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15 giugno 2010

NOI SPERIAMO CHE PERDIAMO

Vi posso assicurare che non lo scrivo con compiacimento, nè tantomeno con la puzzetta sotto al naso degli intellettuali che "ah, per carità, io tutto quel che riguarda il fisico no, mi interessa solo la testa". Lo sport mi piace, a patto che sia vissuto da protagonisti e tifosi in modo sano, equilibrato, gioioso ma privo di fanatismi.
Sono innamorata della pallavolo, che avrei praticato volentieri ma ho dovuto sacrificare agli studi pianistici perchè avrebbe messo a repentaglio i polsi e le mani, e resto semplicemente incantata dalle evoluzioni dei campioni del pattinaggio artistico e dalle ginnaste.
Il calcio non mi entusiasma in sè e per sè, perchè lo trovo banale, poco legato all'intelletto e troppo alla pura abilità di gioco, e per nulla "estetico".
Ma quello che negli ultimi anni me lo ha reso veramente insopportabile sono gli eccessi della tifoseria italiota: una manica di mentecatti che dà il meglio di sè, ahimè, quando ci tocca la persecuzione dei Mondiali.
E quest'anno ci tocca; mi sembra sempre che fra un'edizione e l'altra passi un tempo del tutto insufficiente a riavermi dallo scatenamento della demenza dell'ultima volta. E come se non bastasse, in Sudafrica siamo i campioni in carica, con "il titolo da difendere con le unghie e con i denti".
Ricordo ancora con orrore il delirio di onnipotenza e identificazione dei miei compatrioti nei campioni del mondo e, in particolare, in Capitan Deodorante (alias Fabio Cannavaro; si veda in proposito il mio post del 14.05.09), nel 2006.
Una roba che neanche le folle oceaniche brasiliane per Ayrton Senna da vivo (e ancor più da morto), le quali almeno avevano e hanno a tutt'oggi la giustificazione dell'ansia e dell'illusione disperata del riscatto sociale. Ed ecco il punto: mi sa tanto che più passano gli anni e più, in queste occasioni agonistiche, si registra una sempre maggior somiglianza delle italiche masse intronate dalla tivvù con la povera gente dei cosiddetti "Paesi del Terzo Mondo".
In questo Paese alla deriva ci si dà tante arie e non si sopportano "i negher", ma in definitiva non si è affatto più emancipati e acculturati di quelli che "puzzano, o comunque non so, non è che puzzino, ma insomma hanno un altro odore della pelle". E ci si ricorda della bandiera e di un animalesco senso di appartenenza al branco solo in occasione dei Mondiali di calcio (lo stesso attaccamento al branco che si vive, durante l'inverno italico, la domenica allo stadio, dove ormai ne succedono di ogni).
La vittoria della squadra del cuore o della nazionale diventa pretesto per abbandonarsi a urla, bevute, denudamenti, insulti razzisti rivolti agli extracomunitari che, poveri disgraziati, per non sentirsi una volta di più umiliati, emarginati ed esclusi, fingono di condividere l'entusiasmo dei tifosi locali o lo fanno proprio, pur di sfogare una frustrazione che nè gli uni, nè gli altri sanno paradossalmente di avere in comune. Scene pietose, viste con i miei occhi sulla metropolitana milanese (a proposito, chissà quanto sarebbe piaciuto quella sera un bel viaggetto alla nostra sindachessa, donna Letizia Tumistufi, così entusiasta dei nuovi convogli della linea 1 qualche mese fa), la sera della vittoria dello scudetto da parte dell'Inter; che fra l'altro è da sempre la squadra del cuore in famiglia, per cui mi piacerebbe tanto poter condividere la sana soddisfazione di papà, nonno, zii e cugini senza avere sotto gli occhi questo penoso corollario di eccessi.
Non è che tutto questo sia una novità, o appartenga solo alla nostra realtà locale; basti pensare a cosa sono stati capaci di fare negli anni '80 gli hooligans in Inghilterra.
Ma è una magra consolazione, se è vero come è vero che il fenomeno si acuisce, guarda caso, in concomitanza con i periodi più magri e decadenti della storia sociale e culturale di un Paese.
E poi 'sta spocchia, 'sta onniscienza, 'sta faccia da sberle di 'sti giocatori ignoranti come capre, arcimiliardari, cocainomani e puttanieri alla faccia delle masse di poveracci che li osannano come dei. Questa settimana sulla copertina di Vanity Fair (giornaletto veramente penoso) campeggia lo sguardo tagliente e intimidatorio di Capitan Deodorante, l'uomo che non deve chiedere mai (perchè le più strafiche del pianeta gliela diano, gli basta infatti alzare il braccio e spargere gli effluvi afrodisiaci della sua ascella per ogni dove, specie se dopo la partita). Il quale dichiara "Italiani ingrata gente: “L’Italia è un Paese strano. Siamo campioni del mondo in carica e non siamo mai riusciti a gioire davvero di questa vittoria. Io ho vissuto tre anni a Madrid e ho sentito l’orgoglio degli spagnoli per la vittoria degli Europei del 2008. Mai sentito critiche: solo orgoglio e supporto. Ma la sfiducia sta avendo anche un effetto positivo: il gruppo si unisce, viene la voglia di rivalsa”".
MA QUESTO QUI, IO VORREI SAPERE COSA VUOLE. 'Sto Paese di mortaccioni lo ha coperto di miliardi, lo ha portato dalle stalle alle stelle (con rispetto parlando per le stalle medesime, sia chiaro), ci è stato finchè gli ha fatto comodo, poi a fine carriera è andato a raschiarsi il fondo del barile di grana in Spagna e ora a Dubai (così i suoi figli, spiega sempre su Vanity Fair, possono crescere in mezzo a culture diverse. Seeeeeeeeee, come no... è proprio il tipo che si pone il problema dell'educazione multiculturale dei figli... MA PER PIACERE, ma inventatele meglio, voi che scrivete queste gran palle e le mettete in bocca a costoro, che manco se le sognano di notte!). E poi, tanto per sciacquarsi la bocca, ci viene pure a dire che non lo abbiamo incensato abbastanza.
MA CHI SEI??? MA CHI TI VUOLE??? MA CHI TI SI FILA??? MA VERGOGNATI!!!
E vergognatevi voi tutti, che avete fatto di questa gente il vitello d'oro da adorare fanaticamente, senza più il ben dell'intelletto a sostenervi, offuscato com'è da Nostra Signora la Tivvù!!!
OOOOHHHHHHH, mi sento meglio.
Un bello sfogone ogni tanto ci vuole.
Adesso me ne vado a nanna.

Laura

14 maggio 2009

CIALTRONERIA ITALICA: ESEMPI LOCALI ED ESTERI

Fresche fresche di giornata da Corriere.it:

Lavori abusivi, stop a Villa Cannavaro
Indagato il capitano della Nazionale. Il gip: sequestro dei cantieri nella casa del difensore ora alla Juve. Non sarebbero a norma piscina e muri.

Napoli - La villa di Fabio Cannavaro, in via Petrarca, sulla collina di Posillipo, è finita sotto sequestro per abuso edilizio. E il capitano della Nazionale, nonché nuovo acquisto della Juventus, è finito sotto accusa per «abusi edilizi e in atti d'ufficio». Insieme a lui sono indagati anche due tecnici (un ingegnere e un geometra) del cantiere, una funzionaria della Soprintendenza e una del Comune di Napoli.

Mi pare assai interessante chiosare la notizia, che credo si commenti da sola, ricordando che non più di qualche mese fa il fine intellettuale Cannavaro ebbe ad esprimersi su Gomorra del conterraneo (ma giusto conterraneo, chè ben poco altro, anzi nulla, accomuna evidentemente i due) Roberto Saviano con le seguenti parole: "Per l’Italia spero che Gomorra vinca l’Oscar. Ma non penso che gioverà all’immagine del nostro Paese nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative".
Ora, se fino ad oggi ci si voleva sforzare, ma proprio sforzare, di voler leggere queste parole solo come espressione di un devastante qualunquismo italico, mi pare evidente, alla luce dell'odierna notizia sull'abuso edilizio del glorioso capitano della nostra Nazionale di calcio (ossia, per le masse italiote, poco meno di Gesù), come invece sia ahimè proprio il caso di ritenere più che fondato un atroce dubbio: che esse siano scaturite da un'opposizione "culturale" allo spirito e alla volontà di denuncia che animano Gomorra, e siano state dettate da quella stessa mentalità che dà origine ai fenomeni che Saviano studia e descrive. Ossia la "cultura" dell'omertà, che guarda caso va poi a braccetto con l'abuso e la sfida alla legge, facendosi forti del potere che deriva in questo Paese dai fiumi di denaro, dalla fama televisiva e calcistica, dall'alone di santità e intoccabilità mediatica di cui figure come il capitano della Nazionale, alias Gesù, vengono circonfuse.

Per alleggerire l'atmosfera, ma sempre sul tema denaro e in particolare "Come fare ancora più soldi avendo già i miliardi e accettando qualsivoglia cazzata mi si proponga", eccovi qui sopra Gesù testimonial della Gillette-il-meglio-di-un-uomo.

E sempre per alleggerire, torniamo a manifestazioni più innocenti, per quanto a loro modo ugualmente devastanti, di cialtroneria italica condita da un pizzico di esotismo d'oltreoceano (cito sempre da Corriere.it, ottima fonte di gossip di bassa lega):

La principessa Claudia Ruspoli: "Sono straordinari"
Tao e Olivia, coppia glamour da Los Angeles al resto del mondo
Marito e moglie dal 2003, lui è un Ruspoli, lei è la più hot del pianeta secondo il mensile Maxim

Olivia ha 25 anni, due enormi occhi da gatta, ed è la preferita di Hugh Laurie alias Dr. House nella famosa serie tv. Recita Olivia. In teatro. E al cinema. «Ora è in Canada per girare un film», racconta ancora Donna Claudia che si dice entusiasta di questa ragazza «di ottima famiglia, figlia di intellettuali, la coppia di registi e producer Leslie e Andrew Cockburn, cresciuta in un ambiente di prim'ordine, molto carina, molto pratica e con i piedi per terra». Piace a tutti Olivia. E pur non avendo forme da maggiorata, il mensile Usa Maxim l'ha appena eletta come ragazza più sexy del pianeta, al primo posto davanti ad una bellezza come la modella israeliana Bar Rafaeli (e fidanzata di Leonardo DiCaprio) e ad un'altra formosa attrice, Megan Fox, che Hollywood già ha ribattezzato la nuova Angelina Jolie. Ma Olivia ha sbaragliato tutti e guida la classifica.

Beccateveli qui sopra.
Peraltro noterete come la bella figliola non abbia mancato di attirare l'attenzione di Salman Rushdie, di cui nessuno vuole discutere lo status di intellettuale ma del quale non si può tacere un'evidente debolezza per le belle gnocche.
Mi sono poi presa la briga di vedere le facce di Leslie e Andrew Cockburn, i fini intellettuali che avrebbero messo al mondo cotanta creatura, e vi posso GIURARE che nella foto in bianco e nero quella a sinistra non è probabilmente Leslie, ma certamente quello a destra è Andrew, che dovrebbe essere il padre della gnocca avvinghiata a Rushdie. Come potete notare, "padre e figlia" sono due vere gocce d'acqua... (e per meglio osservare i dettagli della straordinaria somiglianza fra i due, vi suggerisco di cliccare sopra le foto accoppiate per ingrandirle).

Laura