27 dicembre 2011
26 dicembre 2011
23 dicembre 2011
21 dicembre 2011
RIECCOMI
Lunga la mia assenza dal blog, questa volta.
Forse la più lunga da che esiste il Roman.
Ma mentre in occasione delle precedenti "fughe da Alcatraz" mi sentivo sempre un po' in colpa, e quindi cercavo mille giustificazioni, questa volta ho pensato che in fondo il silenzio nel mio minuscolo spazio telematico parlasse, molto più di mille parole, di un momento, di una fase complessa nella quale sono successe, dentro e fuori di me, parecchie cose di non poco rilievo. E non hanno smesso di succedere, in questo mio perpetuo moto di ricerca che tanto fa di me ciò che sono, quanto a volte è un destino difficile da sostenere e portare con me nel mio cammino esistenziale.
Intanto si avvicinano le feste, e la fine di questo difficile 2011. Un altro anno vissuto spesso all'insegna del corto respiro, dell'apnea esistenziale, del grande, immenso bisogno di risposte sul passato, sul presente, e ancora di più sulle perpetue incognite del futuro. Della ricerca di contatto, vicinanza, calore, di un esperanto dei sentimenti, del cuore, delle emozioni, più ancora che del pensiero. Una ricerca difficile, quasi una sfida impossibile, si direbbe, dentro un orizzonte quotidiano come quello in cui siamo immersi. E in questo cercare si imboccano tanti sentieri, si tentano diverse strade, in parte vecchie in parte nuove, cercando di prestare ascolto un po' alla ragione e un po' al sentimento; di mediare, di non indulgere nè all'esasperato arrovellarsi nè allo scuotimento dei sentimenti, di non salvare tutto a tutti i costi ma, allo stesso tempo, di non bruciare nemmeno tutto nel falò impulsivo delle amarezze, delle delusioni, dei capitoli che non siamo riusciti a chiudere come avremmo desiderato, sentendoci per questo impotenti, imbranati, miopi. Perchè se il troppo riflettere allontana dalla vita vera, e trasporta in uno sterile mondo delle idee, l'abbandono alle emozioni impossibili fa volare, sì, per un attimo fa volare, ma poi fa cadere in picchiata, e con le ali bruciate dal disincanto e dalla delusione.
E allora, cosa si capisce, in mezzo a tanto dolore, in mezzo a tante domande inevase da sè e dagli altri, che non vogliono o non possono risponderti, in mezzo a tanti segni difficili da decifrare? Si capisce che non tutte le domande possono trovare risposta, come mi sono sentita dire recentemente da un religioso che, in quanto tale, rimette nelle mani dell'Assoluto la comprensione piena e totale, la conoscenza di tutte le risposte a tutte le domande, il perchè delle contraddizioni, delle incoerenze, delle ingiustizie perenni, perpetuate, recidive, quelle che ci toccano e ci riguardano da vicino e quelle che osserviamo intorno a noi, i conti del dare e dell'avere che non tornano mai, mai, e forse ha ragione mio padre, che dall'alto dei suoi 76 anni dice che "i conti del dare e dell'avere non si possono fare se non quando si arriva all'ultimo respiro; allora, solo allora, si possono tirare le somme e capire se si è a debito o a credito rispetto all'esistenza, se si può parlare di sfiga o di fortuna".
Nel tanto cercare, nella selva oscura dentro la quale la diritta via è stata smarrita, qualche segnale si coglie, si intravede all'orizzonte: l'ipotesi, ad esempio, di guardare da vicino il dolore degli altri, per relativizzare il proprio e riconoscere meglio ciò che si ha nella propria vita. Che non è non scontato, non è dovuto; e sempre mi sorprendo a colpevolmente dimenticarlo, chiamando a rapporto l'esistenza con l'arroganza di un'immotivata pretesa. Oppure l'amore semplice, eppure grande, che sta in un affetto nuovo, tutto da costruire, come quello per la mia piccola nipotina; minuscola creatura nella quale già intravedo i segni di un temperamento a mezza via tra il malinconico, il ribelle, e un'imperiosa volontà di imporsi sul corso ostile e capriccioso delle cose, che spesso non ti assecondano nei tuoi desideri e nelle tue aspettative. Uno sguardo, il suo, non solo stupito, ma anche, se non diffidente, senz'altro guardingo sul mistero della vita intorno a lei. Ti voglio bene, piccola Matilda, e spero che la vita ti aiuti a stemperare la malinconia senza estirparla, a smussare l'istinto di ribellione senza spegnerlo, a dosare il tuo "volli, sempre volli, fortissimamente volli", imparando a piegarti anzichè spezzarti, attendendo che passi la piena e non pretendendo di affrontarla e vincerla con forze troppo deboli per avere la meglio in quello che così si trasforma in un vano corpo a corpo con l'esistenza. La vita è più forte, non c'è niente da fare. E bisogna, bisogna trovare il modo di dialogare con lei, di contrattare, ritrarsi nei momenti più duri per poi avanzare in quelli più propizi, di seguire e (fingere di) assecondare l'onda per arrivare - forse - a cavalcarla, senza venirne travolti e annegare a causa di una strenua irriducibilità votata alla sconfitta in partenza.
E per me?
Sarà troppo tardi per me, per fare mia questa fondamentale lezione esistenziale? Farla scendere dalla testa al cuore, e da lì alle profondità che solo nel sonno ci parlano, ci mandano messaggi criptati dal nostro Aldilà esistenziale?
Perchè nella testa tutto questo c'è già, con cristallina chiarezza. Comincia a popolare anche il cuore, pur se a corrente alternata e in mezzo a feroci, dolorosi attacchi di nostalgia per le rassicuranti funzionalità interiori del passato, di cui è a volte fortissima la tentazione di riappropriarsi, abbandonandosi alla regressione, tornando alla sponda nota da cui si è partiti per solcare acque tempestose e ignote che d'altra parte non si può che attraversare; vero e proprio, inderogabile battesimo del fuoco. Ma è laggiù, laggiù nelle più remote profondità, quelle più buie, insondabili che abbiamo dentro, come le hanno gli oceani là dove non si può vedere, dove non si può arrivare, dove vivono le ombre, i mostri, le sedimentazioni esistenziali, che è difficile portare e radicare tutto questo.
Perchè nella testa tutto questo c'è già, con cristallina chiarezza. Comincia a popolare anche il cuore, pur se a corrente alternata e in mezzo a feroci, dolorosi attacchi di nostalgia per le rassicuranti funzionalità interiori del passato, di cui è a volte fortissima la tentazione di riappropriarsi, abbandonandosi alla regressione, tornando alla sponda nota da cui si è partiti per solcare acque tempestose e ignote che d'altra parte non si può che attraversare; vero e proprio, inderogabile battesimo del fuoco. Ma è laggiù, laggiù nelle più remote profondità, quelle più buie, insondabili che abbiamo dentro, come le hanno gli oceani là dove non si può vedere, dove non si può arrivare, dove vivono le ombre, i mostri, le sedimentazioni esistenziali, che è difficile portare e radicare tutto questo.
In definitiva, questo io credo sarà il compito della mia intera vita davanti a me stessa.
E che i tempi a venire mi diano ossigeno, mi diano speranza, mi diano coraggio per affrontare il mio compito esistenziale.
Laura
9 dicembre 2011
DAGLI ARCHIVI DELLA STORIA
Una vicenda sconvolgente, che ignoravo del tutto nella mia immensa, vergognosa ignoranza della storia di tanti Paesi: questa che vedete qui sopra è Dilma Rousseff, attuale Presidentessa del Brasile, che all'età di 22 anni, fra il 1970 e il 1972, fu detenuta e orrendamente torturata per giorni dal regime brasiliano di destra in quanto dissidente.
La foto qui sopra la ritrae appunto dopo le torture subite, di fronte al tribunale dei suoi aguzzini che si coprono il volto, mentre lei fissa un punto di fronte a sé con sguardo stanco, ma fermo e presente.
Oggi questa donna è a capo della nazione per la quale si è fatta torturare.
E chi allora sedeva sullo scranno del "giudice", quasi certamente oggi è carne per i vermi.
27 novembre 2011
24 novembre 2011
SIAMO IN TANTI A PORCI DELLE DOMANDE
...solo che non ho ancora capito, DI GRAZIA: tutti gli altri che se le pongono
Laura
DOVE SONO
?????????????????????????
Laura
16 novembre 2011
9 novembre 2011
GRANDE GRANDISSIMO NAPOLITANO!!!
VAI, MARIO, VAI
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
SIAMO NELLE TUE MANI!!!
...E se sto seriamente pensando di ubriacarmi per festeggiare che ci leviamo il Caimano dalle palle, ho scoperto che siamo almeno in due:
8 novembre 2011
SIC TRANSIT "GLORIA" MUNDI
Il Presidente del Consiglio fissa il tabellone dei voti nella seduta di oggi alla Camera dei Deputati.
Così ad occhio e croce non mi pare che se la rida.
Possiamo osare sperare che sia la fine di un'era?
AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20.30:
sì, forse possiamo osare sperarlo:
31 ottobre 2011
27 ottobre 2011
21 ottobre 2011
C'E' UN NUOVO ANIMALE FRA NOI!
E' l'ELELAURO:
(CLICCATE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE)
Si caratterizza per l'evidente difficoltà di apprendimento dell'utilizzo dei suoi strumenti e delle sue più caratteristiche ed efficaci risorse strutturali.
Lo ha individuato Cristiano in questo video di Repubblica TV:
ALTAMENTE CONSIGLIATO!!!
Laura
15 ottobre 2011
BRUCIANO? SPACCANO? FANNO CASINO?
ANZI, NON BENE!
BENISSIMO!!!
CHE CONTINUINO COSI'!!!
CHE LI VADANO A PRENDERE
DENTRO MONTECITORIO
E GLI SPACCHINO I CRANI!
Aggiornamento: sempre che, naturalmente, non siano messi lì apposta da "qualcuno". Ma se sono manifestanti "veri", comprendo l'esasperazione. Va bene la non violenza, ma se continuano a prenderci per il culo...
7 ottobre 2011
I DISCUTIBILI GURU DEI NOSTRI DISCUTIBILI TEMPI
E così Steve Jobs, poveretto, se n'è andato.
Che pena infinita suscitano sempre i malati di questo orribile e terribile male, che si accanisce sulle sue vittime sino a consumarle e sfinirle come nessun'altra malattia sa fare. Gente giovane, brillantissima, fisicamente prestante, intellettualmente vivace, insomma nel pieno della vita e delle forze, ridotta a spettro emaciato da questo demonio che la scienza non riesce a domare.
Insomma, io sono del partito di quelli a cui questi malati suscitano un assoluto sentimento di compassione, indipendentemente dal ceto, dalla quantità di soldi da zero all'infinito, dal successo o dal fallimento nella vita, dalla notorietà planetaria o, viceversa, dal perfetto e assoluto anonimato della vittima.
Ma detto ciò, voglio però anche aggiungere: ma che "guide spirituali" si sceglie questo mondo impazzito? E la scelta del termine, "guide spirituali", non è mia. I giornali titolano da ieri "La scomparsa del GURU di Apple". E l'abitazione di Jobs e i negozi Apple di tutto il mondo sono meta di pellegrinaggi di gente che va a deporre fiori e candele, a vergare sul selciato i propri pensieri di cordoglio, a lasciare biglietti di addio.
Ora, a me pare che qui si dia veramente i numeri.
Lo stesso trattamento riservato a grandi protagonisti della spiritualità, alle grandi guide religiose e morali, viene ora riservato dalla pancia del popolo bue a un inventore di macchine e business man non privo, fra l'altro, di ombre e contraddizioni nel suo operato, sia come uomo d'intelletto sia come uomo d'affari.
Si viene infatti a sapere, documentandosi su vita e opere di Steve Jobs, che le invenzioni cruciali per il successo dei suoi prodotti in realtà non si devono del tutto a lui, ma al socio da cui a un certo punto si divise; non sarebbe, del resto, né il primo né l'ultimo esempio della coppia geniale in cui la spalla fornisce al prim'attore le soluzioni di cui poi quest'ultimo scaltramente si attribuisce la paternità intellettuale, passando dalle stalle (il garage dei primi esperimenti caserecci) alle stelle dell'Olimpo tecnologico e finanziario mondiale, mentre l'altro scompare nell'ombra dell'anonimato o al massimo, appunto, viene ricordato come "la spalla di". E dal punto di vista della condotta morale e delle scelte professionali, certamente con Jobs non siamo di fronte a un sant'uomo, bensì a un manager spregiudicato che probabilmente, in diverse circostanze di un'altalenante carriera e di una vita vissuta pericolosamente, fra periodi bui e punte di successo senza precedenti, investimenti felici e fallimenti che più di una volta parvero senza recupero, non è stato troppo lì a sottilizzare sul piano etico.
Ma quand'anche stessimo pure parlando di un manager "virtuoso" (ossimoro smentito da pochi, pochissimi casi di uomini d'affari che vollero e seppero conciliare le istanze morali con il profitto, in tempi e luoghi diversi), a me pare comunque folle che la gente guardi a un creatore di computer e macchinette per ascoltare musica e guardare immagini (perchè questo, in fin dei conti, Steve Jobs ha inventato; e fra l'altro si tratta di qualcosa che oggi ci appare straordinariamente evoluto, ma che presumibilmente farà sorridere le generazioni che prenderanno in mano un iPod fra nemmeno tanti anni, come noi oggi, pensiamoci bene, ci sbellichiamo a prendere in mano un Walkman degli anni '80), mi pare folle, dicevo, che la gente guardi a Jobs come si guarda a una guida spirituale, appunto, e lo pianga con il senso di smarrimento e di perdita che si prova quando le masse perdono i loro fari nella notte cupa dell'esistenza.
Ecco, questo secondo me la dice veramente lunga sul nostro mondo e sui nostri tempi.
Trovo cioè significativo che alle VERE guide spirituali si sostituisca oggi, con tutto il rispetto per la persona ora defunta, uno Steve Jobs; che uno come lui le persone considerino un modello, un esempio, un punto di riferimento a cui guardare.
Ora, i casi sono due.
O questo accade perché la gente considera che uno che ha inventato delle macchine straordinariamente avanzate e innovative sia, di default, anche un modello etico e comportamentale eccezionale, e fa questa arbitraria associazione perché si fa affascinare e ammaliare dal potere incantatorio che gli oggetti hanno assunto, fuor di ogni ragionevole misura, in questo nostro mondo intasato di feticci tecnologici, ragion per cui il loro creatore diventa ai suoi occhi lo stregone a cui guardare con timorosa venerazione; cioè, in parole semplici, SICCOME Steve Jobs ha inventato degli oggetti eccezionali (???), ALLORA diventa un modello a cui guardare ANCHE sotto l'aspetto etico-morale, sotto l'aspetto del "come si sta al mondo nel migliore dei modi possibili", del "quello lì era uno speciale, da cercare di imitare e da guardare con particolare ammirazione, quello lì adesso che non c'è più non è più come prima".
Oppure, questo accade ponendo in secondo piano la questione del modello comportamentale e morale, e ci si entusiasma per il modello quando è in vita, e ci si addolora oltre una decente e ragionevole misura se il modello scompare, SOLO per l'aspetto materiale della questione, cioè SOLO in virtù del fatto che Steve Jobs ha inventato qualcosa a cui le masse attribuiscono un valore assoluto, smodato, un'importanza vitale, la stessa indispensabilità che attribuisce ai generi di prima necessità e alle leggi morali, ossia al cibo e alle norme etiche socialmente condivise, siano esse norme religiose o laiche di convivenza civile.
E questo perché Jobs ha messo nelle mani della masse l'iPod e l'iPhone: oggetti senza i quali la maggior parte della gente a livello planetario ormai non sa più stare, non sa più VIVERE (vedasi nell'osannato Carnage di Polanski la scena della "perdita del telefono" lanciato nel vaso di fiori pieno d'acqua, con conseguente attacco di nervi del suo fanatico e rincretinito proprietario), e rispetto ai quali dà ormai meno valore persino a generi di VERA, EFFETTIVA prima necessità; e sicuramente, vien fatto di pensare da queste così intense manifestazioni di cordoglio, dà anche loro un quantomeno PARI valore rispetto alle leggi morali = chissenefrega come mi comporto, quali valori faccio o non faccio miei (e anche, nei casi più estremi, chissenefrega se per ottenerlo rubo o finanche ammazzo); L'IMPORTANTE E' CHE IO ABBIA UN IPOD.
Ergo, Steve Jobs viene messo, nell'uso mediatico delle parole e, ciò che più conta, nel sentire delle masse, sullo stesso piano, chessò, del Mahatma Ghandi, del Dalai Lama, di altri guru anche molto controversi, dello stesso papa Wojtyla, o di grandi figure laiche di riferimento per le società, grandi leader politici, grandi rivoluzionari, grandi combattenti per i diritti dei popoli e la strenua difesa dei valori etici basilari.
Tutto questo, ecco, a me pare frutto della grande, immensa, tragica confusione e mistificazione in atto in questi nostri tempi, dove tutto diventa un po' uguale a tutto, le acque si confondono, i pensieri si annebbiano, il grano è tale e quale al loglio, i cattivi in fondo sono dei simpatici buontemponi, i buoni tutto sommato dei coglioni che non sanno approfittare, l'Uomo della strada in fondo è un attimo che può diventare un vero divo, il divo è cialtrone, cafone e ignorante come il peggior Uomo della strada, tutti parlano di tutto, tutti sanno un po' di tutto, e dunque un intelligente (ma anche furbo), intraprendente (ma anche fallibile) uomo con il bernoccolo dell'informatica diventa un'icona, un mito, una leggenda.
Uno Steve Jobs assurge, e naturalmente ora che è morto assai più che da vivo (perché è la morte, si sa, che crea il mito), al ruolo di faro nella notte di una società sbalestrata, spaventata, drogata di necessità inventate, intossicata dalla dipendenza dagli oggetti, venerati come divinità in grado di regalarci quella personalità, quello status, quella fiducia in noi stessi, in una parola sola quella DIGNITA', che sentiamo oscuramente sfuggirci dalle mani (e di cui, a ben vedere, ci siamo colpevolmente spogliati da soli).
Laura
30 settembre 2011
...E SONO TRENTASETTE...
30.09.2011
Sono un peso per me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata grande
senza neanche accorgermene
e ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere
la mia cellulite
le mie nuove consapevolezze
quanto tempo che è passato
senza che me ne accorgessi
quanti giorni sono stati
sono stati quasi eterni
quanta vita che ho vissuto
inconsapevolmente
quanta vita che ho buttato
che ho buttato via per niente
sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
a cercare qualcosa
qualche cosa di più
che alla fine poi
ti tocca ripagare
sono un'altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza accorgemene
E ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere
la mia cellulite
le mie nuove consapevolezze
sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
mentre vado a cercare
quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone
ma non mi fermo più
mentre vado a cercare
quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone
sono un'altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgemene
V. Rossi, Vuoto a perdere
Vedo nero
coi miei occhi Vedo nero
e non c'è pace per me
Perdo il pelo
Shock the monkey
Vedo nero
e non capisco cos'è
C'è un odore di femmina quaggiù
e un profumo di sandalo e bambù
Vedo nero
coi miei occhi
come disse la marchesa camminando sugli specchi:
me la vedo nera
ma nera nera!
Ma non mi arrendo
alzabandiera!
Vedo nero
sai perché?
Te! Voglio te!
Voglio te!
Vedo nero
tra i tuoi fianchi
danza il cielo e non ho pace per te
Oro nero
shock the monkey
Vedo nero
e non capisco cos'è
C'è nell'aria una musica del sud
Tropicana vertigine sei tu
Dove c'è pelo c'è amor
Vedo nero
son del gatto
Come disse il pesce infarinato: sono fritto!
E spara spara
e sul più bello
mi tiene il cuore sotto tiro, poverello!
Vedo nero
Coi miei occhi
come disse la marchesa camminando sugli specchi:
me la vedo nera
ma nera nera!
Ma non mi arrendo
alzabandiera!
Vedo nero
sai perché?
Te! Voglio te!
Voglio te!
Ora (Ora) che ore sono?
(Ora, ora)
è l'ora di ieri sera (ora)
e qui si balla ancora (Ora, ora)
(ora, ora)
Che ore sono allora? (ora, ora)
La luna in giarrettiera,
(ora, ora)
io me la vedo nera
(nera, ora)
che ore sono ancora?
(ora, ora)
La seta della sera
(sera, ora)
io me la vedo nera
(nera, ora)
Zucchero Sugar Fornaciari, Vedo nero
25 settembre 2011
UNA SOBRIA TENUTA DA TESTIMONE DI NOZZE
La "consigliera regionale" (...) Nicole Minetti testimone di nozze della sorella.
Questa ragazza ha davvero uno spiccato senso dell'abbigliarsi in relazione alle circostanze.
Un modello da seguire.
Laura
24 settembre 2011
AVANZAMENTI SIGNIFICATIVI
1. Tema: mi si è spezzata un'unghia della mia scintillante e fasulla manicure
Considerazioni:
- niente è perfetto a questo mondo
- persino le cose più piccole e insignificanti sono fragili e provvisorie
- lo stato delle mie mani rispecchia ora più e meglio di prima, quando tutte e dieci le dita fresche di manicure erano perfette, il mio stato d'animo attuale: una compresenza di vecchio e nuovo, e soprattutto una crepa dentro l'edificio perfetto, che evidentemente così perfetto non era. E ora, nella sua imperfezione, è più vero di prima, quando APPARENTEMENTE tutte le dieci dita della mia persona, fresche di smalto, non mostravano scalfittura alcuna.
2. Tema: oggi ho attraversato il Conservatorio
2. Tema: oggi ho attraversato il Conservatorio
"Ho attraversato". Non ci sono semplicemente "andata".
Considerazioni:
- i luoghi sono luoghi, in sè e per sè nè buoni nè cattivi. E' la nostra soggettività, e il solo fatto di incontrarli sul nostro cammino, che li investe di valenze positive o negative.
- E tuttavia bisogna pur dire che i luoghi quando fanno male, fanno male. MINCHIA, se fanno male. Scalfiscono. Anzi, direi che graffiano. Come è successo alla mia unghia, scalfita anche, occorre dirlo, a causa della sua stessa fragilità.
- Poi ci ritorni vent'anni dopo, e come te li trovi, questi luoghi? Te li trovi vuoti, silenziosi, innocui. Luoghi. Punto. Che nel frattempo, in questi vent'anni, sai quante facce, quante storie, quanti casi hanno visto passare fra le loro mura. E del mio, di passaggio, manco più resta una traccia. Anzi, non rimaneva più già il giorno dopo che ero uscita stremata dalla sala Puccini a diploma finito, che non sapevo nemmeno come mi chiamavo da quanto ero stanca sfinita per aver giocato a un gioco che ancora non ho capito quanto fosse il mio.
- I luoghi invecchiano e sono imperfetti; anche loro come le unghie e gli esseri umani. Ti fanno vedere i muri scrostati, i corridoi anneriti, gli arredi vissuti per decenni, insieme alle postazioni Internet, ai totem ultramoderni, esibiti in quel tentativo strenuo, che intenerisce anche un po', che le cose, come le persone, fanno per andare avanti, camminare, in una compresenza mai esaurita, mai assimilata, di schegge di passato e di futuro. I luoghi, come noi, non fanno quello che DEVONO. Fanno quello che POSSONO.
Anche con noi che li viviamo, ci lottiamo, ci soffriamo come delle bestie, fanno quello che possono. Con me, il Conservatorio ha fatto quel che ha potuto. Ma non per accanimento nei miei confronti. Senza un particolare perchè. Perchè la vita va come deve andare, e non ci sono santi nè madonne.
- Eppure, anche se sono imperfetti, i luoghi possono comunque essere belli. Il Conservatorio, secondo me, il meglio di sè lo ha sempre dato in primavera e ancora di più in questa stagione. D'inverno, me lo ricordo come fosse ORA, la luce al neon la fa da padrona, e enfatizza la tristezza del passato conventuale del posto, dove a noi ci chiudevano a chiave a fare gli esami di composizione esattamente come i religiosi ci vivevano separati dal mondo. Sono luoghi così, fatti per la separatezza, la diversità. Ma in autunno ce la può fare persino quel posto, ad essere quasi bello. Oggi pomeriggio non c'era nessuno, a parte la luce. Quella più bella secondo me, che non sa più essere luce estiva e ancora non è propriamente luce crepuscolare. Una via di mezzo, che correva lungo le pareti un po' tristi e i linoleum sempre quelli, sempre loro, e li scaldava, in qualche modo, e scioglieva un po' di quel loro silenzioso stare lì. Una luce radente che dentro di sè aveva tutto il mio tempo passato, e lo illuminava, e mi diceva "Guardalo; forse adesso puoi cominciare a guardarlo senza che ti faccia così male, così paura da toglierti il fiato".
- Poi mi sono fermata davanti alla porta dell'aula quella grande, in fondo al corridoio del secondo piano, dove ho dato l'ottavo. E mi sono dovuta sforzare per credere di essere stata lì. Sono rimasta in piedi lì davanti come una cretina, a tentare di ricordare, di rivedermi lì dentro non so nemmeno dire quanti giorni, quante ore, quante volte, a lasciar giù quanta fatica e sofferenza porca. E lì dentro anche a passare dalla strettoia ESISTENZIALE di quell'esame, cercandomi le risorse e le forze in ogni muscolo, tendine, nervo che avevo in corpo per buttarmi oltre la paura fottuta del mostro nero che mi aspettava al di là della doppia porta. DIO, che paura fottuta del fallimento, dell'errore, dell'imperfezione. Cosa rimaneva davanti a quella porta, oggi pomeriggio, di tutto questo? Niente. Perchè i luoghi sono solo luoghi. Punto. E' dentro la mia vita che è rimasto tutto. Lì NIENTE, non una briciola, non un millesimo, niente si è perso, nel bene e nel male.
- E infatti, cosa ero lì a fare? Ero lì ad attaccare locandine in cui si legge "Responsabile organizzazione stagione concertistica: Laura Montingelli". Una piccola, infinitesima cosa (perchè la vita di questo è fatta, di piccole infinitesime cose) costata immani, direi sproporzionate fatiche. Ma vorrà pur dire qualcosa, se non ero lì ad attaccare locandine della Vodafone o della Tecnocasa.
Il passato, nel male come nel bene, per fortuna non passa mai.
Laura
Il passato, nel male come nel bene, per fortuna non passa mai.
Laura
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