8 novembre 2009

NUOVI FILM, NUOVI LIBRI, NUOVA MUSICA: DIAMOCI DEGLI STIMOLI

Fra venerdì e ieri sera mi sono un po' rimessa in pari con il cinema, che ultimamente frequentiamo meno, avendo molte possibilità di vedere ottimi film, magari non nuovi e non recenti ma meritevolissimi o addirittura imperdibili, con e-mule.
Venerdì ho visto Julie & Julia, con la solita eccezionale Meryl Streep. Una commediola molto carina, ben recitata non solo da lei ma da tutti e molto curata nei dettagli; e non un film solo d'evasione, ma anche sulle difficoltà della vita, diverse per due donne appartenenti a epoche differenti, ma per entrambe difficoltà non da poco.
Facile per me identificarmi con la giovane newyorkese Julie. Felicemente sposata con un giornalista, con il quale avvia l'avventura del matrimonio in un appartamentino bohemienne stipato di carabattole sopra una sfigatissima pizzeria negli sfigati Queens, Julie si arrabatta fra i telefoni di un orrido call center e le vecchie amiche, che nel frattempo sono diventate delle insopportabili carrieriste, e non smette di sognare il successo come scrittrice.
Alla sera e nei fine settimana affoga i suoi dispiaceri... nelle creme e nei sughi: si diletta infatti di cucina, ed è un'ammiratrice sfegatata di una insuperabile cuoca che fra gli anni '50 e '60 ha realmente spopolato in America con il suo libro di ricette e le sue lezioni di cucina in televisione: Julia Child (che vi mostro qui sopra in un fotogramma tratto dalle sue apparizioni televisive).
La via d'uscita rispetto alle frustrazioni quotidiane diventa per Julie il suggerimento del suo adorabile e partecipe marito: perchè non dare vita a un blog nel quale, per un anno, proporre ogni giorno una ricetta dal libro di Julia Child, dalla stessa Julie preparata?
E così parte la sfida, che naturalmente è soprattutto sfida con se stessa e difficile battaglia contro le avversità del mondo esterno e anche contro le proprie insicurezze, nate dall'impossibilità di coltivare nella sfera professionale le proprie prerogative e capacità. E che diventa anche confronto a distanza (il sogno di un incontro ravvicinato non si avvererà) con Julia, più la Julia immaginata che quella reale, ma forse in fondo, come giustamente dice il marito di Julie, quella per lei più importante. Insomma, un film carino e rilassante, non privo però di spunti di riflessione e di una sua semplice, ma giusta morale.

Ieri sera, invece, scorpacciata di musicone, inseguimenti spericolati, drammatici faccia a faccia, ma soprattutto di Johnny Depp: siamo andati a vedere Nemico pubblico, basato sulla storia vera del gangster John Dillinger nella Chicago degli anni '30. Il film avrebbe la pretesa di uscire dai limiti della perfetta ricostruzione storica e ambientale e del filmone hollywoodiano, per realizzare una lettura più profonda e psicologica del confronto fra i due protagonisti, il bandito e il poliziotto dell'FBI che gli diede realmente la caccia fino alla resa dei conti finale. Un po' come in Heat - La sfida, che ripropone lo stesso tema in un contesto moderno, avvalendosi della bravura di De Niro (il bandito) e Pacino (il rappresentante della legge) per innescare una riflessione sul bene e il male.
Depp e tutti gli altri sono bravi, sulle ricostruzioni e la fotografia niente da dire, ovviamente le scene d'azione, rapine e inseguimenti, sono pressochè perfette. Ma il film si ferma, rispetto ai suoi più ambiziosi obbiettivi, a metà del guado, non approfondendo a sufficienza gli spunti psicologici e anche gli aspetti sociologici della vicenda di Dillinger, spunti e aspetti che si limita a suggerire.
...comunque, prendere prende, sono due ore con il fiato sospeso. E POI JOHNNY E' TANTO, TANTO BELLO, E TANTO, TANTO SEXY!!!

Ci sono delle interessanti novità anche musicali: vi consiglio l'ultimo album di Sting, appena uscito, di cui qui sopra vedete la (già stranota) copertina.
L'album è accompagnato da un forte battage pubblicitario, anche perchè ben si adatta alle festività natalizie alle porte, essendo una ripresa molto fine e originale di antiche ballate popolari dell'Inghilterra del nord sul tema dell'inverno.
Secondo me è fatto molto bene, considerando che l'impresa era di quelle particolarmente ardue e ambiziose; avventurarsi sul terreno della musica antica e popolare collaborando con musicisti abituati a muoversi in quell'ambito, venendo dal rock e dal pop, non è mai infatti un'operazione da affrontare a cuor leggero. Ma la curiosità intellettuale, l'intelligenza e la musicalità di Sting l'hanno fatto cadere in piedi. Forse l'intero album, ascoltato di seguito, è appena appena noiosetto; ma è l'unico piccolo limite di questo lavoro. La finezza e il buon gusto delle scelte negli arrangiamenti e la contaminazione con il jazz sono invece i suoi punti di forza, e garantiscono una qualità che non scende mai sotto un certo livello.

Quanto alle novità nelle letture, prima del cinema ieri ho fatto incetta di romanzi, tutti di Adelphi (e quindi tutti della categoria "Prepariamoci a una letturina impegnativa"):

- La storia di un matrimonio, di Andrew Sean Greer, di cui leggo su http://nuke.ilsottoscritto.it/Default.aspx?tabid=1045: "(...) è una sorta di giallo epistemologico che indaga il difficile cammino conoscitivo di se stessi e dell’altro da sé . “Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo” è la frase di apertura del romanzo e quella che più spesso ricorre, a mo’ di refrain, nel corso del suo svolgimento. A pronunciarla è Pearl, la moglie devota di Holland Cook, che, divenuta ormai nonna, ricostruisce il suo passato nel tentativo di capire il suo singolare legame con il marito. (...)".
- Nè giusto nè sbagliato, di Paul Collins, che affronta il tema dell'autismo (http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-paul_collins/sku-12087789/ne_giusto_ne_sbagliato_.htm)
- Nella penombra, di Juan Benet: "Due donne, una anziana e una giovane, zia e nipote, siedono nella penombra di uno studio spazioso, e parlano. Di che cosa? Di un messaggero che dovrebbe arrivare, del suo messaggio che dovrebbe chiudere una ferita aperta molto tempo prima." (da http://www.bol.it/libri/Nella-penombra/Juan-Benet/ea978884590838/).
- Ritorno a casa, di Natasha Radojcic-Kane: "Halid ha molti conti in sospeso. Dalle trincee di Sarajevo è tornato con una reputazione da eroe, un incubo ricorrente e parecchio denaro di origine poco chiara. Per sbarazzarsi della prima gli basterà una partita di caccia con due amici d'infanzia, finita sparando con armi da guerra agli unici animali sopravvissuti nei boschi intorno al villaggio, i gufi. Per non vedere più quella ragazza cadere al rallentatore, colpita a morte, sarà forse sufficiente smettere di dormire. Ma liberarsi del denaro, o moltiplicarlo - ed è il denaro con cui Halid vorrebbe riscattare il suo amore di un tempo, ora ostaggio di una donna e di una storia crudele - risulta più difficile." (da http://www.nonleggere.it/default.asp?content=%2Fesordienti%2Fblu4%2Fnatasha%5Fradojcic%2Dkane%5Ftesto%2Fschedatesto%2Easp).

Ho invece iniziato da pochi giorni un altro Adelphi che dalle prime pagine sembra molto bello: Il giorno del giudizio, di Salvatore Satta: "Salvatore Satta (Nuoro 1902, Roma 1975) è uno di quegli scrittori, quasi estinti al giorno d’oggi, caratterizzati dallo spirito e dallo stile di chi non ha in animo di scrivere nell’ottica della produzione e del mercato. La prima conferma ci viene, in questo senso, da La veranda, romanzo scritto a soli 25 anni, valutato da Marino Moretti una controparte italiana a La montagna incantata di Thomas Mann, e che allora non arrivò al pubblico in quanto non ritenuto in grado di accoglierlo. Il romanzo venne pubblicato solo nel 1981, da Adelphi; dopo il De profundis, stampato nel 1948, e Il giorno del giudizio, 1977. Scrivere non è il mio mestiere, confessa lo scrittore. Non lo è in alcun modo. E infatti: «Scrivo queste pagine che nessuno leggerà, perché spero di avere tanta lucidità da distruggerle prima della mia morte». E allora perché scrivere un libro? Per Satta era come chiedersi: e allora perché vivere? Non si vive, né si scrive, in funzione di un dopo, di un obiettivo. Ma questo significa volare sopra gli uomini, non essere contaminati dalle umane debolezze. E Satta non lo era, almeno non voleva esserlo. Diffidava ormai anche delle leggi, delle quali era esperto, di tutte quelle leggi nelle quali credono ancora i vivi." (da http://www.italialibri.net/opere/giornodelgiudizio.html).

Laura

1 novembre 2009

RICORDATEVI DI ME E SEGUITEMI CON LO SGUARDO

Oggi siamo stati al cimitero; avevo chiesto giorni fa a Cristiano di accompagnarmi a trovare i nonni, per la prima volta da che sono mancati.
Sono andata a vedere la nonna Antonietta, la nonna "vera" mai conosciuta, la nonna Lina, per me la nonna "comunque", il nonno Michele.
Ho sentito veramente il bisogno di questo contatto, perchè a volte mi pare che in questa perdita del centro e del senso delle cose, di un'identità precisa, in questa follia collettiva, sia più che mai necessario, essenziale direi, ricordarsi da dove si viene.
Leggere "Avello Antonia in Montingelli" e "Montingelli Michele", vedere la foto della nonna Lina, con quel suo sguardo così volitivo, così deciso, così fiero e penetrante, mi ha dato un senso di appartenenza. Ho chiesto a tutti di guardarmi e di aiutarmi, loro che sono stati a suo tempo così forti, così coraggiosi, così capaci di superare enormi, tragiche avversità.
Io credo che mi guardino da qualche parte, mi vedano, soprattutto quando mi sbatto e faccio fatica, e anche loro si ricordino di me, di tutti noi.
Anche la mia cara nonna mai conosciuta, così presto andata via, così somigliante eppure diversa dalla sorella che seppe poi fare da madre ai suoi figli: Antonia così dolce e un po' sognante, Angiola invece quasi altera, la camicia bianca perfetta e la giacca tagliata su misura a dimostrare, a rivendicare che dalla miseria si deve, si può uscire con la forza di volontà, con la voglia di riscatto, con l'orgoglio dell'intelligenza, per riconquistarsi la propria dignità. Così determinata, ferma, severa ma, ne sono certa, donna di assoluta sensibilità inespressa, che proprio perchè soffocata si ritorse alla fine contro di lei, con la più terribile delle vendette: offuscandone il brillante intelletto, che aveva distinto questa donna nel gruppo dei fratelli e ne aveva fatto, insieme alla forza di carattere, il traino instancabile della famiglia.
Nonni cari, amatissimi più oggi che allora, guardate a questa vostra nipote, che avete visto bambina da lontano o da vicino, e che tanto sente di appartenervi di sangue, di testa, di temperamento.
Sappiatela sempre guidare in questo percorso, tanto più agevole di quello che voi doveste affrontare eppure per lei, non così forte come voi foste, a volte difficile.
Con un immenso amore, e il rimpianto di avervi avuto troppo poco, vostra

Laura

29 ottobre 2009

CIALTRONI ITALICI - IL CANTORE DELL'AMORE SENZA ETA'

La folta messe degli italici cialtroni è ricca di "tipi", di caratteri: ci sono, come abbiamo visto, il cantante, le show girl più o meno attempate, il principe ereditario belloccio riciclatosi come "ballerino", il ricco rampollo conformista dell'anticonformismo, lo psicoterapeuta della domenica, il non-cantante tutto ciuffo e niente talento, e chi più ne ha più ne metta.
In questo variegato circo di scandalose assurdità, in questo pozzo senza fondo di orride creature partorite dalla tivvù, in questo raccapricciante, immenso Grande Fratello, non poteva mancare il grande scrittore che finalmente sdoganasse il genere del romanzetto rosa da quattro soldi, rivendicandone tutta la disconosciuta rilevanza letteraria e sociale.
Ma non, si badi bene, facendolo passare per ciò che non è... bensì FACENDOLO PASSARE ESATTAMENTE PER CIO' CHE E'! Vale a dire portandolo in trionfo proprio in virtù della sua assoluta, totale, sconfortante, indecente mancanza del benchè minimo spessore, millantata per "leggera profondità".
Roba in confronto alla quale la collezione Harmony va collocata in prossimità, che so, de I Miserabili, Guerra e Pace, I demoni, cose così... Roba che naturalmente infesta le librerie andando a ruba, e nelle trasposizioni cinematografiche riempie le sale di un pubblico variegato e trasversale: dagli adolescenti in amore alle mamme italiane in vena di regressione, dai trentenni nostalgici dei tempi del liceo - sì, esatto, quello di Venditti! - ai radical chic che fanno della rivalutazione del non rivalutabile la loro bandiera per trovarsi un posto nel mondo, scavarsi la loro nicchietta. Ciò che li accomuna è la narcosi del ben dell'intelletto prodotta dalla tivvù.
Eccolo qua, il nostro homme de lettres, nel caso ne sentissimo la mancanza!
E' Federico Moccia, che di sè ci dice (dal sito ufficiale http://www.federicomoccia.it/):

Chi sono... domanda difficile.
Domanda bellissima.
Io sono le parole che amo, le storie che racconto, gli amici più cari che mi accompagnano in questa vita.
Sono nei colori di un fiore che cresce ostinato al bordo di una strada asfaltata.
Vivo dentro al cielo, quando al tramonto si tinge d'arancio, sempre diverso, sempre se stesso.
Sono nei quadri che dipingo, nella penna che uso quando scrivo, in un piccolo regalo che scelgo per fare una sorpresa.
Sono nel piacevole tepore di un maglione d'inverno e nella libertà di una maglietta estiva, nel caldo sole d'agosto.
Mi ritrovo nelle pagine degli scrittori che amo, nei fotogrammi di un film che mi commuove.
Mi perdo negli occhi di chi amo e mi ritrovo in quelli di chi mi fa sorridere e sa ridere di sé.
Sono le cose che amo: l`amicizia e la lealtà, la solitudine e la compagnia degli amici, il silenzio e lo scoppio improvviso di una risata.
Correre in moto, quando la visiera del casco è alzata ed entra il vento.
Parlare senza dire niente, perché gli occhi hanno già svelato tutto.
Mangiare una brioche calda alla crema, bere una buona birra.
Nuotare nel mare: quello salato d'estate e quello turbolento e dolce dei sentimenti.

Ma che persona di rara, squisita e delicata sensibilità!
Ma questo è un amore d'uomo, un artista, un poeta, nonchè, neanche da dire, il classico uomo da sposare!
Ma la vera chicca sono i cenni biografici:

Federico Moccia è nato a Roma il 20 luglio del 1963.
É figlio d'arte: suo padre è Giuseppe Moccia, meglio conosciuto come Pipolo, che è stato prima sceneggiatore cinematografico, assieme a Castellano, di varie pellicole con Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e altri comici italiani, e poi regista di alcuni tra i maggiori successi commerciali della commedia all'italiana a cavallo tra gli anni '70 e '80, come
Il bisbetico domato, Attila flagello di Dio, Il ragazzo di campagna o Innamorato pazzo.
Proprio
Attila flagello di Dio, del 1982, segna l'esordio nel mondo del cinema di Federico, che vi partecipa come aiuto regista. Nel 1986 è uno degli sceneggiatori della prima stagione de I ragazzi della 3ª C. Dopo l’esordio alla macchina da presa come regista nel 1987 del film Palla al centro, di cui è anche sceneggiatore, Federico Moccia passa alla TV con il telefilm College, di cui è regista e sceneggiatore. In TV rimane a lungo anche in qualità di autore, scrivendo i testi di molte trasmissioni di successo nel campo dell'intrattenimento come I Cervelloni, Fantastica italiana, Ciao Darwin, Chi ha incastrato Peter Pan?, Domenica In e Il treno dei desideri.

...ecc. ecc.
Allora, analizziamolo questo curriculum: cosa ci propone? Un "figlio d'arte", o, per chiamarlo con il suo nome, un figlio di papà mandato da papà (che già di suo, diciamolo, non era propriamente Luchino Visconti), che esordisce come "aiuto regista" (AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!!!!!) con un immortale capolavoro delle cinematografia di tutti i tempi: Attila flagello di Dio.
Il buongiorno si vede davvero dal mattino... il nostro ha subito scelto con decisione di impostare la carriera sul prodotto di qualità, sulla più spinta sperimentazione, sull'alto profilo.
E poi? Manco a dirlo, il nostro beniamino ha trovato degna collocazione nella sconfinata scuderia Mediaset; un colpo di bacchetta magica, ed eccolo trasformato in fine sceneggiatore di "note trasmissioni di successo nel campo dell'intrattenimento". E beccatevi quali: I Cervelloni, Fantastica italiana, Ciao Darwin, Chi ha incastrato Peter Pan?, Domenica In, Il treno dei desideri. Sempre più intellettuale, sempre più di nicchia, sempre più rivolto ai palati fini.
Raggiunta così la piena maturità intellettuale e artistica, viene infine il momento della piena espressione di sè. Ed ecco quindi il balzo finale e la conseguente consacrazione letteraria.
Cito sempre dal sito:

Nel 1992 scrive il suo primo libro, il romanzo Tre metri sopra il cielo. Non riuscendo a trovare una casa editrice disposta a pubblicarlo decide di farlo a sue spese con una piccola casa editrice, Il Ventaglio, con una tiratura di poche copie. Ma le poche copie del libro vanno subito a ruba e cominciano a girare tra i giovani lettori copie fotocopiate del libro. (...).
Nel 2004, a quarantuno anni, il suo libro d’esordio diviene il nuovo caso letterario italiano, ottenendo un enorme diffusione tra i licei romani. Viene pubblicato da Feltrinelli in una edizione ridotta: il successo è immediato e porta anche ad una riduzione cinematografica, con tanto di ripubblicazione della versione originale ed integrale del 1992. Nello stesso anno esce il film tratto dall'omonimo libro (...).
Con il libro vince il Premio Torre di Castruccio, sezione Narrativa 2004, e il Premio Insula Romana, sezione Giovani Adulti 2004. Il romanzo viene venduto in tutti i Paesi d'Europa ma anche in Giappone e in Brasile.
Il 9 febbraio 2006 esce il suo secondo romanzo,
Ho voglia di te (Feltrinelli), vincitore del Premio Cimitile (attualità), seguito del libro Tre metri sopra il cielo. Anche questo romanzo diviene un film nel 2007 (...). La pellicola ottiene un grandissimo successo di pubblico e un incasso record di 16 milioni di euro.
Il 17 aprile 2007 esce nelle librerie
Scusa ma ti chiamo amore edito da Rizzoli, da cui è tratto l’omonimo film (...) per la regia dello stesso Moccia, interpretato da Raoul Bova e dall’esordiente Michela Quattrociocche. Nel primo week end di programmazione, il film incassa oltre 4 milioni di euro e chiuderà con un grande risultato di botteghino: 13 milioni di euro.
Sempre nel 2007, escono i libri
Cercasi Niki disperatamente, edito Rizzoli, il racconto La passeggiata (...) e il libro del musical di Tre metri sopra il cielo, 3MSC, edito da Feltrinelli.
Nel 2008, dalla lavorazione del film
Scusa ma ti chiamo amore nasce un libro pubblicato da Rizzoli: Diario di un sogno. Le fotografie, i miei appunti, le mie emozioni, dal set del film «Scusa ma ti chiamo amore».
Il 2 ottobre 2008 esce nelle librerie il romanzo Amore 14, edito da Feltrinelli, da cui verrà tratto un film girato interamente a Roma nell’estate del 2009 (...).

Trovo che le due perle siano:
- il commovente accenno alle difficoltà del (maturo) esordiente, che deve affidarsi a una piccola, sfigata casa editrice, che però crede in lui, pur di veder stampata la sua opera immortale (partorita in notti di freddo pungente, nella sua triste soffitta illuminata dalla debole luce di una candela)
- lo svarione di chi si è occupato dell'editing sui testi del sito, che dimentica il corretto uso dell'apostrofo nella declinazione femminile dell'articolo indeterminativo nella lingua italiana. Notevole, per essere il sito di un romanziere!

MA A CHI LA VENITE A RACCONTARE??????
MA QUANDO MAI CI LIBEREREMO DI QUESTA SOFFOCANTE FUFFA DI RACCOMANDATI SENZA ARTE NE' PARTE????????? Meno male che qualcuno che irride ancora c'è, vedere articolo in testa al mio post.

Laura

26 ottobre 2009

STASERA SONO TRISTE...

A VOLTE SI FA VERAMENTE UNA FATICA PORCA.

CIAO, BRUNO

...ci mancherai, ma è meglio così.

Laura

22 ottobre 2009

OGGETTI CHE CI RAPPRESENTANO

La mia vita e la mia mente sono piene di oggetti noti e sconosciuti, come questa scatola magica.

21 ottobre 2009

L'INTERESSANTE DIBATTITO SUL POSTO FISSO


...a parte che visti i protagonisti della querelle (fra Silvio Imperatore e Tremonti che parlano tanto per parlare e per fare i bauscia, e la Marcegaglia che senz'altro dice quello che veramente pensa, ma ti raccomando che bei ragionamenti) non saprei chi mi fa più incazzare...

Mi sorge inoltre spontaneo il quesito: TANTO ORAMAI COSA CAMBIA???

POSTO FISSO

POSTO "MOBILE" (non si sa neanche più come chiamarlo)

18 ottobre 2009

CI MANGIANO LA VITA

Prendo spunto dalla lettera scritta questa settimana allo psicologo Umberto Galimberti, nella rubrica che tiene su D di Repubblica.

Scrive Serena Annibali, studentessa di ingegneria di 23 anni:
"(...) Quando non ti basta mai ciò che hai intorno, non per una mera insoddisfazione, ma perchè sai che oltre a ciò che hai già davanti ci può essere qualcos'altro ancora che ti può arricchire in maniera diversa, allora ti rendi conto che non puoi restare fermo al tuo posto (...). Ma questa sete di conoscenza non si concilia con il modello di vita nel quale ci troviamo. (...) E' difficile trovare un equilibrio morale, è difficile trovare un equilibrio emotivo, ed è difficile trovare un equilibrio cognitivo. (...)".

E le risponde Galimberti:
"La sua ricerca dell' "equilibrio cognitivo" mi pare richieda il superamento di quella condizione di alienazione che Marx imputava alla società capitalista. Col termine "alienazione", infatti, Marx non si riferisce solo al fatto che il valore del lavoro non torna per intero al lavoratore, ma soprattutto al fatto che ciascun uomo viene apprezzato e ripagato esclusivamente per la capacità in cui eccelle. La specializzazione diventa così la sua tirannia, (...), perchè è la specializzazione che ci dà un riconoscimento e quindi un'identità sociale, oltre che una retribuzione che è poi la condizione per vivere. (...) gran parte della nostra infelicità dipende dal fatto che ci sentiamo sempre meno uomini e sempre più funzionari di apparati. (...). Penso che il proprio "equilibrio cognitivo", come Lei giustamente lo chiama, nella nostra società sempre più organizzata nella specializzazione del lavoro ciascuno lo possa trovare solo nel tempo libero, se appena evitiamo di consegnare anche questo tempo al ruolo del week end e delle ferie forzate."

C'è allora chi ancora usa la testa, si interroga, capisce, e perciò non vuole, non può allinearsi.
Chi rifiuta la logica dell'identificazione totale e alienante con il lavoro, e desidera mantenere integra, viva e pulsante una propria vita e una propria identità se non all'interno, almeno al di fuori degli spazi e dei tempi lavorativi. Che tendono a debordare, sconfinare, a divorare anche la privatezza, o comunque lasciano un margine mentale e concreto molto, troppo ristretto per realizzare felicemente un equilibrato sviluppo della propria personalità e vita intellettuale ed emotiva, delle proprie inclinazioni (che così risultano sacrificate non solo dentro, ma anche fuori dal luogo di lavoro), delle relazioni che scegliamo di coltivare in libertà e autonomia, a fronte di quelle (sempre troppe!) che subiamo nel contesto sociale e alle quali non possiamo sottrarci.
Conquistare il proprio "equilibrio cognitivo" diventa allora una sfida difficile, ma da accettare giorno per giorno per far sì che, spesso prigionieri della rete vischiosa di un sistema sociale e lavorativo corrotto e impazzito, si riesca tuttavia a rimanere liberi nella mente e nel cuore.

Laura

53A BIENNALE D'ARTE DI VENEZIA - SABATO NELLA SERENISSIMA REPUBBLICA


Sabato a Venezia, per una scorpacciata d'arte alla 53a Biennale.

Splendida giornata di sole, per nulla fredda; un piacere sia il tragitto in vaporetto dalla stazione a S. Marco, sia la camminata sul lungomare fino all'Arsenale, prima tappa della visita.
Il tema della Biennale quest'anno è Fare Mondi - Making Worlds.
Ossia da una parte indagare e riflettere ciriticamente sui mondi reali in cui attualmente viviamo, dall'altra ragionare su possibili mondi alternativi, all'insegna della carica utopica che l'arte DEVE sempre conservare e alimentare dentro se stessa.

All'Arsenale mi sono piaciuti soprattutto:

- l'installazione della neoconcretista brasiliana Lygia Pape, che accoglie i visitatori: sottili fili dorati che formano degli aerei parallelepipedi luccicanti nel buio, alti fino al soffitto
- il villaggio africano ricostruito dal camerunense Pascale Thayou, con capanne, feticci, ma anche donne che si danno a nuove attività di sopravvivenza e bambini che giocano intorno a fuochi non più primigenii ma moderni, e per questo simboleggiati da lampade di design occidentale


- l'opera dello svedese Jan Hafstrom: su tre pareti di una delle sale delle Corderie, grandi riproduzioni di figure e oggetti della modernità, dalla casalinga che asciuga i piatti all'esploratore, dalle armi ai vestiti, dalle monete ai simboli religiosi. Un gigantesco e anche un po' inquietante inventario del nostro universo visivo e mentale.


- la città immaginaria ricostruita in due dimensioni dal sudafricano Moshekwa Langa, utilizzando grosse spolette, macchinine, biglie, palle di gomma, ferri da calza e fili elettrici multicolori


- le stanze colorate del brasiliano Ildo Meireles
- gli specchi frantumati di Michelangelo Pistoletto


- gli utopistici progetti architettonici di Marjetica Potrc


- i due mappamondi proiettati in ambiente buio da Grazia Toderi: due mondi apparentemente fantastici, e invece molto reali in quanto trattasi di vedute notturne di varie città del mondo, illuminate da mille e mille luci nella notte
- le inquietanti bambole vodoo della dominicana Raquel Paiewonsky


- la parete ricoperta dalla coppia d'arte Bertozzi & Casoni con decine e decine di armadietti Primo Soccorso, contenenti statuine in ceramica che riproducono personaggi e temi della storia del mondo; anche quest'opera vuole essere una sorta di (inquieto) riassunto enciclopedico del nostro immaginario. Una delle pochissime opere che salverei dal nostro reazionarissimo padiglione Italia; per conto mio, un netto pollice verso per i curatori Beatrice e Buscaroli.




Nel pomeriggio siamo andati ai Giardini, a vedere i padiglioni nazionali.



Qui mi hanno colpito molto:

- la stanza con i lavori dei due austriaci Franzisca e Lois Weinberger, concentrati sul tema del rapporto con la natura



- la piscina con il cadavere dell'annegato, parte di una provocatoria installazione che ha unito quest'anno il padiglione danese e quello nordico

- i dipinti dell'egiziano Adel El Siwi, dialoganti con le grandi statue in treccia di palma del suo giovane connazionale Ahmad Askalany


- il padiglione greco, con le opere di Lucas Samaras: foto elaborate con complesse tecniche digitali e una grande installazione composta da un gioco di specchi.

- i meravigliosi dipinti di grandi dimensioni del geniale Miquel Barcelò, nel padiglione spagnolo


Nell'ex padiglione Italia, divenuto Palazzo permanente delle Esposizioni, le opere più belle per me sono:

- l'installazione di Georges Adéagbo, del Benin, che ha raccolto e assemblato oggetti dei Paesi occidentali
- le sfere coloratissime di Massimo Bartolini per la stanza destinata alle attività educative dei bambini

- i cartoons della svedese Nathalie Djurberg, vincitrice del Leone d'argento per il più promettente giovane artista: proiezioni del nostro più violento e morboso inconscio, in mezzo a una selva di minacciosi fiori tropicali riprodotti su scala gigante con cera e resine artificiali

- più di tutto, e forse in assoluto anche rispetto alle opere dell'Arsenale, il teatrino del tedesco Hans Peter Feldmann: un lungo tavolo su cui sono state poste delle piattaforme circolari rotanti, su cui poggiano decine e decine di oggetti del nostro quotidiano le cui ombre vengono proiettate su una parete, a creare un gioco di ombre cinesi continuamente mutante.

Terminata la nostra visita, ci siamo incamminati verso S. Marco, godendoci la magica vista serale della città e della piazza; poi in vaporetto siamo tornati alla stazione (rischiando di perdere l'ultimo treno per Milano!!!) e siamo rientrati nella grande metropoli.

... dimenticavo! FINALMENTE mi sono regalata una maschera veneziana; saranno kitsch, saranno cheap, MA A ME PIACCIONO UN CASINO!!!


Comunque non l'ho messa in bella mostra nel salotto di casa; sarà l'enigmatico nume tutelare della mia stanzetta.

Laura

9 ottobre 2009

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH


...e intanto Obama prende il Nobel per la Pace.
Dio santo, che abisso...

Laura

8 ottobre 2009

IL BUON SILVIO CI METTE IN GUARDIA

"Gli italiani vedranno di che pasta sono fatto".
Come se in questi 15 anni non ce ne fossimo accorti!!!

P.S. quando imparerà a comportarsi da persona civile e per bene, soprattutto con le signore, sarà sempre troppo tardi. Ha ragione Giovanna Melandri: se secondo lui Rosy Bindi è più bella che intelligente, lui è senz'altro più alto che educato.

7 ottobre 2009

UN'INFORNATA DI CIALTRONI ITALICI


IN TESTA ALLA CLASSIFICA DI QUESTA SETTIMANA:
Patrizio Bianconi del PdL, di cui trovate notizie fresche fresche di questi giorni su http://roma.repubblica.it/dettaglio/metodo-bianconi-spunta-un%C2%B4altra-mail/1737849.
Se andate all'articolo di Repubblica qui sopra linkato, e poi vi soffermate sul messaggio augurale del Natale scorso ai suoi elettori, avete di che scompisciarvi.
Notevole anche l'appeal del personaggio. Ma chi è il suo consulente d'immagine??? A me pare un incrocio fra Mandrake, Placido Domingo (taglio del pizzetto) e Lucianone Pavarotti nelle versioni pesantemente truccate degli ultimi anni (sopracciglia), ma non manca una citazione del miglior cinema espressionista.

VECCHIE CONOSCENZE CHE TORNANO IN AZIONE:
il nostro buon Antonello ha esternato nel corso di uno dei suoi concerti, provocando un imbarazzante incidente diplomatico con la Regione Calabria. Beccatevi il resoconto dell'accaduto su http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/venditti-calabria/venditti-calabria/venditti-calabria.html.

CIALTRONE DELLA TIVVU' (PURTROPPO CI SONO ANCHE LE DONNE...):
Siamo ancora qui a scandalizzare con i baci saffici (e fossero almeno veri...).
La testimonianza fotografica, da http://www.corriere.it/gallery/Spettacoli/vuoto.shtml?2009/10_Ottobre/alba/1&7, merita anche per l'impietosa inquadratura della coscia cellulitica della Parietti, che non riesce a contenere le forme ormai un po' mollicce dentro il sacchetto della monnezza in cui si è inguainata. E la Cabello... ma vogliamo parlarne di 'sta ragazza???

Laura

MEMORABILE GIORNATA!!!!!

Ore 18.10: dopo la fumata nera di ieri e un'altra mezza giornata di estenuante attesa, il verdetto della Consulta:

il Lodo Alfano è ILLEGITTIMO

E adesso ci guardiamo le facce nostre, eh Silvio? PAURA, VERO??? Niente più voglia di fare il giullare...

4 ottobre 2009

30.09.09 - 35 ANNI!!!

MAMMA MIA, COME SON VECCHIA!!!

...però, "mi porto" ancora benino...