e tristi di Keith Gessen e Buongiorno Los Angeles di James Frey, entrambe novità del filone della letteratura americana "contro".

22 aprile 2009

LE GRANDI VERITA' DELLA LETTERATURA


"Il mondo, Lady Slane, è d'una bruttezza miseranda. E' brutto, perchè si basa su di una gara per arrivare ad ogni costo. (...). Forse un giorno o l'altro avremo l'avvento di una grande, di una vera civiltà, che tirerà un gran frego su tutti i nostri risultati. Ma la strada che ci resta da compiere è lunga, molto lunga."

"Ma che cos'è la felicità? (...) Una strana parola, quella che gli uomini avevano coniato, e che in tre sillabe esprimeva il sommario di una vita intera. (...). Certo, c'erano stati momenti in cui si poteva dire: Allora ero felice; e con maggior certezza ancora: Allora ero infelice (...); ma tra questi istanti si stendevano intere regioni, le quali non erano che l'esistenza."

"(...) la gente che va a genio a me, quella si trova sempre sparsa qua e là; sono dei solitari... solo che si riconoscono non appena si trovano assieme. (...). E poi, fra questa gente che mi piace, io scopro qualche cosa di duro e di concentrato, di aspro, di crudele, quasi. Una specie di pietra di paragone per l'onestà. Come se fossero decisi ad essere fedeli a tutti i costi alle cose che, secondo loro, sono importanti. Naturalmente so che sono, per così dire, membri inutili della società."

"Finchè si è vivi, la bellezza viene dai bei vestiti e da aggeggi simili, ma una volta morti, per essere belli bisogna contare sul carattere."

Da Ogni passione spenta, di Vita Sackville West

23 gennaio 2009

HO SCOPERTO UN PICCOLO-GRANDE EROE

Mi sono imbattuta in un nuovo, piccolo libro assolutamente DELIZIOSO!
E' Firmino, di Sam Savage, un tipo bizzarro che per tutta la vita ha avuto il pallino dei libri, della lettura e della scrittura, e ha sognato di scrivere il suo capolavoro facendo nel frattempo mille mestieri.
E' arrivato alla fine a scrivere questo libretto, pubblicato inizialmente in America da una piccola casa editrice e stampato in non più di mille copie, poi diventato un grandissimo successo editoriale.
Il suo eroe è un tenerissimo personaggio, un perdente di cui ci si innamora, sicuramente fortemente autobiografico: Firmino, appunto, un topo bibliofilo che scopre un folle amore per i libri, ma anche per il vasto mondo, gli uomini - di cui saggia e conosce la pietà e la crudeltà, la bellezza e lo squallore - le donne, di cui diventa grandissimo ed estasiato estimatore, venendo alla luce nella soffitta di un negozio di libri che si trova in un vecchio quartiere di Boston destinato ad essere ben presto travolto dal "nuovo che avanza".
Firmino nasce in una nidiata numerosa, da una mamma sballata e sempre un po' sbronza che un giorno non tornerà più a casa dalle sue scorribande, e deve subito lottare con i suoi nerboruti fratelli per avere accesso alle tette materne e potersi nutrire. Lui infatti è decisamente diverso dagli altri: piccoletto, fragile, ma con la testa grossa e piena di bitorzoli che secondo lui stanno a dimostrare patentemente quali sono i tratti fondamentali del suo carattere e della sua personalità, come spiega un testo di anatomia e psicologia che più volte egli cita sia parlando di se stesso, sia descrivendo lo zuccone di Norman.
Norman è il proprietario della libreria stracolma di libri, "il primo essere umano che io abbia amato", dice Firmino, che lo spia dalle postazioni strategiche che ha individuato all'interno del negozio imparando a conoscerne ogni angolo e recesso e soprattutto ogni libro, prima avidamente divorato, poi altrettanto avidamente letto.
Non mi addentro nella trama del libro per non raccontarne troppi dettagli, ma mi soffermo sul suo protagonista perchè veramente sarebbe, se esistesse, da travolgere di baci.
A parte il fatto che mi ricorda moltissimo Ronnie, il mio amato criceto, c'è tutto in Firmino perchè non si possa far altro che amarlo a dismisura: è un sensibilone, imbranato, romantico e sognatore, ben consapevole della propria assoluta "diversità", che talvolta lo rende fiero sostenitore di se stesso, talvolta lo fa sentire disperatamente solo, brutto e triste.
Ma anche quando ci parla della sua disperazione, non lo fa mai con accenti patetici, ma piuttosto malinconici, e col distacco di una grande intelligenza che gli dà una grande lucidità di fronte a se stesso, alle cose degli uomini, della vita e del mondo.
E' un topo molto saggio ed equilibrato, nonostante i suoi slanci passionali, la forte e sensibile partecipazione ai momenti belli e brutti della vita altrui, o i momenti di apatia per la bruttezza e cattiveria del mondo che si accanisce contro di lui ed è pieno di trappole mortali; come quando viene assalito dalla tristezza e si sdraia nella sua soffitta, polverosa ma tiepida e accogliente, dove è rimasto solo dopo che i fratelli se ne sono andati per il mondo incontro alle loro sorti, e sprofonda meditabondo nella composizione della sua Ode alla Notte "guardandosi le dita dei piedi".
Chi di noi non ha avuto voglia, ogni tanto, di starsene lungo e tirato nel letto a rimuginare sui mali del mondo e sui propri dispiaceri, "guardandosi le dita dei piedi"?
Lo trovo fantastico!
A parte poi gli aspetti più legati al personaggio, la bellezza del libro sta anche nella sua capacità di affrontare molti temi importanti, ma sempre all'insegna di una malinconica leggerezza che non potrebbe essere più distante dalla prosopopea e dalla pedanteria.
Sono a poco più di metà del libro e anche io lo sto divorando, come Firmino divora le sue letture, augurandomi che non si vada incontro a un finale triste... perchè mi sono innamorata di questo dolcissimo topo e non sopporterei di vederlo finire male...
Firmino, sei tutti noi! (O quantomeno sei sicuramente me!)
Laura