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4 ottobre 2009

REPORTAGE DALLA GERMANIA



















18-19-20 settembre:

Inaugurazione della personale di Cristiano alla galleria Artycon (http://www.artycon.de/) di Offenbach (Francoforte), nell'ambito della maratona d'arte e cultura Kunstansichten (Sguardi sull'arte) 2009.

Tre giorni di scambio di idee, amicizia, gran mangiate crucche... e naturalmente di arte e incontri molto, molto interessanti con tante persone sensibili, profonde, coraggiose nel loro portare avanti con passione e coerenza una vocazione che sentono irrinunciabile, e che si traduce anche in esempio commovente di integrità morale.
Un artista che ci ha particolarmente colpito, fra i diversi incontrati, è Johannes Kriesche (http://www.johannes-kriesche.de/), di cui abbiamo acquistato una piccola opera che è andata ad arricchire, dopo parecchio tempo, la nostra mini-collezione di arte contemporanea. Ma in territori più fertili di quelli della nostra triste madrepatria gli incontri interessanti non sono così rari e difficili da fare, per cui sono stati davvero tre giorni molto intensi.
Il sito del comune di Offenbach ha dedicato ampio spazio alla manifestazione, molto ben organizzata e gestita: http://www.offenbach.de/kunstansichten.
Inoltre è risultata molto ricca la rassegna stampa on line, italiana ed estera, sulla mostra di Cristiano, mentre i giornali locali a loro volta hanno dato risalto all'evento culturale nel suo insieme, davvero vissuto e partecipato con interesse dalla popolazione locale.
Che fantastica sensazione di armonia e consonanza di intenti!!! E che bella vacanza, con la possibilità di visitare un paio di volte anche Francoforte: splendida città di fiume sotto un caldissimo sole autunnale, piena di musei che abbiamo solo potuto "assaggiare", accontentandoci per questa volta del Museo di Arte applicata, ospitato per metà nell'ottocentesca Villa Metzler, e per il resto nei nuovi spazi minimali progettati da Richard Meier, in splendida, candida continuità con il villino in stile classicheggiante a cui si collega fisicamente tramite una luminosa passatoia coperta ma del tutto trasparente, circondata da un magnifico parco (www.airdolomiti.it/it/destinazioni/francoforte/francoforte_sponda_musei.aspx; http://www.angewandtekunst-frankfurt.de/).

Non si poteva affrontare meglio la nuova stagione lavorativa!

Laura

7 dicembre 2008

BUON SANT'AMBROGIO A TUTTI!


E anche quest'anno siamo al ponte dell'Immacolata, e Natale si avvicina a grandi passi...
Tre bei giorni di riposo, cazzeggio e qualche regalino.
Di solito in questi giorni preparo anche albero e presepe, quest'anno invece mi sono portata avanti prima. Con l'albero ho voluto fare qualcosa di nuovo, per cui ho puntato tutto su blu e argento, poi mi sono resa conto che era bello ma un po' freddino, più da vetrina di negozio che da casa, e ho aggiunto qualche pallina dorata, di quelle piccole. Ho ottenuto un effetto più caldo, senza tradire lo stile sobrio che volevo ottenere.
Sotto la base ho messo la carta a cielo stellato da presepe, e ho fatto un po' di spazio per le statuine, che quindi vengono a poggiare sul cielo anzichè sulla terra. Mi pare una cosa carina, un po' originale e sognante. Le statuine sono le solite di terracotta messicana, artigianali e davvero graziose, con dei bei visini dagli occhi grandi e dolci. Naturalmente il Bambinello manca, deve ancora arrivare.
Ieri bella giornata, siamo stati in centro e abbiamo visto che per fortuna quest'anno il Comune di Milano ci risparmia gli orridi addobbi da luna park schizofrenico dell'anno passato. Si è puntato su qualcosa di classico e semplice, solo qualche cascata di lampadine oro sulle finestre dei palazzi che si affacciano sulla piazza Duomo, della Galleria e degli edifici di piazza Scala, Palazzo Marino compreso. Le stesse lampadine oro anche sugli alberi intorno al monumento a Leonardo di fronte al teatro e sul grande abete in piazza Duomo. Non sarà il massimo dell'originalità, niente per esempio a che vedere con le belle luci d'artista di Torino, ma meglio così per carità...
L'unica cosa veramente inguardabile resta il megaschermo pubblicitario che ormai troneggia permanentemente fra il Duomo e l'Arengario. Una cosa terrificante...
Ma insomma, in compenso in via Mercanti c'erano le bancarelle, e poi siamo andati alla libreria Remainders di via Dante, dove abbiamo comprato un librone illustrato di ricette francesi per il nonno e un manuale del fai da te con la carta per la figlia del fratello di Cristiano. Cristiano ha visto anche un bel cofanetto su Andrea Zanzotto, che però gli ho sconsigliato di comprare, onde evitare di ritrovarsi con un doppione se per caso Gesù Bambino dovesse avere la stessa idea...
Certo che di libri meravigliosi ce ne sono sempre in quantità... veramente l'imbarazzo della scelta, e Dio sa se non mi sarei fatta qualche regalo, ma l'austerity quest'anno è veramente più che mai d'obbligo.
Oggi invece giornata casalinga, e da fare non me ne mancava certo... ho anche fatto i pacchettini delle cose comprate ieri.
Domani è già in programma la fiera degli Oh bej Oh bej, con il papà e la mamma. Un appuntamento fisso di tutti gli anni, che mi fa sempre contenta.
E per fortuna il lavoro in queste giornate in famiglia non diventa che un puntino invisibile, lontano lontano nei pensieri.
Laura

1 dicembre 2008

UN SABATO A FIRENZE TRA JORGE EIELSON E RINASCIMENTO

Sabato siamo scappati da una Milano più piovosa, umida e triste che mai per passarci una bella giornata a Firenze, dove abbiamo simbolicamente ritrovato Jorge Eielson, grande artista peruviano che Cristiano ha avuto la fortuna di frequentare amichevolmente nei suoi ultimi anni di vita milanese. L'occasione è stata una bella mostra inaugurata a Palazzo Vecchio grazie al neonato Centro Studi Eielson, creato dalla studiosa di letteratura ispano-americana Martha Canfield.
La Canfield è stata a sua volta grande amica di Eielson, è ora l'erede dei suoi lasciti artistici e vuole fare della fondazione fiorentina un centro studi dedicato alla cultura sudamericana in generale.
Padrino della settimana di manifestazioni e convegni che hanno preceduto l'inaugurazione di sabato mattina è stato, non a caso, Mario Vargas Llosa.
E' stato anche realizzato un bel catalogo, occasione e pretesto per un lavoro di ricatalogazione delle opere di Eielson, e anche per creare una raccolta di testimonianze e omaggi artistici di amici e conoscenti che hanno gravitato intorno a lui.
Fra questi anche Cristiano, che ha avuto la soddisfazione di vedere pubblicato il suo ritratto Jorge in Sardegna, terminato poco tempo dopo la sua scomparsa. Una bella riproduzione, fra l'altro molto fedele nei colori all'originale. Il quadro ve lo mostro qui sopra, vedete come la pittura di Cristiano oscilli fra dimensione figurativa e astratta, realistica e surreale, per cui il ritratto di Jorge da un lato ne ricorda davvero la fisionomia, dall'altro lo proietta in un mondo di fantasia e bizzarri frammenti colorati, fluttuanti in uno sfondo nero senza profondità.
Di Firenze avevo un vago ricordo dai tempi della gita scolastica (!!!), e quindi l'ho rivista (anzi, si può dire, l'ho vista per la prima volta) molto volentieri, benchè anche lì la giornata fosse burrascosa. C'era però un MAGNIFICO cielo plumbeo, con schiarite a tratti, che ha splendidamente reso nelle fotografie, di cui vi do un saggio (è uno scatto di Cristiano che secondo me è la foto in assoluto più bella e suggestiva della giornata).
Dopo la recente visita di lavoro alla Biennale di Venezia, a breve distanza di tempo mi sono trovata in un'altra delle nostre città d'arte, e devo dire che veramente la loro bellezza e suggestione sono ancora forti, e uniche. E lo dico dopo le sorprese e le emozioni che, pure, gli Stati Uniti ci hanno riservato quest'estate. Ma è l'aria che si respira in queste nostre città, sono le voci, le evocazioni, i colori e la luce del cielo del tutto particolare ciò che ancora può giustificare, e anzi rendere unico, credo, il "voyage en Italie". Questo davvero potrebbe essere un Paese unico al mondo, se non fosse così abbruttito dal baratro di sottocultura in cui è precipitata la sua gente.
E pensare che basta guardare allo scatto dei muscoli del Perseo di Cellini, ai suoi piedi la raccapricciante testa mozza della Medusa, o le incredibile torsioni del gruppo del Ratto delle Sabine del Giambologna sotto la loggia dei Lanzi, accostati alle testimonianze scultoree della romanità allineate in una enigmatica teoria contro la parete di fondo della loggia, per sentirsi di nuovo, in un attimo, trasportati indietro di secoli, e capire cosa potè significare vivere in questo Paese per chi aveva allora il privilegio di circondarsi di arte, bellezza e cultura.
Laura

26 novembre 2008

DOPO UN SECOLO, REDIVIVA...

Avrei voluto portare avanti questo reportage sul viaggio in America, ma sono stata del tutto travolta dagli eventi, anche interiori...
E quindi il progettino post-vacanze è andato un po' a farsi benedire, ma vorrei riprenderlo caricando ancora qualche foto fra le più significative e raccontando delle mille cose fatte e viste.
Certo qui è tutt'un'altra musica, e davvero bisogna sforzarsi molto per tenere vivo il ricordo delle belle esperienze che si ha la fortuna di fare... Chicago mi sembra già lontana anni luce, e in compenso Natale, Dio Santo, è già di nuovo alle porte.
Devo dire, non mi sento molto in vena di luminarie. L'atmosfera personale e generale è piuttosto plumbea, e molto probabilmente (ma non mi sento di esserne sicura al cento per cento, perchè i miei connazionali quando si tratta di sperperare soldi in stronzate consumistiche sono davvero in prima linea) sarà un Natale in austerity. Non che mi pesi o mi dispiaccia, siamo talmente pieni di cose, di oggetti... è senza dubbio altro ciò di cui avremmo un gran bisogno, a queste latitudini...
Per cui insomma sarò solo contenta di trascorrere il 25 in famiglia, come da tradizione, e poi volare via per quattro minuscoli giorni di respiro e svago, che SPERO di essere in grado psicologicamente di godermi, e di non buttare al vento... SAREBBE UN VERO DELITTO!
PARIGI CI ASPETTA, PER I NOSTRI DIECI ANNI INSIEME!!! Quest'avventura umana e d'amore con Cristiano è per me pienezza, sollievo, senso del vivere. E' un grande regalo che la vita mi ha fatto, nonostante i nostri momenti difficili.
Che voglia di stare finalmente un po' bene... ci riuscirò?
Laura

3 settembre 2008

DIARIO AMERICANO - SECONDA PUNTATA




Travolta dagli eventi della ripresa autunnale, non riesco a mettermi molto spesso sul blog.
Ma urge proseguire con il mio diario di bordo, cosa utile anche per ricostruire e rivisitare piano piano le tappe del nostro viaggio.
Che come tutti viaggi, è stato anche un cammino dentro noi stessi, una possibilità nuova e diversa di contatto con tante dimensioni interiori ed esterne.
Devo dire che dopo la prima sera a Chicago, emozionante, e il primo giorno in città subito molto intenso, che già vi ho descritto, i tre giorni trascorsi sul lago Michigan ospiti di Annamaria sono stati un vero toccasana psicofisico; davvero il meglio a cui potessimo aspirare per guarire dallo stress di un anno lavorativo milanese e da un continuo feedback negativo mente-corpo.
I grandi spazi verdi, la luce, le acque del lago - immenso, quasi un mare - i rumori e i suoni di una natura ancora pressochè incontaminata e molto vicina all'Uomo, che emergono soprattutto dal buio della sera e della notte schiarito solo dalla luce delle stelle; ma anche i bei "paesaggi" umani e sociali, le cose buone da mangiare e la caldissima ospitalità di cui abbiamo goduto, ci hanno avvolti con un incredibile fascino e la forza del loro essere per noi un'assoluta novità.
C'è stato il tempo per scoprire persone carine fino a pochi giorni prima sconosciute: è avvenuto uno scambio di idee, di storie vecchie e nuove, di ieri e di oggi, di curiosità, di conoscenze culinarie, e anche di piccoli, affettuosi regalini.
Dalla mamma di Annamaria abbiamo ricevuto: io un orologio simile a quello che avevo apprezzato al suo polso, Cristiano una T-shirt, particolarmente gradita anche per il fatto di poter sfoggiare qualcosa di più carino delle tristi magliette portate dall'Italia, effettivamente non il meglio del suo guardaroba!
La casa di Annamaria è un ottimo, riuscitissimo esempio di cottage arredato secondo un gusto semplice e fine: tinte chiare, fra il bianco e varie sfumature del verde salvia, poco mobilio, spesso proveniente dai mercatini locali dell'usato, fra stile contadino e modernariato alla Eames, oggetti e quadri che parlano dell'attenzione della padrona di casa al bello delle piccole cose. La dimostrazione che è possibile conciliare armoniosamente il meglio dell'interior design "american country" e lo stile della casa di campagna all'europea, qui fusi in pochi metri quadri distribuiti su un unico piano, sfruttati in maniera intelligente e funzionale.
Più tradizionali in senso americano, sono tuttavia nel loro genere assolutamente deliziose, e per nulla kitsch, anche le case della mamma e della sorella di Annamaria; nel giardino di sua sorella abbiamo fatto una buona colazione il lunedì mattina 18 agosto, con uno splendido sole e dolci americani, seguendo le avventure di due grossi ragni in mezzo a delle aiuole spettacolari, di cui nelle foto qui sopra vi mostro qualche angolo.
Insomma, un angolo di pace e serenità campestre che per noi e per il tipo di vita che si conduce abitualmente sono diventati quasi miraggi lontani.
Ci siamo letteralmente scatenati nei locali, paradisiaci mercatini dell'usato, veramente eccezionali per quantità e varietà degli articoli, molto diversi dai nostri e quindi per noi molto curiosi. In alcuni casi ci siamo veramente mangiati le mani di non poter comprare oggetti favolosi che sarebbe stato un problema portare a casa. Vere rarità a prezzi stracciatissimi!!!
Il martedì 19 sera siamo tornati a Chicago, e abbiamo cenato a casa di Annamaria e di suo marito Luigi: una gigantesca pizza da asporto con cipolle e salsiccia (niente affatto male!!!) in compagnia della cagnetta Sofia, molto dolce e tranquilla. Dopo cena siamo andati a vedere il laboratorio di oreficeria di Annamaria, una cosa interessante perchè non avevamo mai visto nemmeno in Italia un studio di questo tipo.
Dal mercoledì 20 eravamo di nuovo in pista per nuove avventure cittadine.
Laura

25 agosto 2008

DIARIO AMERICANO - PRIMA PUNTATA

And so... here we are... quasi non abbiamo fatto in tempo a renderci conto di essere nel Nuovo Mondo, e già è ora di tornare... Però mi sembra di essere stata qui un mese, anzichè pochi giorni, tante sono le cose che abbiamo visto e fatto, e tante sono state le scoperte, e tanti gli incontri.Abbiamo avuto la possibilità di conoscere quest'angolo d'America "dall'interno", sbirciando nelle case e nella vita di diverse persone che abitano qui, e che hanno storie e modi di vivere fra loro molto diversi: Luigi, italo-americano che si è "fatto da sè" vent'anni fa, sposato ad Annamaria, italiana d'origine ma nata in America; persone ormai anziane che hanno però vissuto esperienze giovanili in Italia e le hanno ricordate con emozione; giovani di diverse origini, fra cui una coppia di messicani nostri coetanei - Salvador, avvocato, spesso coinvolto in cause civili a difesa di persone in difficoltà, e Mayra, insegnante - e poi Nick e Ted, il primo pure messicano, il secondo di origine russa, che lavorano come camerieri in uno dei più lussuosi alberghi - ristorante di Chicago.
Un po' di tutto, insomma, perchè l'America è davvero un Paese dove di tutto si può vedere, conoscere, incontrare... teste diverse, culture diverse, e appunto diversi stili di vita.
C'è spazio per tutti, e un buon livello-base di qualità della vita è garantito a buona parte della popolazione, almeno nelle grandi e ricche città come questa. Law & Order, e puoi vivere piuttosto bene; soprattutto puoi vivere secondo il tuo stile di vita, le tue convinzioni, le tue idee, i tuoi credo, e nessuno sindaca, nessuno ti rompe le palle, non c'è un gregge a cui per forza aggregarsi, non c'è una massa che vive in un modo solo sperando sempre di poter diventare come si vede in televisione. Che, pure, da queste parti non si può non dire presente.L'impressione che qui, e DA qui, si ha dell'Italia, è quella di un Paese piccolo piccolo; un Paese arretrato e lontanissimo, certo bello da vedere, da visitare e scoprire, unico per le sue bellezze artistiche e naturali e la buona cucina, ma per tutto il resto ben poco interessante.In generale, comunque, le immense ricchezze di cui ancora può largamente godere hanno abituato questa gente a sentirsi forte, e decisamente autosufficiente.
Del resto, quando si vive in una città come Chicago si ha davvero molto a disposizione. La tranquillità economica, e poi tante cose che elevano la qualità della vita, al di là del lavoro che si svolge: spazi verdi e un lago meraviglioso, vastissimo, quasi un mare; cultura, musica, arte, eventi alla portata di tutte le tasche, anzi spesso gratuiti e di livello buono, quando non eccellente; grandi spazi per vivere bene senza arrecare disturbo agli altri, strade ampie dove può diventare un piacere anche andare in macchina, e una squisita gentilezza che va di pari passo con un'attenzione per noi - purtroppo - sorprendente per ciò che è di pubblica proprietà e utilità.
Certo, il Paradiso non esiste nemmeno qui. Le contraddizioni ci sono, e a volte sono forti, il futuro politico del Paese in questo momento non è chiaro perchè Obama e McCain sono più o meno in pari e l'elettorato è incerto, il problema dell'immigrazione aumenta e preme sull'economia con effetti pesanti, le sacche di povertà continuano ad esistere. E i più consapevoli sono preoccupati, perchè sanno che le risorse non saranno infinite nemmeno qui, e a livello internazionale i colossi orientali daranno del filo da torcere, portando verso nuovi assetti ancora tutti da sperimentare e che per adesso risultano difficili da prevedere.

Ma dall'osservatorio di un turista tutto questo è solo un'eco lontana in mezzo a un coro festoso e solenne di luci, colori, cieli sempre diversi, tramonti che si riflettono sulle acque del lago popolato di barche e di vele, immensi palazzi di vetro e cristallo, grattacieli che paiono davvero bucare le nuvole e non finire mai, musica, vita, movimento, una mescolanza pulsante di etnie e, appunto, stili di vita, ideologie, culture, modi di vestire e di pettinarsi.

Siamo arrivati venerdì 15 agosto, e la sera stessa, ignorando il jet lag, siamo subito andati downtown a vedere lo spettacolo notturno della città. La prima scoperta è stata quella della metropolitana all'aperto, sospesa in mezzo ai grattacieli illuminati: l'elevator, come la chiamano qui, che ad un certo punto, giunta proprio in centro, abbandona il rettilineo e gira ad angolo quasi retto, seguendo l'itinerario del cosiddetto loop, l'anello che unisce le stazioni centrali, toccate da diverse linee. Abbiamo anche fatto in tempo a sentire una parte di concerto al Jay Pritzker Pavilion, il teatro di Frank Gehry al Millennium Park: un'orchestra e un coro giganteschi con un programma di cori celebri. Un po' americano nell'impostazione vagamente kitsch, però belle musiche, buona esecuzione, e soprattutto un luogo magico, spettacolare.
Il 16, primo giorno interamente trascorso in centro. Un assaggio della grande metropoli prima di partire per tre giorni di vita di campagna sul lago Michigan. Abbiamo cominciato con il Museum of Contemporary Art (MCA, http://www.mcachicago.org/), con una bella temporanea dedicata a Jeff Koons. Coniglietti di alluminio, specchi a forma di pecora, un vero e proprio monumento pop a Michael Jackson e le solite foto super porno dei bei tempi del matrimonio con Cicciolina; poi abbiamo visto anche alcune delle opere della collezione del museo, che a rotazione espone sempre una parte della collezione stessa.
Dopo, per renderci conto del volto della città, abbiamo fatto una boat trip che ci ha portati anche sul lago per godere dello spettacolo dello sky line; cielo un po' temporalesco, tante nuvole in movimento, luce quasi da tramonto, e questi incredibili edifici che sembrano fare a gara nel loro svettare verso l'alto. Fra i grattacieli visti dal fiume, quello di Mies van der Rohe e quello in costruzione voluto da Donald Trump. Fra l'altro, presto il panorama sulle rive del lago sarà arricchito da una nuova meravigliosa torre di Santiago Calatrava.Alla sera siamo stati nella zona del lungo-lago, il Navy Pier, pieno di ristoranti, attrazioni e luci, e abbiamo mangiato da Riva, un ristorante di origine italiana noto ai turisti; per essere americana, abbiamo mangiato un'ottima zuppa di pesce, ed è stato qui che abbiamo scoperto che da queste parti l'acqua con ghiaccio è gratis, e viene servita nuovamente non appena il tuo bicchiere è vuoto. Una piccola, ma interessante e significativa dimostrazione di civiltà.Dopo cena, fuochi d'artificio sulle acque del Michigan, i più belli che abbia mai visto.E così abbiamo chiuso gli occhi sulla nostra prima serata americana.Ma naturalmente il racconto è molto lungo, questo non è che il primo capitolo.Il resto, alla prossima puntata. Che vedrà la luce quando già saremo a casa.Passo e chiudo!
Laura

11 agosto 2008

CI SIAMO QUASI...

Mancano pochi giorni a Ferragosto, e alla nostra partenza per l'America.
Spero che questo viaggio porti una ventata di novità e di cose un po' diverse, anche se ovviamente molto dipenderà da come me lo vivrò.
Certo da qui non si desidera che scappare. Anno dopo anno, questa città nel tempo dell'estate diventa sempre più squallida e triste. La sua bruttezza, la sua mancanza di cultura, la sua sostanziale infelicità si manifestano con particolare crudezza, come se il vuoto delle strade arroventate permettesse loro di gonfiarsi a dismisura, di diventare delle specie di mostruosi blob che la invadono senza incontrare più l'ostacolo della folla, del traffico, del rumore.
Non sono un'amante della ressa in cui viviamo perennemente immersi e soffocati durante l'inverno; ma non riesco ad apprezzare, come altri, il vuoto delle strade e le serrande abbassate con il cartello del Chiuso per ferie.
E' pur vero che molte persone, a differenza degli anni scorsi, restano in città e in molti casi non smettono neanche di lavorare. Ma è la città che non sa adeguarsi a questi cambiamenti sociali importanti, che fra l'altro non sono nemmeno un segnale positivo perchè indicano che tanta gente non può più nemmeno permettersi un minimo di riposo. E se un tempo i negozi potevano anche rimanere chiusi quasi un mese intero, tanto ben pochi potevano averne bisogno, oggi come oggi queste serrande abbassate mi paiono anche un segno di egoismo e di indifferenza nei riguardi di chi rimane, di chi non può permettersi di spezzare la continuità della fatica lavorativa.
Il lavoro e il riposo sono entrambi diventati un lusso, laddove dovrebbero essere semplicemente dei diritti sociali acquisiti, distribuiti con equità e con la considerazione e il rispetto delle capacità di ognuno.
So perfettamente di non inventare nulla, anzi di scrivere delle grandi banalità. Ma constatare di vivere in un sistema ingiusto, squilibrato e incapace di rendere la gente non dico felice (dato che la ricerca e la conquista della felicità devono in parte rimanere un'utopia squisitamente individuale, da non demandare come uno scaricabarile alla società), ma almeno serena, in quanto garantita nei diritti fondamentali al lavoro, alla salute, e perchè no anche allo svago, non smette di indignarmi profondamente.
In questo posto non si può che lavorare.
Il lavoro diventa un formidabile anestetico rispetto alla solitudine, al vuoto, alla mancanza di dialogo con i propri simili, di un dialogo VERO, non di poche scemenze che ci si urla davanti a un beverone nel frastuono dell'happy hour, tanto per passare mezz'ora insieme dopo secoli che non ci si frequenta.
Forse sono io che sono incontentabile, che pretendo troppo, che avevo pensato che i rapporti umani fossero qualcosa di diverso.
Eppure mi sembra anche che le cose vadano di molto peggiorando, e che tanta gente viva lo stesso disagio.
Anche la fuga diventa difficile, perchè questo modello, fatto di rumore perenne, consumi voraci, corsa all'acquisto, pubblicità incessante, ossessiva, martellante, televisione monnezza, trionfo del trash, dell'orrore etico ed estetico, mostri edilizi e mancanza di spazio vitale, ormai viene esportato, deborda, esce dai confini delle città che non gli bastano più e invade e inquina e infetta anche i luoghi del silenzio, della natura, della pace e del riposo. E così le mete dei propri sogni diventano sempre più lontane, sempre più irraggiungibili, e si confondono con dei luoghi psichici, immaginari, diventano un luogo della salvezza morale e spirituale che non capisco più se stia fuori o dentro di noi.
Io veramente non avrei pensato di riuscire a vivere così male.
Ho pensato ingenuamente di poter vivere bene NONOSTANTE tutto questo, secondo I MIEI parametri, I MIEI principi, I MIEI valori; ma questa società ti emargina, ti isola, ti ignora se non riesce a cooptarti con la violenza, a comprarti, ad espugnarti. Ti corrompe oppure ti fa morire d'inedia.
L'unica salvezza resta una passione vera, profonda, indistruttibile, qualcosa che ti dà un senso al di là del lavoro, al di là dell'orrore del nulla. Chi ce l'ha, come Cristiano, è salvo.
Chi non ce l'ha, o l'ha persa per strada come si perde alle volte la fede, è perduto.
Io veramente mi sento spesso perduta.
Per questo mi auguravo, e torno ad augurarmi, di saper trarre qualcosa di psicologicamente buono dal viaggio che mi aspetta.
Laura